{"id":51820,"date":"2020-04-23T14:47:57","date_gmt":"2020-04-23T12:48:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/pgfom\/?p=51820"},"modified":"2020-04-23T15:10:04","modified_gmt":"2020-04-23T13:10:04","slug":"lettera-allunione-europea-dei-giovani-delloratorio-santandrea-di-sesto-san-giovanni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/pgfom\/giovani\/lettera-allunione-europea-dei-giovani-delloratorio-santandrea-di-sesto-san-giovanni-51820.html","title":{"rendered":"&#8220;Lettera all&#8217;Unione Europea&#8221; dei giovani dell&#8217;Oratorio sant&#8217;Andrea di Sesto San Giovanni"},"content":{"rendered":"<p>Cara Europa\u2026<br \/>\n In queste settimane di isolamento forzato per il Covid-19, \u00e8 sorta in ciascuno di noi, con pi\u00f9 o meno prepotenza, una domanda: <strong>che ne sar\u00e0 di te, cara Europa?<\/p>\n<p> Siamo un gruppo di giovani italiani che non conoscono molto della tua origine, se non quello che abbiamo studiato sui libri di storia. Tuttavia,<\/strong> <strong>conosciamo bene gli effetti che il tuo esserci ha prodotto nelle nostre vite: la pace degli ultimi settant\u2019anni, in primis, il benessere, la possibilit\u00e0 di viaggiare \u201csenza confini\u201d al tuo interno<\/strong>, \u2026 Insomma, siamo quelli che, forse inconsciamente, sanno di far parte di un progetto che travalica i confini delle singole nazioni.<\/p>\n<p> <strong>Non averti visto nascere non ci impedisce per\u00f2 di averti a cuore.<\/strong> <strong>E noi, cara Europa, ti abbiamo a cuore.<\/strong> Teniamo a te, come teniamo a tutte le singole persone che di te fanno parte, che lo vogliano o no. Teniamo a te come teniamo a tutte le persone \u2013 siano esse svedesi, olandesi, spagnoli, \u2026 &#8211; che ora stanno lottando contro questo virus, che ci ha provato molto al punto da mettere k.o. qualcuno di noi, privandoci dei nostri cari, dei nostri amici, dei nostri medici, infermieri, volontari\u2026<br \/>\n Forse \u00e8 la prima volta che te lo diciamo, forse \u00e8 la prima volta che lo pensiamo, ma il nostro sentire si \u00e8 fatto sempre pi\u00f9 chiaro man mano che passavano questi giorni e vedevamo la fatica che stai facendo anche tu: MES, Coronabond, Sure, e tutto quello che si pu\u00f2 aggiungere sul fronte degli aiuti economici, accompagnato anche dalla scelta di alcuni tuoi Stati di chiudere i loro confini, dimostrano <strong>ancora una volta <\/strong>che <strong>sulla tanto acclamata solidariet\u00e0 prevale troppo spesso il bisogno di ogni Stato membro di perseguire il proprio interesse<\/strong>. E questo, cara Europa, non \u00e8 nient\u2019altro che il riflesso di come noi singoli cittadini chiudiamo, ormai con troppa frequenza, le porte delle nostre case, dei nostri uffici e delle nostre aziende.<\/p>\n<p> <strong>E allora veniamo al cuore della nostra lettera: vuoi chiuderti sempre pi\u00f9, cara Europa?<\/strong> E cosa pensi di ottenere in questo modo? Non credi che serrare i battenti potr\u00e0 portare solo a un tuo ulteriore indebolimento? Non pensi che sia venuto il momento di correggere quegli errori che tutti commettiamo e abbiamo commesso &#8211; tu compresa &#8211; lungo il cammino?<\/p>\n<p> <strong>Noi ti scriviamo, cara Europa, perch\u00e9 il desiderio che abbiamo per te \u00e8 quello di non morire.<\/strong> Vorremmo anzi che tu provassi a risorgere da queste macerie, che non sono materiali come alla fine della seconda guerra mondiale, ma morali.<\/p>\n<p> <strong>Noi ti scriviamo cara Europa, perch\u00e9 vorremmo che questa crisi fosse per te un\u2019altra chance: quella decisiva.<\/p>\n<p> Noi ti scriviamo perch\u00e9 abbiamo ancora la forza di credere negli ideali, e vorremmo impegnarci seriamente per realizzarli, insieme.<\/strong> Vorremmo ripartire da quell\u2019ideale che aveva mosso i Paesi ad unirsi, costituendo l\u2019Unione Europea.<\/p>\n<p> Era il 1950 circa, appena dopo il disastro provocato dalla II Guerra Mondiale: morti, nazismo, crisi economica, fame. A. De Gasperi, R. Schuman e K. Adenauer credevano in un ideale: ci\u00f2 che \u00e8 concepito dallo spirito e dall\u2019intelletto come bello e perfetto, oggetto quindi delle pi\u00f9 alte aspirazioni, a cui ci si propone di avvicinare la realt\u00e0 esistente, attraverso il proprio impegno.<br \/>\n E ci\u00f2 che era oggetto, allora, delle pi\u00f9 alte aspirazioni era proprio la pace, perch\u00e9 secondo i padri fondatori dell\u2019Unione Europea era l\u2019unico modo per poter superare le rivalit\u00e0 persistenti tra alcune potenze, come la Francia e la Germania.