{"id":30215,"date":"2021-01-06T22:17:31","date_gmt":"2018-07-31T13:47:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/pgfom\/?p=30215"},"modified":"2021-01-06T22:17:31","modified_gmt":"2021-01-06T21:17:31","slug":"vocabolanimazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/pgfom\/oratorio-e-ragazzi\/servizio-ragazzi\/animatori\/vocabolanimazione-30215.html","title":{"rendered":"VocabolAnimazione"},"content":{"rendered":"<p><em>Ma in oratorio A sta per Animare o per Adolescente? O tutti e due? Tutti gli Adolescenti sono Animatori? Animazione centra pi\u00f9 con l\u2018Anima o con l\u2019Azione?\u201d<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Giocheremo con le parole, o meglio, con le lettere dell\u2019alfabeto per andare al cuore della questione! <strong>L\u2019animazione \u00e8 il linguaggio dell\u2019oratorio<\/strong>. Ma noi sappiamo che cosa significa e che cosa questo comporta? Cercheremo di presentare un semplice percorso, scandendo le <strong>parole chiave dello stile dell\u2019animazione con un elenco alfabetico. <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Le prime due lettere del VocabolAnimazione sono disponibili nel sussidio VIA COS\u00cc o <a href=\"http:\/\/www.chiesadimilano.it\/pgfom\/files\/2018\/07\/VocabolAnimazione_A_B.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">cliccando qui<\/a><br \/>\n <\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Con le lettere si pu\u00f2 certamente fare molto! Per prima cosa <strong>coinvolgeremo gli animatori dell\u2019oratorio<\/strong>, chiedendo loro di pensarci su e di ri-modellare il proprio servizio. Sar\u00e0 necessaria, anche nel campo dell\u2019animazione, una ri-partenza per <em>andare VIA COS\u00cc<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Ci serviremo anche del nostro <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/user\/pgdiocesimilano\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Canale Youtube Pastorale Giovanile FOM Milano<\/a>, pubblicando video sulle lettere del nostro alfabeto legato all\u2019animazione in oratorio.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Useremo anche <a href=\"https:\/\/www.instagram.com\/fondazioneoratorimilanesi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Instagram<\/a> e <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/pgfom\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Facebook<\/a>. Restiamo connessi.<\/p>\n<p> <\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>La prima lettera<br \/>\n A COME ANIMAZIONE<br \/>\n <\/em><\/strong><\/p>\n<p>Ogni definizione per sua natura traccia un perimetro, segna una cesura tra ci\u00f2 che definisce e ci\u00f2 che pur avvicinandosi,\u00a0 pur somigliando o apparendo simile non coincide con quanto viene invece definito. Per questo motivo per capire cosa sia Animazione \u2013 poich\u00e9 d\u2019animazione pastorale si tratta \u2013 \u00a0pu\u00f2 essere utile chiarire a scanso di facili equivoci ci\u00f2 che NON \u00e8 animazione. L\u2019animatore d\u2019oratorio non \u00e8 un animatore da villaggio turistico o da area giochi in centro commerciale, poich\u00e9 in questi ambiti il focus \u00e8 lui stesso \u2013 <em>quanto sono bravo, quanto sono bello<\/em> &#8211; e non le persone per cui viene fatta animazione: l\u00ec l\u2019obiettivo \u00e8 far colpo per farsi richiamare e lautamente pagare, al contrario l\u2019animatore oratoriano opera in gratuit\u00e0 e ha come obiettivo il bene delle ragazze e dei ragazzi a lui affidati. Animazione non \u00e8 eccitazione o spettacolarizzazione fine a s\u00e9 stessa di qualsiasi attivit\u00e0, quanto invece \u201cdar l\u2019anima\u201d a qualunque proposta venga fatta, sia un gioco in cortile, la discussione di un film, una liturgia comunitaria o una camminata sulla spiaggia o in montagna. Animare \u00e8 \u201cdar l\u2019anima\u201d: ma d\u00e0 l\u2019anima solo chi nutre la propria (anima) con cura, riservandole energie e tempo per farla crescere, come fa il lievito nell\u2019impasto. Animare non \u00e8 dare movimento a qualcosa di inanimato, ossia compiere un artificio: \u00e8 invece vivificare, mettere la vita al centro, rivitalizzare\u00a0 &#8211; con la propria vita offerta \u2013 una situazione, un luogo, un gruppo o una attivit\u00e0 che ha bisogno di aria nuova.