{"id":47473,"date":"2020-02-01T20:25:12","date_gmt":"2020-02-01T19:24:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/pgfom\/?p=47473"},"modified":"2020-02-01T20:25:12","modified_gmt":"2020-02-01T19:25:12","slug":"le-consegne-che-loratorio-ha-ricevuto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/pgfom\/oratorio-2020\/le-consegne-che-loratorio-ha-ricevuto-47473.html","title":{"rendered":"Le consegne che l&#8217;oratorio ha ricevuto"},"content":{"rendered":"<p>Raccogliere le emozioni, le immagini, la gioia dell\u2019incontro\u2026 Fare ordine e sintesi di tutto quello che la celebrazione in Duomo ci ha regalato non \u00e8 facile\u2026 quasi non si pu\u00f2.<\/p>\n<p>Io ci provo. Pi\u00f9 per continuare a ringraziare, che per provare letture sistematiche.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>La Chiesa ambrosiana: una storia di fede appassionata<\/strong><\/p>\n<p>Il Duomo strapieno (oltre 6000 persone, decine di gruppi di ragazzi e adolescenti, pi\u00f9 di 200 concelebranti, 400 ministranti, il coro composto da elementi di tante parrocchie di Milano) testimonia l\u2019esistenza di una Chiesa ambrosiana che ha scritto una storia di fede che \u00e8 soprattutto passione: passione nel senso di impegno amante, dedizione nella fedelt\u00e0 quotidiana, tendenza a rendere concreta e visibile la bellezza di un\u2019esperienza intima come la fede.<\/p>\n<p>L\u2019Arcivescovo Mario ce l\u2019ha detto chiaramente. L\u2019attacco iniziale della sua omelia si \u00e8 concentrato sulla domanda di vita. La vita al centro della pastorale. La vita al centro dell\u2019oratorio. La vita. Non come tema dell\u2019incontro\u2026 Nemmeno come metodo pedagogico o come approccio della riflessione. La vita &#8211; anzitutto &#8211; come provocazione radicale all\u2019oratorio: sei vivo? C\u2019\u00e8 vita in te? Stai dicendo parole di vita? Qui veramente andiamo al cuore. Qui abbiamo la possibilit\u00e0 di andare oltre le questioni statistiche e strategiche: la minore frequenza, il calo degli operatori e del clero, la confusione degli adulti\u2026<\/p>\n<p>La domanda ci porta al cuore: Oratorio sei vivo? E soprattutto: che fine ha fatto in te la domanda di vita?<\/p>\n<p>L\u2019Arcivescovo sembra chiederci di sintonizzarci ancora, nuovamente e seriamente, con la nostra domanda di vita! Sembra dirci che potremo fare oratorio solo a condizione di prendere sul serio la domanda di vita che abbiamo dentro, che forse abbiamo sepolto e che va ripresa.<\/p>\n<p>L\u2019Arcivescovo lo afferma senza esitazione: il punto di contatto educativo tra l\u2019oratorio e i pi\u00f9 giovani, tra ogni educatore e i suoi ragazzi, \u00e8 la domanda di vita che ci abita, che ci inquieta e che ci muove.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Un oratorio, per essere felice<\/strong><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un altro passaggio dell\u2019omelia dell\u2019Arcivescovo Mario che merita di essere raccolto: la felicit\u00e0 non \u00e8 un prodotto di consumo; non \u00e8 nemmeno una conquista privata.<\/p>\n<p>La felicit\u00e0 \u00e8 l\u2019esperienza vitale di chi cerca insieme, di chi cammina insieme. La felicit\u00e0 germina con pazienza in una relazione di fiducia, di incontro, di amicizia. L\u2019oratorio \u00e8 una corrente che trasporta e che trasforma. Come la corrente calda degli oceani che percorrendo i mari, rimescola le acque e consente alla vita di diffondersi e svilupparsi. Ecco: l\u2019oratorio non \u00e8 una corrente oceanica, ma una corrente evangelica. Tanti ragazzi oggi incontrano la corrente oratoriana, per lunghi o brevi tratti, e si lasciano trasportare dalla sua corrente, cogliendo frammenti di vita, parole, relazioni, risposte, esperienze, domande. Elementi di cui l\u2019oratorio non pu\u00f2 immediatamente fare sintesi. La corrente \u00e8 un flusso che ti trasporta ma non ti trattiene: ti riconsegna alla vita. La corrente oratoriana si attiva quando una comunit\u00e0 segue l\u2019impulso del Vangelo.