{"id":543597,"date":"2024-12-03T09:21:23","date_gmt":"2024-12-03T08:28:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/pgfom\/?p=543597"},"modified":"2024-12-06T14:31:40","modified_gmt":"2024-12-06T13:31:40","slug":"gesu-viveva-tutti-i-momenti-della-sua-giornata-dentro-un-amore-ed-e-lamore-che-fa-fuggire-lansia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/pgfom\/giovani\/gesu-viveva-tutti-i-momenti-della-sua-giornata-dentro-un-amore-ed-e-lamore-che-fa-fuggire-lansia-543597.html","title":{"rendered":"\u201cGes\u00f9 viveva tutti i momenti della sua giornata dentro un Amore ed \u00e8 l\u2019amore che fa fuggire l\u2019ansia&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Dopo il Rito della luce, il Salmo recitato insieme e l\u2019ascolto del brano di Marco, <strong>la meditazione di don Pierluigi Banna (sacerdote diocesano docente presso il Seminario Arcivescovile di Milano) interpella subito i numerosi giovani presenti<\/strong>, mettendo in dialogo l\u2019esperienza di Ges\u00f9 e la nostra vita. \u201cOggi \u00e8 luned\u00ec, la settimana \u00e8 iniziata per tutti\u2026 Anche Ges\u00f9 inizia in questa pagina di Vangelo: \u00e8 il suo primo giorno di vita pubblica\u201d. Sembra una giornata ricca di cose da fare, parole da dire, persone da incontrare e guarire, case in cui condividere la tavola; la notte di riposo e poi pronti via con un\u2019altra giornata che inizia al mattino presto, per pregare; poi si riparte, verso un altro luogo, \u201cperch\u00e9 predichi anche l\u00e0\u201d.<br \/>\n<strong>\u201cCome vanno i luned\u00ec delle nostre settimane?<\/strong> Sono diversi dalla pace che si respira in questa pagina del Vangelo\u201d: \u00e8 difficile alzarsi, si sente il peso della settimana che incombe, e le giornate poi continuano sempre sullo stesso ritmo &#8211; come quello di un lavoro meccanico, in serie (evocato citando le parole di una poesia che descrive il grigiore delle giornate in fabbrica). Eppure a volte capita che questa ripetizione ansiosa delle nostre giornate venga squarciata da una domanda: nella stanchezza emerge la sfumatura dello stupore\u2026 perch\u00e9?? <strong>Perch\u00e9 sto facendo quello che sto facendo? Quando accade, questa domanda \u00e8 una grazia:<\/strong> \u00e8 l\u2019occasione di prendere la vita in mano! Tuttavia ci mette paura: rimaniamo invasi e schiacciati dall\u2019ansia per le cose da fare, che sfuggono al nostro controllo, al controllo che vorremmo avere su tutto.<\/p>\n<p><strong>La Generazione Z \u00e8 stata nominata \u201cgenerazione ansiosa\u201d:<\/strong> un appellativo in connessione con l\u2019eredit\u00e0 che questi giovani hanno ricevuto, cio\u00e8 l\u2019insegnamento dell\u2019attitudine alla perfezione. Dobbiamo avere sotto controllo tutto, non possiamo sbagliare, nulla ci pu\u00f2 ferire. Ma \u00e8 un insegnamento che non nutre, non disseta. Dino Buzzati, in un suo romanzo del 1963, descrive una sensazione ben precisa: \u201cuna specie di arsura interna in corrispondenza della bocca dello stomaco, su su verso lo sterno, una tensione immobile e dolorosa di tutto l&#8217;essere, come quando da un momento all&#8217;altro pu\u00f2 accadere una cosa spaventosa e si resta inarcati allo spasimo, l&#8217;angoscia, l&#8217;ansia\u201d. Non \u00e8 solo una sensazione raccontata con gusto artistico: ha un sapore profondamente umano, e torna anche nelle parole tra gli appunti di <strong>Marco Gallo<\/strong>, il giovane diciassettenne morto in un incidente stradale il 5 novembre 2011, la cui richiesta di beatificazione \u00e8 stata appena avviata. Come pagine di diario, un file sul suo pc raccoglie i suoi pensieri pi\u00f9 intimi: <strong>descrive l\u2019ansia da routine<\/strong>, con il mattino carico di energia poi travolto dagli impegni della giornata, per poi arrivare alla fine confusi, con la sensazione di aver fallito in qualcosa. Come non esser pi\u00f9 un sassolino trasportato dalla corrente? <strong>Quale alternativa alla chiusura falsamente protettiva di una routine piena, ma senza un senso, se non quello schiacciante dell\u2019ansia e del fallimento in agguato?