\u00a0 Eppure tanto un animatore di feste di compleanno quanto un animatore oratoriano usano spesso medesime tecniche. Dove sta la differenza? Negli occhi dei protagonisti la risposta!<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/O86PUtz2Juk\">Un minuto di video<\/a><\/p>\n<h4>\u00a0<\/h4>\n<p><strong><br \/>\n <\/strong><strong><em>B COME BENE<br \/>\n <\/em><\/strong><\/p>\n<p>Qual \u00e8 contemporaneamente l\u2019obiettivo e la modalit\u00e0 dell\u2019animazione oratoriana in tutte le sue declinazioni, se non la parola BENE? Avere ben chiaro che il fine dell\u2019animazione e il suo obiettivo generale \u00e8 perseguire il Bene dei ragazzi con cui abbiamo a che fare, in tutto ci\u00f2 che facciamo, \u00e8 ci\u00f2 che pu\u00f2 meglio orientare ogni attivit\u00e0 in oratorio. Se li facciamo gareggiare in un gioco, l\u2019obiettivo non \u00e8 tanto farli vincere, quanto educarli alla correttezza, alla lealt\u00e0, alla profusione del massimo impegno, al limite anche a saper perdere col sorriso sulle labbra. Se andiamo con loro in gita, il Bene di ciascuno di loro deve essere prioritario ad ogni nostra programmazione. Se dobbiamo fare qualcosa di impegnativo con loro, condividerne la fatica e motivarne l\u2019entusiasmo \u00e8 agire per il loro Bene. Se questo \u00e8 l\u2019obiettivo, anche la modalit\u00e0 con cui lo perseguiamo nelle nostre attivit\u00e0 deve conformarsi ad esso. Se devo fare un cartellone, lo devo fare \u201cbene\u201d, con la giusta impostazione grafica, i giusti colori, magari imparando da qualcuno pi\u00f9 esperto o coinvolgendolo nella realizzazione. Se devo proporre un canto, devo saperlo cantare e suonare bene io, e non pretendere che siano solo \u201cloro\u201d a cantarlo. Se programmo una passeggiata, devo preparare bene itinerario, contatti, cassetta d\u2019emergenza. Anche se non si sceglie di farne una professione remunerata, e quindi non si persegue il professionismo dell\u2019animazione, ci\u00f2 non toglie che sia bene fare tutto con professionalit\u00e0, il che comporta preparazione, meticolosit\u00e0, gioco di squadra e aggiornamento continuo. Per citare Pel\u00e8 in uno spot pubblicitario del 1976\u2026 \u201cquando faccio qualcosa, mi piace farla bene\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/j-RA1A3rrqs\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Un minuto di video<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>C come COMUNICARE<\/em><\/p>\n<p> <\/strong>Di fronte alla scena di un gruppo di amici intorno ad un tavolo, ciascuno impegnato a compulsare sul proprio smartphone senza minimamente rapportarsi con gli altri, diventa evidente come le nuove generazioni si trovino di fronte ad un\u2019emergenza relazionale mai sperimentata prima, poich\u00e9 indotta ed amplificata da un abuso delle nuove tecnologie. Siamo di fronte a prospettive di incompetenza comunicativa e di dipendenza e solitudine digitale a cui tuttavia si pu\u00f2 e si deve far fronte. Lo stile educativo dell\u2019animazione pu\u00f2 diventare un\u2019utile risorsa tanto per gli animatori quanto per i ragazzi a loro affidati, che vivono le medesime inabilit\u00e0 comunicative. L\u2019animazione infatti impone la cura di una relazione educativa globale, costante, individuale, e un\u2019interazione diretta, ispirata alla reciprocit\u00e0 e all\u2019ascolto in ogni fase preparatoria e organizzativa. \u00c8 proprio nelle riunioni