{"id":658547,"date":"2025-05-01T08:47:36","date_gmt":"2025-05-01T06:48:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/pgfom\/?p=658547"},"modified":"2025-05-04T12:08:24","modified_gmt":"2025-05-04T10:08:24","slug":"larcivescovo-ai-giovani-del-decanato-di-oggiono-dobbiamo-dare-ragioni-della-speranza-che-e-in-noi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/pgfom\/giovani\/larcivescovo-ai-giovani-del-decanato-di-oggiono-dobbiamo-dare-ragioni-della-speranza-che-e-in-noi-658547.html","title":{"rendered":"L&#8217;Arcivescovo ai giovani del Decanato di Oggiono: &#8220;Dobbiamo dare ragioni della speranza che \u00e8 in noi&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><strong>Un&#8217;accoglienza calorosa ha segnato marted\u00ec 29 aprile l\u2019arrivo dell\u2019Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, all\u2019oratorio San Filippo Neri e Sant\u2019Agnese di Oggiono, dove ad attenderlo c\u2019erano i giovani del Decanato.<\/strong> Applausi, sorrisi e saluti hanno dato il via a una serata densa di riflessioni, condivisione e ascolto reciproco. La serata \u00e8 cominciata in semplicit\u00e0, con una cena condivisa e un gesto simbolico: il taglio del \u201cpane del Giubileo\u201d, realizzato da un panettiere di Annone per l\u2019occasione. \u00abUn piccolo segno\u00bb, lo ha definito l\u2019Arcivescovo, \u00abper dire che mettiamo nella nostra bisaccia un po\u2019 di energia per andare a Roma al Giubileo dei Giovani\u00bb. L\u2019Arcivescovo ha ringraziato per l&#8217;incontro, che si inserisce nella visita pastorale che si svolger\u00e0 in queste settimane nel decanato di Oggiono, nelle singole parrocchie, visitando le varie comunit\u00e0 pastorali e incontrando le diverse realt\u00e0 che le animano. Presente alla serata anche il Vicario episcopale della Zona di Lecco, don Gianni Cesena.<br \/>\n<strong>Nel salone dell\u2019oratorio, per il momento di confronto, una buona rappresentanza dei 18\/19enni e giovani del decanato:<\/strong> alcuni stanno seguendo una catechesi unitaria, iniziata quest\u2019anno, altri camminano con i percorsi parrocchiali; c&#8217;era anche qualche giovane del gruppo \u201cSperanza\u201d che si occupa di animazione con le persone con disabilit\u00e0 per l\u2019associazione \u201cLa Nostra Famiglia\u201d di Bosisio Parini.<br \/>\n<strong>Le domande che hanno guidato il dialogo, al centro dell\u2019incontro, sono state pensate in una serata recente dove \u00e8 stato chiesto ai giovani, a partire da ci\u00f2 che stanno realmente vivendo (non da &#8220;massimi sistemi&#8221;, ma dalla loro reale esperienza), cosa avrebbero desiderato maggiormente \u201cmettere nelle mani\u201d dell\u2019Arcivescovo per un confronto.<\/strong> <br \/>\n<strong>E lui, subito, come premessa, li ha incoraggiati a vivere con profondit\u00e0 questo momento, perch\u00e9 le parole siano prese sul serio come qualcosa che interroga personalmente le scelte e \u201cil vento non se le porti via\u201d:<\/strong> \u00abLe domande riguardano punti fondamentali, problematiche e alcuni aspetti che secondo me sono molto importanti e quindi mi piacerebbe capire che cosa se ne far\u00e0 delle risposte. Io personalmente sogno che ci sia un tempo, magari tra un po&#8217; di tempo, in cui riprendere la serata, in cui ognuno possa dire una frase che ha raccolto\u00bb. Ha poi aggiunto, con un sorriso: \u00abNaturalmente potrei anche darvi appuntamento a Roma, al Giubileo, per \u201cinterrogarvi\u201d su cosa vi \u00e8 rimasto\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Una ragazza ha dato inizio al confronto, ponendo una questione molto sentita: \u00abNoi giovani abbiamo tanto entusiasmo nel vivere e preparare le varie iniziative pastorali per i ragazzi, ma ci accorgiamo amaramente che questo entusiasmo e questa bellezza non riescono ad arrivare ne\u0301 ai bambini\/ragazzi, ne\u0301 ai loro genitori. Come fare a contagiare gli altri del nostro entusiasmo? Ha senso continuare a proporre sempre in questo modo? Ci accorgiamo che il nostro stesso entusiasmo cosi\u0300 cala\u00bb.<\/strong><br \/>\n<strong>\u00abLe risposte a certe domande bisogna cercarle in Ges\u00f9\u00bb, ha spiegato l\u2019Arcivescovo, chiedendo loro di familiarizzare con il Vangelo, la Parola di Dio:<\/strong> perci\u00f2, come Papa Francesco invitava a tenere sempre in tasca un&#8217;edizione piccola, tascabile, del Vangelo, per leggerla spesso, cos\u00ec per ciascuna domanda assegna un brano, come riferimento. L\u2019Arcivescovo ha risposto indicando quindi il Vangelo come bussola, e in particolare il brano di Luca 14, dove si parla di un grande banchetto ma tutti gli invitati, uno dopo l\u2019altro, trovano una scusa per non andare. In questa pagina del Vangelo quel tale che aveva preparato il banchetto \u00e8 andato allora a chiamare altri \u201cpoveri\u201d, coloro a cui tanto spesso ci richiamava Papa Francesco. Anche nella nostra missione sperimentiamo la delusione per gli inviti non raccolti. Ges\u00f9 quando ha visto che la gente non ascoltava e se ne andava ha detto: &#8220;E voi? Volete andarvene anche voi?&#8221;. <strong>Ha detto loro l\u2019Arcivescovo: \u00abIo direi che la nostra attenzione agli altri deve cercare pi\u00f9 le relazioni che l&#8217;organizzazione.<\/strong> Cio\u00e8 noi dobbiamo organizzare feste, oratori feriali, e curare le iniziative, per\u00f2 dobbiamo cercare il rapporto personale con questi ragazzi, con i loro genitori, parlando e dicendo: \u201cabbiamo una proposta per te\u201d. La seconda risposta \u00e8 a questo tema dell&#8217;entusiasmo che viene meno e della scarsa adesione che si ottiene. A questo proposito io vorrei dire: ma questo entusiasmo da dove viene? Se l&#8217;entusiasmo viene dai risultati, allora capisco bene che il fatto che gli altri non accettino fa spegnere anche il vostro entusiasmo. <strong>Ma io credo che l&#8217;entusiasmo per una proposta cristiana dentro la comunit\u00e0 cristiana non pu\u00f2 venire esclusivamente dai risultati, ma deve venire da quella relazione con la radice dell&#8217;entusiasmo che \u00e8 il Signore Ges\u00f9.<\/strong> Noi dobbiamo mantenere vivo il desiderio, il gusto di fare il bene non perch\u00e9 gli altri ci applaudono o perch\u00e9 tutto il paese aderisce a questa cosa\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Un giovane ha poi raccontato la difficolt\u00e0 di confrontarsi con amici e persone, molte volte non credenti: \u00abSpesso ho di fronte un muro. Come fare, in un contesto cosi\u0300 a sfavore, a essere sinceri e portatori di un messaggio che, nello stesso tempo, possa smuovere e far riflettere l\u2019altro?\u00bb.<\/strong><br \/>\n<strong>L\u2019Arcivescovo ha citato la Prima lettera di Pietro (13-19): \u00abNoi dobbiamo dare ragioni della speranza. Noi siamo responsabili della speranza degli altri, perch\u00e9 noi abbiamo trovato dove fondare la speranza\u00bb.