<\/strong><\/p>\n<p>Il racconto di un amico cappuccino, originario della Tanzania, mostra in modo icastico un\u2019altra possibilit\u00e0 a questo perenne sentirsi attanagliati, sbagliati, stravolti. Tra i riti di passaggio all\u2019et\u00e0 adulta, questo mansueto frate, a 19 anni, dovette uccidere un leone: le sensazioni sono ancora chiare\u2026 la paura \u00e8 enorme, ma quando il leone \u00e8 ormai davanti a te sai quello che devi fare e lo compi! \u201cLa giornata \u00e8 questa, guardala in faccia! <strong>La giornata \u00e8 fatta per te, e non tu per la giornata: affrontala!\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>Ges\u00f9 fa questo: non spiega la dottrina, ma si accosta con le sue parole che danno vita. In ogni cosa va dritto al punto: parla con autorit\u00e0, comanda agli spiriti, guarisce. Attraversa ogni circostanza, anche l\u2019imprevisto &#8211; come la febbre della suocera di Pietro &#8211; senza affanno n\u00e8 ansia. Questo perch\u00e9 in ogni situazione c\u2019\u00e8 con tutto se stesso: sa cosa lo muove e cosa vuole. <strong>Troviamo qui l\u2019esempio e la testimonianza della possibilit\u00e0 di vivere intensamente il reale: non si tratta nemmeno di vivere tante cose con foga, ma avendo ben chiaro cosa desideriamo &#8211; sentirci amati.<\/strong> <strong>\u201cGes\u00f9 viveva tutti i momenti della sua giornata dentro un Amore ed \u00e8 l\u2019amore che fa fuggire l\u2019ansia:<\/strong> <strong>quando uno si scopre amato, non ha pi\u00f9 la preoccupazione di fare brutta figura\u201d.<\/strong> Ritorna il racconto di Dino Buzzati &#8211; di cui viene svelato il titolo: \u201cUn amore\u201d &#8211; a conferma che \u201cquell\u2019ansia si scioglie quando trovi uno che ti ama\u201d. A partire da qui, ogni cosa sembra portare traccia di questo amore e cos\u00ec \u201ctutto ci\u00f2 che ci affascina del mondo, senza che noi lo sappiamo, contiene un presentimento d\u2019amore\u201d. <strong>Ges\u00f9 fa tutto con amore: allora viene voglia di portare tutta la tua vita l\u00ec, dentro a quell\u2019amore.<\/strong> Tutta la vita, senza vergogna. I discepoli fanno cos\u00ec: lo invitano a entrare a casa e pranzare con loro, lo invitano a restare. \u201cCos\u00ec si prosegue la giornata: stando con Lui\u201d.<br \/>\nQuesto stare davanti al Signore, portando tutta la nostra vita, la nostra fatica del luned\u00ec, lo viviamo nell\u2019Adorazione Eucaristica: un\u2019esperienza di casa, un\u2019esperienza di tocco, un\u2019esperienza di amore.<\/p>\n<p>La meditazione si avvia alla conclusione ponendo l\u2019attenzione verso il momento che si vivr\u00e0 in ciascuna delle tre serate. \u201cEcco quello che faremo stasera: staremo con Lui, davanti alla Presenza Reale. <strong>Lui \u00e8 presente e viene a casa tua stasera: pu\u00f2 entrare nella tua vita ora<\/strong>\u201d. Come recitato all\u2019inizio, nel Salmo 84 (83), don Pierluigi ricorda che \u201cl\u2019uomo non ha ancora trovato la sua casa: nemmeno quando cresce e lascia quella dei genitori non la trova pi\u00f9, perch\u00e9 la vera casa si trova solo nella presenza del Signore, davanti a Lui! <strong>Ecco che allora stasera si fa un\u2019esperienza di casa<\/strong>\u201d. Cosa fa Ges\u00f9 quando entra in casa? Condivide il pasto, spezza il pane, guarisce. Nell\u2019incontro intimo, Dio viene con il suo tocco (come con la suocera di Pietro): incontro di contatto, perch\u00e9 senza contatto non c\u2019\u00e8 affetto che perduri, ma parole al vento. Il Dio di Ges\u00f9 Cristo \u00e8 quel Dio che ha scelto la via dell\u2019Incarnazione: si \u00e8 fatto carne per lasciarsi mangiare e divenire carne nella nostra carne. <strong>Ecco che allora si fa un\u2019esperienza del contatto di Dio<\/strong>: arriva nel punto di te che nessuno ancora \u00e9 riuscito a toccare.