preparatorie di una attivit\u00e0 che il responsabile del gruppo animatori cura la conduzione della riunione educando i presenti a crescere in competenza comunicativa, migliorando anzitutto la qualit\u00e0 delle interazioni, l\u2019empatia e la reciprocit\u00e0 \u2013 caratteristiche spesso carenti nelle interazioni digitali a cui ormai \u00e8 affidata la maggior parte della cosiddetta socialit\u00e0. La medesima consapevolezza di quanto sia influente nel suo esito la modalit\u00e0 \u2013 il \u201ccome\u201d &#8211; della comunicazione orienter\u00e0 poi gli animatori nella relazione comunicativa coi ragazzi in ogni attivit\u00e0 proposta. \u00c8 lo stile comunicativo dell\u2019animazione che render\u00e0 i nostri oratori un laboratorio di socialit\u00e0, di interazione, di interculturalit\u00e0 e di senso civico.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=doyxmm1VV0c&amp;list=PLWVHs941jmKjuurOOhavYYaBd_GzsmgZo&amp;index=3\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Un minuto di video<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>D come DUE A DUE<\/strong><\/em><\/p>\n<p> L\u2019animazione in oratorio, in ogni sua fase, non \u00e8 affare da solisti. Il lavoro di squadra non ha solo una funzione pratica, ma anzitutto motivante, responsabilizzante e di formazione permanente. Il modello \u00e8 quello proposto da Ges\u00f9 ai suoi discepoli, che invia a due a due ad anticipare il suo arrivo. Lavorare in team evita pericolose tentazioni solistiche e autoreferenziali, per loro natura sterili e destinate allo sconforto o al disimpegno in caso di insuccesso. A tutti \u00e8 successo di pensare \u201cse lo faccio da solo \u00e8 meglio\u201d, obnubilati dall\u2019illusione di poter avere tutto sotto controllo, ma \u00e8 la complessit\u00e0 della vita e delle relazioni a farci sperimentare l\u2019utilit\u00e0 di un rapporto di fiducia, di ascolto e di correzione fraterna con chi fa la stessa strada con noi. Indubitabile \u00e8 l\u2019opportunit\u00e0 del lavoro in team in fase creativa: anche quella che a me pu\u00f2 sembrare (a ragione) anche un\u2019idea poco efficace pu\u00f2 suscitare in altri una catena di idee anche pi\u00f9 brillanti (\u00e8 il meccanismo associativo del <em>brainstorm<\/em>). In fase organizzativa e preparatoria qualunque attivit\u00e0 (un gioco, un incontro di catechesi, una gita, un cerchio di gioia) il lavoro in team permette di redigere una efficace lista di controllo e di fabbisogno, e preventivare piani alternativi. Ma l\u2019ambito in cui meglio di tutti si rivela proficuo il lavoro a due a due \u00e8 quello direttamente operativo, durante la realizzazione dell\u2019attivit\u00e0: c\u2019\u00e8 chi la guida e prende la parola, ma il resto del team provvede ad assicurarsi che ogni altra necessit\u00e0 sia assicurata e pronta, che quanto detto sia recepito\u00a0 e compreso (<em>feedback<\/em>), che nessuno resti escluso per carenza d\u2019attenzione. Anche solo in due, come i primi discepoli.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=lTZS3fJD2uw\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Un minuto di video<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>E come EMOZIONE<\/em><\/p>\n<p> <\/strong>Uno degli aspetti che distingue l\u2019animazione in oratorio da quella commerciale \u00e8 il suo impiego in ambiti che esulano dalla semplice attivit\u00e0 ludica, e che fanno quindi dell\u2019animazione non tanto un tipo di intrattenimento quanto uno stile e una modalit\u00e0 educativa. Fare una gita, impostare una discussione, un incontro di catechesi, condurre una serata informativa, un \u201ccerchio di gioia\u201d, una riunione di programmazione, perfino tenere un\u2019omelia pu\u00f2 diventare un\u2019altra cosa se lo si fa con lo stile dell\u2019animazione. Uno stile \u00e8 anzitutto un atteggiamento, un\u00a0 modo di interagire, un complesso