{"id":34032,"date":"2019-01-07T15:28:02","date_gmt":"2019-01-07T14:18:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/pgfom\/?p=34032"},"modified":"2019-02-21T12:00:03","modified_gmt":"2019-02-21T11:00:03","slug":"giovani-ed-europa-perche-il-vecchio-continente-non-puo-piu-fare-a-meno-del-giovane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/pgfom\/universita\/giovani-ed-europa-perche-il-vecchio-continente-non-puo-piu-fare-a-meno-del-giovane-34032.html","title":{"rendered":"\u00abGiovani ed Europa&#8230; perch\u00e9 il Vecchio Continente non pu\u00f2 pi\u00f9 fare a meno del giovane\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>\u00abIl vero problema del Mezzogiorno \u00e8 la mezzanotte\u00bb. Lo diceva un tempo Ennio Flaiano, lamentandosi della cappa di noia che calava sulle citt\u00e0 del Sud dopo una certa ora della sera. <strong>Il vero problema dell\u2019Europa \u00e8 la mezzanotte<\/strong>, si potrebbe parafrasare oggi. C\u2019\u00e8 il linguaggio del giorno, quello dei trattati e dei protocolli d\u2019intesa, della razionalit\u00e0 fredda dei grafici e dei conti. E poi c\u2019\u00e8 la dimensione notturna, fatta di sogni e di paure, di desiderio e di passione.<\/p>\n<p>Che \u00e8 pure di ciascuno di noi &#8211; chi non ha una dimensione notturna? &#8211; e della nostra societ\u00e0 in questo tempo reso incerto e fragile dalle tante crisi: economiche anzitutto, quindi sociali e infine politiche.<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Sfidando un\u2019equazione solidissima: Europa = noia, sbadigli, disinteresse, ultimamente fastidio alimentato da una certa retorica populista, <strong>abbiamo chiesto all\u2019Arcivescovo, Mons. Mario Delpini, un incontro, che si terr\u00e0 presso l&#8217;Aula Magna dell&#8217;Universit\u00e0 Bocconi (via Gobbi, 5) marted\u00ec, 5 marzo 2019, dalle ore 18.00 alle ore 19.30, per parlare di\u2026 Europa! (per tutte le informazioni cliccare <a href=\"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/pgfom\/universita\/in-bocconi-un-incontro-con-larcivescovo-sulleuropa-23075.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">qui<\/a>).<\/p>\n<p> <\/strong><strong>Ci prepareremo dialogando su &#8220;Europa: uno spazio privilegiato della speranza umana&#8221; (Dal Preambolo della Costituzione europea) con il Presidente Mario Monti in occasione di un appuntamento in programma alle ore 20.45 di luned\u00ec 25 febbraio 2019 a Milano (via Santa Sofia, 17): per tutte le informazioni cliccare <a href=\"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/pgfom\/universita\/il-presidente-mario-monti-incontra-gli-universitari-per-dialogare-con-loro-sulleuropa-35418.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">qui<\/a>.<\/p>\n<p> <\/strong><\/span>Mica siamo matti, speriamo neppure noiosi, di sicuro non masochisti. Ma intuiamo che l\u2019Europa merita una narrazione SERIA, diversa da quella mainstream. E la Chiesa, perdonate la quasi auto-citazione, propone idee lucidissime ed esigenti sull\u2019argomento (leggete <em>Sognare l\u2019Europa<\/em> di papa Francesco e <em>Milano e il futuro dell\u2019Europa<\/em> del cardinale Scola per farvi un\u2019idea).<\/p>\n<p><strong>Ma perch\u00e9 l\u2019Europa proprio non riesce ad essere POPolare? Domanda cruciale, anche perch\u00e9 senza il POP arriva il POPulismo.