<\/strong> E ha continuato: \u00abMi pare che tra ragazzi e ragazze della vostra et\u00e0, a volte si parla per parlare, quindi non si dice niente; si fanno battute, per\u00f2 capitano dei momenti in cui le questioni sono serie. Ma tu cosa pensi di fronte alla morte? Tu cosa pensi di fronte all&#8217;amore, o al nascere? Quelle questioni fondamentali, da cui la gente troppo spesso cerca di evadere per parlare di cose pi\u00f9 superficiali. Pensiamo allora al racconto della risurrezione di Lazzaro quando Ges\u00f9 scoppi\u00f2 in pianto di fronte all\u2019amico morto e dissero allora i giudei: &#8220;guarda come lo amava&#8221;; ma alcuni dissero: &#8220;lui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far s\u00ec che costui non morisse&#8221;? <strong>Ecco, dare ragioni non significa fare catechismo in universit\u00e0 o in ufficio o dove voi siate, ma affrontare le questioni radicali quando si propongono, per dire: &#8220;io penso che Ges\u00f9 \u00e8 risorto&#8221; ed \u00e8 l&#8217;unica speranza di fronte alla morte\u00bb.<br \/>\n<\/strong><br \/>\n<strong>Un altro giovane ha toccato una questione generazionale: \u00abPiu\u0300 cresco e piu\u0300 mi accorgo che tra noi cristiani esistono due modi di vivere la Chiesa: uno e\u0300 nella logica dei precetti e del \u201csi e\u0300 sempre fatto cosi\u0300\u201d; un altro e\u0300 quello di persone che scelgono liberamente di aderire al Vangelo con serieta\u0300 e convinzione. Mi chiedo: i due stili sono davvero cosi\u0300 diversi?\u00bb.<\/strong><br \/>\n<strong>L\u2019Arcivescovo ha respinto l\u2019idea di una contrapposizione netta: \u00abNon bisogna fare una distinzione cos\u00ec, contrapponendo la tradizione, come inerzia, e la novit\u00e0, l&#8217;inquietudine, come ricerca di autenticit\u00e0.<\/strong> \u00c8 diventato uno slogan, quello che dice: \u201cdobbiamo passare da una fede di tradizione a una fede di convinzione\u201d; come se tradizione e convinzione fossero due cose quasi contrapposte, una cattiva e l&#8217;altra buona, una un po&#8217; da vecchiette devote e l&#8217;altra da giovani pensanti. Io non sono d&#8217;accordo. <strong>La Chiesa \u00e8 fatta di una pluralit\u00e0 di espressioni, ma \u00e8 uno solo lo Spirito\u00bb<\/strong>, suggerendo di imparare la conversazione, cio\u00e8 il parlare che non \u00e8 soltanto per dire delle banalit\u00e0 e non \u00e8 neanche per fare delle polemiche, ma quel modo di parlare in cui io ti ascolto, perch\u00e9 so che tu hai qualcosa da dire e tu mi ascolti ed \u00e8 una ricchezza. Ha rilanciato il valore del dialogo intergenerazionale, come luogo dove si pu\u00f2 davvero costruire una Chiesa viva e accogliente: \u00abCome sar\u00e0 il futuro? Sar\u00e0 come lo faremo noi. Come sar\u00e0 la Chiesa? La Chiesa sar\u00e0 come la faremo noi\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Un ragazzo ha portato un disagio diffuso tra i giovani: \u00abIn molte Messe non sento mai come rivolto a me quel che il prete dice, non capisco nulla, e\u0300 tutto distante e teorico. Cosa me ne faccio delle cose dette? In generale, capisco che mi condiziona tantissimo la qualita\u0300 del sacerdote nel commentare le Scritture. Come Lei Vescovo \u201ccambierebbe\u201d la Messa affinche\u0301 parli davvero alla gente &#8211; giovani soprattutto &#8211; di oggi? Piu\u0300 in generale: quale equilibrio tenere per comunicare all\u2019uomo di oggi la fede (con linguaggi che possa comprendere) senza compromettere il messaggio stesso?