meccanismo di stimoli e risposte, non \u00e8 una bacchetta magica, n\u00e9 una formula da imparare ed applicare. Per acquisire uno stile ci vuole tanta osservazione, intelligenza, metodo e pazienza. Tuttavia esiste un passepartout che pu\u00f2 ben orientarci nell\u2019acquisire questo stile: l\u2019emozione. Guarda dentro di te e scopri cosa la suscita in ci\u00f2 che fai, in ci\u00f2 che ascolti, in ci\u00f2 che leggi. Scoprine le dinamiche, le motivazioni, il suo carburante. Poi desidera condividerla con gli altri: in quel preciso momento essa diventa colore, luce, sapore di tutto ci\u00f2 che farai, proporrai o dirai. Da l\u00ec in avanti vestir\u00e0 ogni tua invenzione, risuoner\u00e0 in ogni idea, germoglier\u00e0 in ogni discorso e in ogni gesto. La tua emozione attrarr\u00e0 come una calamita quella di chi ti sta intorno e insieme risuoneranno \u201cper simpatia\u201d in tutto il gruppo. L\u2019emozione diventer\u00e0 veicolo dell\u2019esperienza fatta, parabola della Parola annunciata, fissante nella memoria di chi l\u2019ha vissuta, brace per chi vorr\u00e0 accendere un nuovo fuoco; e di quel fuoco lo stile dell\u2019animazione porter\u00e0 le caratteristiche: luce, calore e un piacevole crepit\u00eco.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=0WJSgWbCnO4\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Un minuto di video<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>F come FATICA<\/strong><\/em><\/p>\n<p> Un lavoro in genere risulta faticoso se incontra resistenze. Per renderlo pi\u00f9 efficiente bisogna rimuovere questi inutili freni. Anche nelle attivit\u00e0 di animazione spesso incontriamo resistenze svantaggiose che ci affaticano: materiali insufficienti o scadenti, collaboratori poco motivati o non adeguatamente formati, condizioni atmosferiche inclementi, spazi o arredi inadeguati all\u2019attivit\u00e0. Alcune di queste resistenze sono superabili, migliorando le condizioni. Ma sul pianeta terra non esiste un lavoro senza resistenza (senza l\u2019attrito atmosferico neppure respireremmo!), e non esiste vera animazione senza fatica. La fatica fa parte del lavoro, e questo dato pu\u00f2 risultare inaccettabile in chi cresce in una societ\u00e0 edonistica dove si fa qualcosa solo se piace, ma se ci\u00f2\u00a0 comporta fatica allora si molla tutto. Fare un\u2019escursione, concorrere a una gara, anche fare una partita a calcetto comporta fatica, ma la bellezza o la piacevolezza della cosa rende lo sforzo superabile e sopportabile. Essere animatore ha delle fatiche intrinseche: un\u2019attenzione differenziata in un percorso comune, l\u2019accoglienza senza se e senza ma, la cura dei pi\u00f9 piccoli, il duro lavoro della creativit\u00e0 nell\u2019inventare o adattare giochi o feste, con i suoi tempi morti, le sue aridit\u00e0 e incomprensioni, diretto preludio della geniale accensione della lampadina: \u00e8 la fatica della fantasia, nonostante questa tenda a spogliarsi &#8211; del duro lavoro che comporta &#8211; prima di tuffarsi nella soddisfazione, vestita solo di spontaneit\u00e0 pura. \u00c8 la fatica del godere talvolta solo in differita del buon esito di una iniziativa appena conclusa, perch\u00e9 parte integrante di essa \u00e8 pure il riordino di quanto usato.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/llmdXtbZrVQ\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Un minuto di video<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>G come GES\u00d9, PAROLA 3D<\/strong><\/em><\/p>\n<p> Forse \u00e8 bene ricordare, in un tempo in cui la concezione commerciale dell\u2019animazione indica ai nostri adolescenti esempi di intrattenitori che per simpatia e successo mediatico assurgono come modello ispiratore delle attivit\u00e0 in oratorio, che il modello pi\u00f9 adeguato a cui ispirarsi \u00e8 invece proprio il \u201cprovinciale\u201d Ges\u00f9 