<\/p>\n<p> Leggendo il preambolo del Trattato costitutivo della CECA, ci siamo accorti di ci\u00f2 che realmente stava a cuore ai padri fondatori, espresso in semplici e concrete parole: \u201cCoscienti che l\u2019Europa non si potr\u00e0 costruire altro che mediante concrete realizzazioni che creino innanzitutto una <strong>solidariet\u00e0 di fatto<\/strong>, e mediante l\u2019instaurazione di basi comuni di sviluppo economico\u201d.<\/p>\n<p> E in modo ancora pi\u00f9 chiaro, Alcide De Gasperi, a sostegno del suo ideale di Europa aveva insistito sull\u2019opportunit\u00e0 di un \u201c<strong>retaggio europeo comune<\/strong>, di quella morale unitaria che esalta la figura e la responsabilit\u00e0 della persona umana col suo fermento di fraternit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p> <strong>La questione da porre come sigillo nella mente e nel cuore di tutti gli europei, ci pare allora solo una: per il solo fatto di vivere, di essere uomini e donne, abbiamo una responsabilit\u00e0 verso l\u2019altro.<\/strong><\/p>\n<p> <strong>Cara Europa, te lo diciamo col cuore (sede di affetti, sentimenti, luogo del pensiero e delle scelte): vorremmo che l\u2019ideale pi\u00f9 grande da perseguire in questo momento abbia un solo nome: solidariet\u00e0.<\/strong> <strong>\u00c8 la solidariet\u00e0 che rende possibile la pace.<\/strong> Ne abbiamo vista tanta nel nostro Paese e anche in tanti altri. Abbiamo visto qualche cosa che ha persino attraversato i confini nazionali ma, senza nulla togliere all\u2019importanza anche di un solo piccolo gesto, siamo persuasi che tu possa fare meglio!<br \/>\n Dalla CECA del 1951, al Trattato di Maastricht del 1992, al Trattato di Lisbona del 2007 non si \u00e8 mai venuti meno all\u2019affermazione del principio di solidariet\u00e0. Ma oggi, nel 2020, in quali scelte ovvero strategie possiamo scorgere l\u2019applicazione della solidariet\u00e0? Non eri tu Europa che negli anni \u201970 hai creato la Cooperazione Politica Europea per mostrare al mondo che avevi una missione politica affatto diversa da quella USA e URSS? Non volevi gridare al mondo che per essere una potenza civile non erano necessari particolari strumenti militari minacciosi, ma pacifici, positivi e persuasivi?<\/p>\n<p> Portandoci verso la conclusione, cara Europa, ci sembrano appropriate le parole di Gianrico Carofiglio, tratte dal libro \u201cN\u00e9 qui n\u00e9 altrove, una notte a Bari\u201d: \u201cDove guardavamo? [\u2026] Non lo sapevo dove guardavamo, noi. Non lo sapevo \u2013 e non lo so [\u2026] e se guardano da qualche parte o sono soddisfatti di guardare solo nei paraggi del loro naso. Dove peraltro \u2013 intendo in generale, nei paraggi dei nasi \u2013 \u00e8 difficilissimo vedere cose\u201d.<\/p>\n<p> Cara Europa, ecco la questione essenziale: dopo la tragedia che ci sta investendo, che italiani vogliamo essere? Che europei vogliamo essere? Dove vogliamo orientare il nostro sguardo? Quali confini vogliamo dare al nostro cuore e alla nostra azione?<br \/>\n <strong>Quando parleremo ad una sola voce sul tema dell\u2019immigrazione e della politica estera? Quando gli Stati membri decideranno di privilegiare l\u2019interesse europeo comune rispetto al proprio interesse nazionale in campo economico, finanziario e socio-culturale?<\/strong> Queste sono solo alcune tra le questioni che possono diventare il punto di partenza per costruire insieme una Europa pi\u00f9 solidale.<\/p>\n<p> <strong>Quello che ti chiediamo, cara Europa, \u00e8 allora \u201cun grande gesto di solidariet\u00e0 europea\u201d (card. J-C. Hollerich). Non un gesto singolo, ma un gesto che pervada ogni singola azione che da qui in poi si vorr\u00e0 mettere in campo. Ci sembra che questa sia la tua strada, la tua vocazione, la tua missione nel mondo, e non invece il ritorno a individualismi nazionali.<\/p>\n<p> Cara Europa, ti auguriamo che nel futuro sui libri di storia potr\u00e0 trovarsi scritta questa frase: \u201cCi\u00f2 che ha fatto grande l\u2019Europa negli anni difficili della sua adolescenza, ha un solo nome: solidariet\u00e0\u201d.<\/strong><\/p>\n<p> <strong>Noi vogliamo esserci, oggi, per realizzare questo ideale. Tu, per favore, ascoltaci, cara Europa!<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cara Europa\u2026 In queste settimane di isolamento forzato per il Covid-19, \u00e8 sorta in ciascuno di noi, con pi\u00f9 o meno prepotenza, una domanda: che ne sar\u00e0 di te, cara Europa? Siamo un gruppo di giovani italiani che non conoscono molto della tua origine, se non quello che abbiamo studiato sui libri di storia. 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