<\/strong><\/p>\n<p><strong>L\u2019Europa, per come la conosciamo, \u00e8 una formidabile costruzione fondata sulla razionalit\u00e0 diurna. Il pi\u00f9 grande edificio politico mai realizzato in tempi di pace, in punta di diritto,<\/strong> tra gli uffici squallidi del vecchio Berlaymont (\u201cUn importante edificio istituzionale di Bruxelles. Vi ha sede la Commissione europea\u201d, recita Wikipedia), foderato di amianto e le cancellerie malinconiche di antiche potenze ridotte al rango di parchi a tema. Un miracolo di visione che ha camminato per decenni sulle spalle di uomini vestiti di grigio e di marrone (colori noiosi, ovviamente), che costruivano poco a poco l\u2019Unione a furia di direttive sulla pesca sportiva e di regolamenti sui fermenti lattici. Erano tutt\u2019altro che sprovveduti, gli uomini e le donne che hanno intessuto la trama sempre pi\u00f9 fitta degli interessi burocratici comuni. (Se volete sapere come sono andate le cose, e come potrebbero andare in futuro, vi proponiamo <em>Sdoppiamento. Una prospettiva nuova per l\u2019Europa<\/em> di Sergio Fabbrini). Parlavano il linguaggio diurno della tecnocrazia perch\u00e9 era l\u2019unico che conoscevano, ma anche perch\u00e9 sapevano che l\u2019altro, quello notturno dei sogni e delle passioni, rischiava di risvegliare i vecchi fantasmi europei: le culture, le identit\u00e0 e le nazioni che gi\u00e0 troppe volte avevano condotto i popoli alla guerra e il continente alla rovina. (Sulla questione dell\u2019identit\u00e0 non mancate di leggere proprio <em>Identit\u00e0<\/em> di Adriano Prosperi).<\/p>\n<p><strong>Il risultato l\u2019abbiamo sotto gli occhi. Una macchina poderosa ma senz\u2019anima che s\u2019inceppa a ogni imprevisto<\/strong> come il solito elefante dei cartoni animati messo in fuga dal topolino \u2013 che si tratti della Grecia o della crisi dei rifugiati. Laddove a colpire non \u00e8 tanto \u2013 o non solo \u2013 l\u2019ignavia dei governanti, quanto l\u2019indifferenza dei popoli (a questo punto non si pu\u00f2 rinunciare al bellissimo romanzo <em>La Capitale<\/em> di Robert Menasse).<\/p>\n<p>Pare che a questa Europa non voglia bene proprio nessuno. Neppure le generazioni cresciute a colpi di Interrail e di Erasmus, dalle quali pure sarebbe stato legittimo aspettarsi una punta di gratitudine in pi\u00f9.<br \/>\n <strong>Si fa presto a dare la colpa ai politici e ai tecnocrati. Ma la verit\u00e0 \u00e8 che il deficit emotivo della costruzione europea non \u00e8 imputabile solo a loro.<\/strong> Al contrario, lo si \u00e8 detto: quelli tutto sommato avevano le loro buone ragioni per tenersi alla larga dalla dimensione notturna. Bene o male, ci\u00f2 che dovevano fare l\u2019hanno fatto. <strong>Se io adesso scendo sotto casa e mi metto in macchina, posso guidare ininterrottamente per 2.700 chilometri fino a Tallinn senza mai attraversare una frontiera che sia una, n\u00e9 cambiare moneta. Ogni tanto posso anche telefonare agli amici per raccontare il mio viaggio e non spendere un centesimo in pi\u00f9 di quando li chiamo per organizzare la serata.<\/strong> Questo \u00e8 merito degli uomini vestiti di grigio e di marrone. Ed \u00e8 un fatto. Concreto, eppure strabiliante, se ci pensate bene.<\/p>\n<p><strong>Il problema \u00e8 che intorno a questo fatto non c\u2019\u00e8 uno straccio di mitologia<\/strong>. Se fossimo in America ci avrebbero gi\u00e0 costruito su un\u2019epopea. In Europa proprio non ci riusciamo. N\u00e9 <em>Guerre stellari<\/em>, n\u00e9 supereroi, n\u00e9 Jay-Z, n\u00e9 Clint Eastwood, n\u00e9 Lady Gaga, n\u00e9 <em>House of Cards<\/em> (tranne gli inglesi, che qualche James Bond e qualche Harry Potter di tanto in tanto lo tirano fuori ma loro, come si sa, con l\u2019Europa c\u2019entrano fino a un certo punto. Anzi, per niente ormai. Vedi alla voce <em>Brexit<\/em>, sempre su Wikipedia). Tant\u2019\u00e8 vero che si contano sulle punte delle dita i casi di fenomeni culturali che, nati in un Paese dell\u2019Unione, riescono a diffondersi su tutto il continente. Anzich\u00e9 costruire una cultura europea contemporanea e popolare ci accontentiamo dell\u2019Eurovisione della canzone. Un po\u2019 pochino, no?