di Nazareth. E non tanto per l\u2019ovvio riferimento religioso, ma principalmente per il suo stile educativo e in particolare comunicativo. Focalizzando per un poco questo aspetto, potremmo definirlo come il vero \u201ceducatore\u00b3\u201d,\u00a0 al cubo, o 3D: la Parola mai separata dall\u2019azione, la Vita concreta (non quella virtuale!) sempre al centro \u2013 tanto nelle parole quanto nei discorsi; una concretezza trasparente nel suo stile parabolico, che dalla quotidianit\u00e0 porta alla trascendenza e da questa torna per condensazione alla vita concreta, in inviti diretti e coraggiosi (\u201canche tu fa lo stesso!\u201d). Un Ges\u00f9 che amava il convivio, lo stare con gli amici, la familiarit\u00e0 coi pi\u00f9 piccoli, il \u201ctirar tardi\u201d con chi aveva bisogno di lui \u00e8 il pi\u00f9 diretto e semplice modello di come deve essere un animatore in oratorio. Un Ges\u00f9 che non dice \u201cfaccio da solo che \u00e8 meglio\u201d, ma che ha fiducia nei suoi amici e li manda a due a due, che sceglie i suoi diretti collaboratori non necessariamente tra \u201ci bravi ragazzi\u201d. Uno che di fronte ad un emergenza educativa non rimette la responsabilit\u00e0 (congeda questa folla), ma se ne fa carico coinvolgendo gli altri (date loro voi stessi da mangiare). Le rubriche di tecniche d\u2019animazione e i manuali di giochi di gruppo possono aiutarci molto, ma meditare sullo stile di Gesu-Parola pu\u00f2 portare molto pi\u00f9 frutto!<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=Xi_y4XI0Y7I\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Un minuto di video<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>H come HELP<\/strong><\/em><\/p>\n<p> Quando si impara ad usare una nuova app o un programma complesso su pc, tre sono le possibilit\u00e0 di affrontare le difficolt\u00e0 iniziali: la prima \u00e8 quella di studiarne approfonditamente tutte le istruzioni, col rischio di essere pronti ad usarla quando non ce n\u2019\u00e8 pi\u00f9 bisogno, la seconda \u00e8 quella di lanciarsi allo sbaraglio sulla base di quanto si sa gi\u00e0, supponendo di essere in grado di cavarsela \u2013 e qui il rischio \u00e8 di non imparare niente e di far male; la terza \u00e8 di farsi aiutare da una guida in linea, da un tutorial, da qualcuno che gi\u00e0 conosce quel programma. Questa terza opzione \u00e8 quella preferibile anche per gli animatori in ci\u00f2 che fanno in oratorio. Qui la tecnologia ci aiuta molto e ci permette di trovare soluzioni interessanti &#8211; anche se \u201cprecotte\u201d &#8211; per le nostre attivit\u00e0. Molto meglio il contatto diretto con animatori di altri oratori \u2013 e in questo il servizio diocesano gioca la sua parte, e talvolta anche con altre agenzie \u2013 purch\u00e8 ci si ricordi sempre della peculiarit\u00e0 dell\u2019animazione oratoriana rispetto a quella commerciale. In ogni caso l\u2019aiuto e il suggerimento deve essere sempre calato nella situazione specifica, reale, locale: un gioco pensato per spazi aperti e grandi numeri non pu\u00f2 evidentemente funzionare in un salone senza adeguamenti opportuni. Saper cucinare non vuol dire avere sullo smartphone la app del <em>Gambero Rosso<\/em>. Analogamente non esiste il ricettario dell\u2019animazione, altrimenti la FOM l\u2019avrebbe gi\u00e0 pubblicato e tutti gli oratori ne avrebbero gi\u00e0 una copia. Ma avere l\u2019umilt\u00e0 di prendere spunto\u00a0 e poi rielaborare sensatamente esperienze altrui pu\u00f2 certo fare la differenza.