{"id":781801,"date":"2026-03-17T19:46:21","date_gmt":"2026-03-17T18:46:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/pgfom\/?p=781801"},"modified":"2026-03-17T19:48:54","modified_gmt":"2026-03-17T18:48:54","slug":"professione-oratorio-2026-fede-accoglienza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/pgfom\/oratorio-e-ragazzi\/professione-oratorio-2026-fede-accoglienza-781801.html","title":{"rendered":"Professione Oratorio: educatori retribuiti a confronto con fede e domande degli adolescenti"},"content":{"rendered":"<p>A fare da filo conduttore della mattinata \u00e8 stato il<strong> tema dell\u2019identit\u00e0<\/strong> &#8211; dell\u2019oratorio stesso e degli adolescenti &#8211; a partire dalla consapevolezza che siamo <strong>protagonisti di un mondo plurale.<\/strong> Come l\u2019oratorio pu\u00f2 continuare a essere il luogo (o il tempo) privilegiato in cui si propone ai ragazzi la relazione con Ges\u00f9, e allo stesso tempo accogliere anche i ragazzi che vivono un\u2019altra fede, sapendo coltivare un vero dialogo con loro? Quali sono i fattori esterni che oggi influenzano la ricerca spirituale degli adolescenti? Da dove partire perch\u00e9 alimentino una propria ricerca interiore, e come \u201cfar sapere\u201d loro di Ges\u00f9? Come dunque entrare in relazione con l\u2019identit\u00e0 di ciascuno, sapendo tenere nella giusta considerazione allo stesso tempo quello che pu\u00f2 essere il tratto forte di una storia di fede diversa, ma anche una biografia di fede debole, o comunque in formazione, come pu\u00f2 essere quella degli adolescenti? Queste alcune delle domande di fondo della mattinata, organizzata in due momenti. <\/p>\n<p>La<strong> prima parte<\/strong> \u00e8 stata dedicata a una rilettura del documento <strong><a href=\"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/wp-content\/uploads\/sites\/83\/2025\/10\/Oratori-e-religioni.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Fede e accoglienza. L\u2019oratorio come luogo di dialogo interreligioso<\/a><\/strong>, accompagnati da mons. Luca Bressan, vicario della Diocesi per la Vita sociale. <\/p>\n<p>Nella <strong>seconda parte<\/strong> del convegno lo sguardo si \u00e8 allargato a tutti gli adolescenti, per riflettere su come accompagnare la loro ricerca di senso: <strong>la pedagogista Milena Santerini<\/strong>, docente dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica, e <strong>don Samuele Ferrari<\/strong>, che insegna Catechetica e Pastorale giovanile presso il Seminario di Venegono, hanno portato l\u2019attenzione sulla vita interiore dei ragazzi, offrendo alcuni spunti su come il lavoro educativo in oratorio possa aprire a una dimensione spirituale e (ri)proporre agli adolescenti la buona notizia del Vangelo.<\/p>\n<p>Suddividiamo quindi in due parti anche il racconto della mattinata, approfondendo dapprima il dialogo interreligioso.<\/p>\n<p>La seconda parte, che pubblichiamo a <a href=\"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/pgfom\/oratorio-e-ragazzi\/professione-oratorio-2026-adolescenti-781866.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>questo link<\/strong><\/a>, \u00e8 dedicata alle riflessioni sulla vita spirituale degli adolescenti, insieme ad <strong>alcuni suggerimenti che don Stefano Guidi<\/strong>, direttore della FOM, <strong>ha voluto lasciare agli educatori<\/strong>, riconoscendo loro il prezioso ruolo di chi aiuta l\u2019oratorio, nelle sue diverse esperienze, ad essere una comunit\u00e0 che vive sempre pi\u00f9 concretamente il vangelo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>L\u2019accoglienza delle altre fedi<\/strong><\/h3>\n<p>Con il documento su \u201cFede e accoglienza\u201d, pubblicato all\u2019inizio di quest\u2019anno pastorale, la Chiesa ambrosiana ha voluto fornire alcune indicazioni per vivere al