<\/p>\n<p>Con l\u2019oratorio la comunit\u00e0 consegna il segreto della felicit\u00e0. Niente di meno. E a tutti: nessuno escluso. La celebrazione in Duomo consegna alla Diocesi un compito grande: che ogni oratorio venga sostenuto, alimentato, incoraggiato. Che la Diocesi dica ad ogni comunit\u00e0 che l\u2019oratorio \u00e8 un\u2019esperienza possibile per tutti, praticabile, efficace. Che quando parliamo di oratorio, non stiamo parlando di imprese impossibili, di strutture ingestibili, di servizi sofisticati, di propriet\u00e0 private che devono essere difese. L\u2019oratorio \u00e8 la scelta educativa di una comunit\u00e0 \u2013 tutte: nessuna esclusa \u2013 che vuole giocarsi in un rapporto di fiducia con i piccoli, gli adolescenti e i giovani. L\u2019oratorio \u00e8 possibile per tutti. L\u2019oratorio, come corrente evangelica che trasporta, trasmette e diffonde la felicit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Nel cortile, e nel sentiero<\/strong><\/p>\n<p>Ci siamo affezionati ad una immagine bellissima dell\u2019oratorio, che lo rappresenta quasi totalmente e in un certo senso ne racconta il cuore dell\u2019esperienza: il cortile.<\/p>\n<p>Il cortile \u00e8 l\u2019immagine che meglio rappresenta i cardini educativi dell\u2019esperienza oratoriana: l\u2019informalit\u00e0, l\u2019offerta di amicizia garantita a tutti, il gioco come veicolo di relazione e di formazione.<\/p>\n<p>Oggi sappiamo tutti che i tempi sono cambiati, e con i tempi le persone e i loro interessi. I ragazzi non hanno pi\u00f9 tanto tempo. E hanno anche altri interessi ed esigenze diverse. Il poco tempo libero rimasto \u00e8 quasi totalmente cannibalizzato da tante proposte invadenti e prepotenti, non sempre realmente educative.<\/p>\n<p>Anche per questo, sembra necessario aggiungere un\u2019immagine. Se \u00e8 indispensabile abitare il cortile, \u00e8 altrettanto necessario frequentare il sentiero.<\/p>\n<p>Anche il sentiero \u00e8 un\u2019immagine a noi molto cara. Ci fa pensare al campeggio, alle vacanze estive. Alle tanto amate camminate in montagna.<\/p>\n<p>\u00abDon: quanto manca?\u00bb \u00e8 il ritornello che unisce oratori diversi e lontani. Belli i sentieri di montagna. L\u00ec non si pu\u00f2 fare altro che camminare insieme, fianco a fianco, o al massimo in fila indiana, e si cammina lentamente, perch\u00e9 il percorso \u00e8 lungo, occorre dosare le energie, prendere il passo giusto, aspettarsi per evitare che il gruppo si frazioni, che il pi\u00f9 forte corra troppo, che il pi\u00f9 fragile o svogliato non resti troppo indietro. Immagine stupenda!<\/p>\n<p>E, camminando fianco a fianco, nascono parole, dialoghi, discorsi, cori e canti. Quanta vita! Oggi abbiamo bisogno di educatori pazienti, che amino i sentieri pi\u00f9 che le aule. Che cerchino curiosi le domande pi\u00f9 vere, pi\u00f9 che offrire risposte impersonali e stentate. Dal cortile al sentiero. Il merito di don Bosco \u2013 credo \u2013 sta nell\u2019aver intuito proprio questo: la condizione reale dei ragazzi del suo tempo. Proprio lui, nato in una cascina di campagna, quasi un villaggio Hobbit ai margini del mondo, si \u00e8 accorto di un mondo di ragazzi e giovani pi\u00f9 sfruttati che amati. Forse, anche oggi, la condizione giovanile presenta le stesse difficolt\u00e0 dei suoi tempi. L\u2019oratorio c\u2019\u00e8. Non dogmatizza il cortile ma volentieri si prepara e si attrezza a camminare su sentieri nuovi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Raccogliere le emozioni, le immagini, la gioia dell\u2019incontro\u2026 Fare ordine e sintesi di tutto quello che la celebrazione in Duomo ci ha regalato non \u00e8 facile\u2026 quasi non si pu\u00f2. Io ci provo. 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