<\/p>\n<p> <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=SvzyRQ4FGf4\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Un minuto di video<\/a><\/p>\n<p><em><strong>I come INCLUSIONE<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Se voglio proporre la partecipazione a un coro, o a una squadra di calcetto, o a un gruppo teatrale sono quasi inevitabilmente portato a fare un\u2019audizione, una selezione, un provino. Tutto bene, ovvio, ma c\u2019\u00e8 sempre il rischio di escludere qualcuno: lo stonato, il \u201cbrocco\u201d, lo smemorato o il balbuziente. Anche in queste nobili attivit\u00e0 si nasconde il rischio di essere condizionati della cultura dello \u201cscarto\u201d \u2013 come la definisce Papa Francesco. Ben diverso \u00e8 l\u2019atteggiamento proposto nello stile dell\u2019Animazione, che ha tra i suoi principi proprio quello di mettere al centro la persona, e quindi di includere anzich\u00e9 escludere. E ci\u00f2 vale in particolar modo oggi, quando la tentazione di chiudere fuori dal cancello i \u201cdiversi\u201d o i \u201cproblematici\u201d si fa strada anche nelle nostre parrocchie. Lo stile dell\u2019inclusione mette al centro il ragazzo di colore che magari non sa una parola di italiano, ma \u00e8 capace di insegnare un ballo hip hop, o l\u2019adolescente sconclusionata e un po\u2019 \u201cnerd\u201d, ma che \u00e8 una maga dell\u2019 origami o dei giochi di prestigio. L\u2019inclusione parte dalla valorizzazione di queste potenzialit\u00e0, ma non si ferma l\u00ec: l\u2019abbraccio \u00e8 della persona e della sua vita, non solo della sua abilit\u00e0 o della sua funzione nel gruppo. Un atteggiamento inclusivo comporta certo fatica in pi\u00f9, specie coi ragazzi pi\u00f9 problematici, ma porta molto pi\u00f9 frutto, tanto per chi \u00e8 accolto, quanto per il gruppo nel quale chi \u00e8 accolto viene valorizzato: l\u2019inclusivit\u00e0 vissuta educa infatti all\u2019apertura mentale, all\u2019empatia, all\u2019elasticit\u00e0, molto pi\u00f9 in l\u00e0 di un buonismo di maniera: spesso questo si tira dietro dell\u2019inutile permissivismo, che nulla ha a che fare con l\u2019accoglienza evangelica.<\/p>\n<p> <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=yGXPtzsgDuo\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Un minuto di video<\/a><\/p>\n<p><em><strong><br \/>\n J come JOLLY<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Un\u2019attivit\u00e0 di animazione complessa come una sfilata di carnevale, una festa o una vacanza comporta la necessit\u00e0 di un\u2019accurata pianificazione dei tempi, una suddivisione degli incarichi sulla base delle distinte abilit\u00e0 nel gruppo animatori, una lista di controllo del materiale occorrente stabilito per ogni fase dell\u2019attivit\u00e0. Abituare il gruppo a questo metodo di progettazione che parte dall\u2019analisi della situazione, all\u2019individuazione di obiettivi generali e intermedi, e quindi agli strumenti necessari per conseguirli, arricchir\u00e0 ciascuno e l\u2019intero gruppo di un\u2019abilit\u00e0, che si dimostrer\u00e0 preziosa anche in altri ambiti. Tuttavia ci\u00f2 che nessuna progettazione pu\u00f2 pienamente stabilire sono gli imprevisti, le situazioni di emergenza, i malfunzionamenti contingenti. Per questo \u00e8 necessaria la presenza nel gruppo di un surplus di versatilit\u00e0, di attenzione ad esigenze estemporanee, di sensibilit\u00e0 ai segnali di sofferenza o di disagio, e di conseguenza alle risorse aggiuntive necessarie a farvi fronte. Un po\u2019 come il jolly nelle carte, utile a sopperire quando serve alle nostre indisponibilit\u00e0. In questo senso va coltivata nel gruppo la versatilit\u00e0 di alcuni componenti, o la presenza di ruoli non assegnati, ma capaci di sopperire ad eventuali carenze. Attenzione: jolly, non \u201criserve\u201d a disposizione; \u201cliberi\u201d, non \u201cpanchinari\u201d. Anche nella pianificazione \u00e8 sempre opportuno prevedere un \u201cpiano b\u201d, qualora per qualche motivo l\u2019attivit\u00e0 principale non fosse praticabile, o un cover set \u2013 come si dice in cinematografia, quando il set principale all\u2019aperto risultasse impraticabile. E anche dell\u2019alternativa prevedere i