<\/p>\n<p>\u201cL\u2019incontro intimo con Cristo si fa durante la Comunione, ma l\u2019Adorazione \u00e9 nostalgia della Comunione: \u00e8 rendersi conto che questa Presenza, ogni domenica, la puoi mangiare e fare entrare nella tua vita, nel tuo corpo\u201d. <strong>Nella Comunione, Dio giunge a \u201ctoccare del cuore le corde pi\u00f9 profonde<\/strong> e provocare una sensazione indefinita di santa tristezza\u201d (citando Dostoevskij), che una volta esperita non si pu\u00f2 pi\u00f9 scambiare con gioie a buon mercato che solo soddisfano per poco e superficialmente. Alla fine del brano meditato, <strong>Ges\u00f9 lascia i discepoli con questa nostalgia nel cuore<\/strong>: se ne va, allora loro gli dicono di tornare a casa; ma non si lascia incastrare nelle logiche umane o nei buoni propositi altrui, perch\u00e9 ha ancora chiaro nel cuore ci\u00f2 che lo anima. \u201cAndiamocene altrove (\u2026), perch\u00e9 io predichi anche l\u00e0; per questo infatti sono venuto\u201d. <strong>Si lascia incontrare, ci fa sperimentare l\u2019essere figli amati, ci lascia la nostalgia di quell\u2019incontro e di quel tocco: una nostalgia che ci porta a seguirlo ancora, a ricercarlo nei passi che compie, noi dietro Lui, noi con Lui, Lui con noi.<br \/>\n<\/strong>In conclusione, la proposta per <strong>l\u2019Actio: per ricordarci della Sua presenza<\/strong> nella trafila della giornata, l\u2019invito a puntare una sveglia con scritto \u201cSilenzio\u201d; un silenzio che \u00e8 luogo dove ogni volta continuare ad incontrarlo, per lasciarci sfiorare dal suo tocco e, sentendoci amati, affidargli l\u2019affanno che rischia di sopraggiungere ancora, e chiedere la grazia di vivere pienamente presenti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo il Rito della luce, il Salmo recitato insieme e l\u2019ascolto del brano di Marco, la meditazione di don Pierluigi Banna (sacerdote diocesano docente presso il Seminario Arcivescovile di Milano) interpella subito i numerosi giovani presenti, mettendo in dialogo l\u2019esperienza di Ges\u00f9 e la nostra vita. \u201cOggi \u00e8 luned\u00ec, la settimana \u00e8 iniziata per tutti\u2026 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":0,"featured_media":544257,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ip_address":"","user_agent":"","level":"","revision":"","cookie_id":"","page_referer":"","html_form":""},"categories":[339],"tags":[1334,1084,5878,225,5862,6029,5864,1679,6028,95,561,5863,6039,5193,5879,2234],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/pgfom\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/543597"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/pgfom\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/pgfom\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/pgfom\/wp-json\/wp\/v2\/users\/21"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/pgfom\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=543597"}],"version-history":[{"count":26,"href":"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/pgfom\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/543597\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":546306,"href":"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/pgfom\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/543597\/revisions\/546306"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/pgfom\/wp-json\/wp\/v2\/media\/544257"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/pgfom\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=543597"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/pgfom\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=543597"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/pgfom\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=543597"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}