\u00bb<\/strong><br \/>\n<strong>L\u2019Arcivescovo ha risposto con due immagini forti: la sete e il fuoco.<\/strong> <strong>\u00abIl primo \u00e8 la questione della sete. Se uno non ha sete, non si interessa dell&#8217;acqua che scorre. Ecco, io vado a Messa non perch\u00e9 ho un dovere da eseguire o un buon esempio da dare a un adolescente o quello che sia; vado a Messa perch\u00e9 ho bisogno di Ges\u00f9 e anche se non provo emozioni particolarmente coinvolgenti, so che ho bisogno di Lui. La mia vita senza Lui non ha senso. Uno va a Messa perch\u00e9 crede che Ges\u00f9 sia qui\u00bb.<\/strong> <br \/>\nCitando due brani, quello che conclude il capitolo 6 del Vangelo di Giovanni, sul \u201cpane della vita\u201d, e quello che riporta la domanda \u201cvolete andarvene anche voi?\u201d\u2026 da chi andremo, tu hai parole di vita eterna!, l\u2019Arcivescovo ha detto: <strong>\u00abIo francamente ho l&#8217;impressione che non sia molto diffusa questa fame, cio\u00e8 i cristiani di oggi, forse anche voi, sono molto impegnati, si dedicano a opere educative come fai tu, a opere di carit\u00e0, vivono seriamente il loro mestiere, con onest\u00e0; per\u00f2 qualche volta ho l&#8217;impressione che a proposito di Ges\u00f9 e della vita eterna, questi siano argomenti che stanno sullo sfondo, cio\u00e8 come se fossero la fotografia del fuoco, piuttosto che il fuoco\u00bb.<\/strong> Ha insistito sull\u2019importanza della via della bellezza nella liturgia, nella cura dei canti, dell\u2019arte, della comunit\u00e0 che si ritrova per celebrare.<\/p>\n<p><strong>Infine, un altro giovane ha posto una domanda concreta: \u00abCosa significa aiutare i poveri e i fragili? Come riconoscere il reale bisogno e come non fare discriminazioni? Come fare carita\u0300 cristiana bene?\u00bb.<\/strong><br \/>\nL\u2019Arcivescovo ha richiamato la parabola del Buon Samaritano: \u00abChi \u00e8 mio prossimo? Di chi devo farmi carico e devo riconoscere i bisogni? <strong>Tu non puoi prenderti cura di tutti, tu puoi prenderti cura di uno. La carit\u00e0, l\u2019attenzione ai poveri, il prenderti cura di chi ti \u00e8 di fronte esigono una relazione, un\u2019attenzione a un povero, anziano, disabile, compagno nello studio, piuttosto che una beneficenza, una elemosina.<\/strong> Noi non possiamo sentirci gravare di tutti i bisogni del mondo o ci scoraggeremmo, ma di gesti minimi, che nel prendersi cura vanno a stabilire una relazione, non soltanto a dare un aiuto ma a costruire rapporti di fraternit\u00e0\u00bb.<br \/>\n<strong>Al termine ciascun giovane \u00e8 stato invitato a lasciar sedimentare dentro di s\u00e9 quanto emerso,<\/strong> facendo risuonare quanto si \u00e8 ascoltato e provando a riconoscere, tra i pensieri condivisi, ci\u00f2 che pi\u00f9 degli altri li interpella oggi. Affidando il tutto a Ges\u00f9, nello spazio del silenzio e della preghiera, perch\u00e9 ci faccia vedere Lui come camminare nel Signore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un&#8217;accoglienza calorosa ha segnato marted\u00ec 29 aprile l\u2019arrivo dell\u2019Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, all\u2019oratorio San Filippo Neri e Sant\u2019Agnese di Oggiono, dove ad attenderlo c\u2019erano i giovani del Decanato. Applausi, sorrisi e saluti hanno dato il via a una serata densa di riflessioni, condivisione e ascolto reciproco. 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