meglio \u2013 senza chiusure e allo stesso tempo cogliendo le occasioni per un approfondimento della fede di ciascuno \u2013 la presenza in oratorio dei ragazzi di altre fedi. Esperienze di apertura e di scambio reciproco sono ormai consolidate in molte realt\u00e0 della Diocesi, tanto da non fare pi\u00f9 \u201cnotizia\u201d. Ma, da oratorio a oratorio, <strong>le \u201cpratiche\u201d in cui si esprime questo dialogo<\/strong> possono essere anche molto diverse. Differenze che possono certamente restare tali \u00abma che <strong>vanno anche armonizzate<\/strong>\u00bb, ha sottolineato mons. Bressan: sia per comprendere pi\u00f9 a fondo il valore di queste pratiche (dalla cena condivisa per la rottura del digiuno fino all\u2019ospitalit\u00e0 di momenti di preghiera islamica per i ragazzi musulmani che frequentano l\u2019oratorio, per fare solo alcuni esempi) e considerare cos\u00ec quelle che sono le esperienze e le forme pi\u00f9 opportune; sia per continuare a proporre un\u2019esperienza oratoriana in cui non si corra \u2013 o, ancora prima, non si percepisca \u2013 il rischio di indebolire l\u2019identit\u00e0 cristiana, ma <strong>si colga anzi l\u2019opportunit\u00e0 di leggere pi\u00f9 in profondit\u00e0 la fede anche attraverso il dialogo con chi vive un credo e una tradizione differente<\/strong>. Che queste domande siano reali lo testimonia tanto l\u2019ampia diffusione che in questi mesi ha avuto il Documento quanto il dibattito che ha suscitato, anche \u2013 ha riconosciuto Bressan \u2013 con diverse nella sua ricezione espresse gli stessi sacerdoti ambrosiani. Una fatica peraltro comprensibile, ha spiegato, se prevale la percezione di un compito dettato pi\u00f9 da esigenze sociali che da una reale predisposizione all\u2019accoglienza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ripercorrendo il testo del Documento, mons. Bressan ha ribadito quindi il fondamento teologico del dialogo nell\u2019iniziativa stessa di Dio che ha voluto instaurare una relazione con l\u2019uomo, e dunque l\u2019accoglienza come atto non secondario ed estraneo alla fede. <strong>\u00abL\u2019oratorio, dunque, pu\u00f2 essere un laboratorio privilegiato di incontro interreligioso<\/strong>: un luogo dove la fede diventa parola, messaggio e colloquio; <strong>dove i giovani imparano che accogliere l\u2019altro non significa perdere la propria identit\u00e0, ma vivere fino in fondo l\u2019amore di Cristo<\/strong>\u00bb. Oggi, a maggior ragione, l\u2019oratorio deve rimanere aperto a tutti, pronto ad accogliere anche quelli che sembrano lontani dai percorsi confessionali cristiani. <strong>Come vivere, dunque, l\u2019accoglienza?<\/strong> Seguendo mons. Bressan richiamiamo qui solamente alcuni punti, sempre espressi nel documento <em>Fede e accoglienza<\/em>. <strong>Accogliere significa riconoscere l&#8217;altro nella sua singolarit\u00e0<\/strong>; conoscerlo dunque anche in quella che \u00e8 la dimensione della fede, capendo come lui la vive; <strong>accogliere significa anche proteggere l\u2019altro; aiutare, cio\u00e8, l\u2019altro a conoscersi, e a maturare la propria identit\u00e0<\/strong>. Un atteggiamento teso, quindi, a capire le differenze, e a mettersi in dialogo. <strong>Si pu\u00f2 quindi<\/strong> \u2013 \u00e8 il terzo passaggio \u2013 <strong>promuovere il dialogo<\/strong>, naturalmente attraverso un percorso in cui tutta la comunit\u00e0 cresca nella capacit\u00e0 di accogliere ma anche di lasciarsi conoscere. Un percorso da vivere, con i ragazzi, su pi\u00f9 piani diversi, da quello interculturale fino a quello della maturazione spirituale. L\u2019oratorio potr\u00e0 essere, cos\u00ec, un vero luogo d\u2019integrazione, dove <strong>l\u2019esperienza educativa non \u00e8 neutra o astratta, ma profondamente incarnata nella quotidianit\u00e0 dei