<\/p>\n<p><strong>L\u2019unico problema \u00e8 che chi non riesce a produrre pop \u00e8 condannato al populismo.<\/strong> Se la cultura europea non riesce a produrre miti unificanti, sui quali fondare una comunit\u00e0 che vada al di l\u00e0 della semplice razionalit\u00e0 diurna, gli istinti tribali sono destinati a riemergere non appena sopraggiunge il crepuscolo. Tra il vuoto pneumatico dei dibattiti sull\u2019identit\u00e0 europea e sulle appartenenze etniche e nazionali, non \u00e8 difficile intuire chi sia votato a prevalere in tempi di crisi (\u00e8 un mezzo spoiler ma, se volete, una risposta la trovate in <em>Popolocrazia. La metamorfosi delle nostre democrazie<\/em> di Marc Lazar e Ilvo Diamanti).<\/p>\n<p>Mentre scriveva il <em>Manifesto di Ventotene<\/em>, Altiero Spinelli redigeva alcune note pi\u00f9 confidenziali: \u00abC\u2019\u00e8 un linguaggio notturno \u2013 scriveva il teorico dell\u2019Europa federale. Non \u00e8 un ragionamento che si spiega alla luce del sole e si articola chiaro e comprensibile a tutti (\u2026). Per parlare con sicurezza la lingua diurna bisogna conoscere quella della notte, ma pensar la notte, cio\u00e8 nell\u2019ora del contatto panico, del distacco dalla propria particolare personalit\u00e0 e dalla propria sorte \u2013 pensare la notte con il linguaggio del giorno, significa sbagliare ogni meditazione, sforzarsi di conservarsi quando invece bisogna perdersi\u00bb (questo testo \u00e8 preso da <em>Il linguaggio notturno<\/em> di Altiero Spinelli). Se mai decideremo di prendere sul serio l\u2019ideale solare dell\u2019Europa unita non ci baster\u00e0 riscrivere il <em>Manifesto di Ventotene<\/em>: dovremo prima ritrovare la strada di questa sapienza notturna.<\/p>\n<p>Date le premesse, qui sotto non trovare nulla di POP che riguardi l\u2019Europa, ma di serio s\u00ec, come avevamo annunciato. Serio \u00e8 diverso da serioso. Serio \u00e8 rigoroso, preciso ma anche appassionato\u2026notturno!<\/p>\n<p>Sono <strong>proposte di lettura<\/strong> (alcune hanno intramezzato la nostra riflessione), per tentare di capire di pi\u00f9 e meglio l\u2019Europa. Se siete arrivati a leggere fin qui abbiamo speranza che continuerete almeno con uno dei titoli che vi suggeriamo. Buona lettura!<\/p>\n<p>Marc Lazar &#8211; Ilvo Diamanti<br \/>\n <strong>Popolocrazia. La metamorfosi delle nostre democrazie<\/strong><br \/>\n Laterza &#8211; 176 pagine<\/p>\n<p>Altiero Spinelli<br \/>\n <strong>Il linguaggio notturno<\/strong><br \/>\n Il melangolo \u2013 175 pagine<\/p>\n<p>Sergio Fabbrini<br \/>\n <strong>Sdoppiamento. Una prospettiva nuova per l\u2019Europa<\/strong><br \/>\n Laterza &#8211; 193 pagine<\/p>\n<p>Mario Monti &#8211; Sylie Goulard<br \/>\n <strong>La democrazia in Europa<\/strong><br \/>\n Rizzoli &#8211; 216 pagine<\/p>\n<p>AA.VV.<br \/>\n <strong>Europee. Dieci donne che hanno fatto l\u2019Europa<\/strong><br \/>\n Textus Edizioni \u2013 295 pagine<\/p>\n<p>Adriano Prosperi<br \/>\n <strong>Identit\u00e0. L\u2019altra faccia della storia<\/strong><br \/>\n Laterza &#8211; 105 pagine<\/p>\n<p>Robert Menasse<br \/>\n <strong>La Capitale<\/strong><br \/>\n Sellerio &#8211; 445 pagine<\/p>\n<p>Francesco<br \/>\n <strong>Sognare l\u2019Europa<\/strong><br \/>\n EDB &#8211; 55 pagine<\/p>\n<p>Angelo Scola<br \/>\n <strong>Milano e il futuro dell\u2019Europa<\/strong><br \/>\n Centro Ambrosiano &#8211; 64 pagine<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abIl vero problema del Mezzogiorno \u00e8 la mezzanotte\u00bb. Lo diceva un tempo Ennio Flaiano, lamentandosi della cappa di noia che calava sulle citt\u00e0 del Sud dopo una certa ora della sera. Il vero problema dell\u2019Europa \u00e8 la mezzanotte, si potrebbe parafrasare oggi. 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