ragazzi<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il Documento guarda quindi alla <strong>presenza dei ragazzi musulmani in oratorio<\/strong>, con una certezza che sostiene le indicazioni pastorali: \u00ab<strong>la fede porta il credente a vedere nell\u2019altro un fratello da sostenere e da amare<\/strong>\u00bb. Per cui \u2013 ha ammonito Bressan \u2013 non possiamo certo diventare vittima di un processo di auto-secolarizzazione; ovvero \u00ab<strong>l\u2019oratorio non pu\u00f2, per paura del dialogo, rinunciare a raccontare la fede<\/strong>\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Bressan ha dunque insistito su alcuni atteggiamenti che possono rappresentare dei <strong>paletti sicuri nel percorso di dialogo. Il criterio generale \u00e8 sempre quello della consapevolezza<\/strong>: dal confine tra le pratiche di fede pi\u00f9 intime e quelle con una valenza pi\u00f9 culturale fino alla consapevolezza del valore della preghiera, che aiuter\u00e0 a evitare sia forme di sincretismo che di banalizzazione. Per gli oratori l\u2019invito \u00e8 soprattutto mettere a tema questa riflessione, cos\u00ec da confrontarsi all\u2019interno della comunit\u00e0.<\/p>\n<p><strong><br \/>\nTra i suggerimenti<\/strong> per iniziare a vivere nel concreto le indicazioni del Documento, dagli educatori presenti <strong>\u00e8 emersa la possibilit\u00e0 di aprire spazi di racconto<\/strong>, utilizzando naturalmente anche canali come il cibo o la musica, perch\u00e9 ciascun ragazzo possa condividere qualcosa di s\u00e9. Un suggerimento che riporta peraltro alle motivazioni concrete che hanno portato la Diocesi a riflettere sulla dimensione interreligiosa che si pu\u00f2 vivere in oratorio<strong>. Sempre pi\u00f9, infatti,<\/strong> <strong>gli oratori raccolgono il desiderio di relazione<\/strong> non solo dei pi\u00f9 piccoli ma anche <strong>degli adolescenti<\/strong>, e sempre pi\u00f9 questa domanda arriva anche dai ragazzi <strong>di seconda generazione<\/strong>. Al contrario di quanto spesso si crede, ha ricordato mons. Bressan, non molti tra loro hanno alle spalle una strutturata esperienza di fede. Ma \u2013 ha sottolineato \u2013 come ragazzi ormai in crescita \u00abrivendicano giustamente una propria identit\u00e0, diversa dalla nostra\u00bb. Una considerazione, questa, che mette ulteriormente in luce <strong>il ruolo degli oratori nell\u2019educare alla vita spirituale<\/strong>: anche se la riflessione moderna ha per lo pi\u00f9 tralasciato la dimensione spirituale dell\u2019esistenza, \u00ab<strong>il mondo ci mostra che la dimensione religiosa struttura fondamentalmente l&#8217;identit\u00e0<\/strong>, per cui non educarla significa rimanere infantili sotto questo punto di vista\u00bb, ha osservato mons. Bressan. <strong>Per gli oratori<\/strong>, suggerisce quindi il Documento, <strong>non si tratta quindi, solamente, di inserire nel gruppo i ragazzi che vivono un\u2019altra fede o tradizione religiosa, ma di accompagnarli in un cammino<\/strong>, \u00abaiutandoli a riconoscere e a dare voce alle domande pi\u00f9 profonde che abitano il loro cuore\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Domande che sono, naturalmente, di tutti gli adolescenti, e su cui si \u00e8 concentrata quindi la <a href=\"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/pgfom\/oratorio-e-ragazzi\/professione-oratorio-2026-adolescenti-781866.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>seconda parte della mattinata<\/strong> (vai al link e continua a leggere)<\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A fare da filo conduttore della mattinata \u00e8 stato il tema dell\u2019identit\u00e0 &#8211; dell\u2019oratorio stesso e degli adolescenti &#8211; a partire dalla consapevolezza che siamo protagonisti di un mondo plurale. 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