necessari strumenti. \u00a0 <\/p>\n<p> <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=FH5Jph0H38g\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Un minuto di video<\/a><\/p>\n<p><em><strong>K come KNOW HOW<\/strong><\/em><\/p>\n<p>La formazione dell\u2019animatore non pu\u00f2 limitarsi alla conoscenza di tecniche di animazione, di prontuari di giochi, di metodi pedagogici. Tutte conoscenze utili, ma non sufficienti ad aumentare la sua competenza. L\u2019animatore d\u2019oratorio deve percorrere un itinerario dal \u201csapere\u201d al \u201csapere come\u201d. Il tipo di competenza che gli servir\u00e0 non sar\u00e0 tanto quella generata da letture, corsi, conferenze, ma dal sapere pratico, dalla tradizione orale e dalla sperimentazione diretta. L\u2019apporto delle nuove tecnologie deve temperarsi con l\u2019apprendistato, l\u2019 \u201candare a bottega\u201d da chi \u00e8 stato animatore prima di te, o insieme a te, magari in un altro oratorio (anche se\u00a0 tutorial in rete potrebbero comunque essere una strada da percorrere). \u00c8 una competenza che si fonda sullo scambio di esperienze, sui laboratori pratici, sulla condivisione di esperienze e materiali. Nei decanati dovrebbe diventare consueto non solo la condivisione di momenti di formazione degli animatori, ma anche quella dei magazzini, poich\u00e9 spesso \u00e8 rintracciabile negli \u00a0strumenti e nei materiali ci\u00f2 che cristallizza e veicola la competenza e le esperienze di generazioni di animatori. Per fare un esempio: vale molto di pi\u00f9 partecipare ai laboratori di presentazione del carnevale ambrosiano, che non acquistare per tutti gli animatori il sussidio che lo presenta. La competenza acquisita con lo scambio esperienziale non \u00e8 d\u2019altronde un patrimonio statico e acquisito definitivamente: ci\u00f2 che la rende sempre nuova ed efficace \u00e8 il vaglio della verifica, che come per ogni attivit\u00e0 propria di un progetto educativo deve essere prevista, attuata e verbalizzata, per poter diventare punto di partenza di successive esperienze.<\/p>\n<p> <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=OVXhSE9q5Ng\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Un minuto di video<\/a><\/p>\n<p><strong>L come LABORATORIO<\/strong><\/p>\n<p>Uno degli ambiti dove meglio si esplicita la valenza educativa dell\u2019animazione in oratorio \u00e8 quello dei laboratori. L\u2019equivoco pi\u00f9 comune \u00e8 considerarli solo come un\u2019attivit\u00e0 accessoria o preparatoria ad altre azioni principali come il gioco o la catechesi, di cui invece sono parti fondamentali, almeno dal punto di vista educativo. Il lab-oratorio \u2013 cos\u00ec andrebbe scandito \u2013 \u00e8 lo spazio dove ogni ragazzo ha la possibilit\u00e0 di sentirsi protagonista e non solo destinatario dell\u2019azione altrui, l\u2019occasione in cui sperimenta direttamente la fatica e la bellezza della collaborazione con gli altri, in un tempo in cui la cultura dominante individualista ci spinge a giocare da solisti. Nel contempo \u00e8 il luogo dell\u2019espressivit\u00e0 personale in un mondo che tende al conformismo e al pensiero unico. Nel lab-oratorio la relazione di cura tra animatore e ragazzo vive uno dei momenti pi\u00f9 significativi, poich\u00e9 diretta e particolare: per questo risulta anche uno dei momenti pi\u00f9 delicati, in cui bisogna dare pi\u00f9 importanza alla qualit\u00e0 che alla quantit\u00e0 del lavoro; il fine non deve essere primariamente il prodotto, ma la modalit\u00e0 del processo elaborativo poich\u00e9 \u00e8 in esso che si sviluppa l\u2019azione educativa. D\u2019altra parte se la modalit\u00e0 del laboratorio \u00e8 adeguata, anche l\u2019elaborato finale lo sar\u00e0. Viceversa, se presto pi\u00f9 attenzione al prodotto, a costo di farlo io, avr\u00f2 forse realizzato uno splendido costume o un bellissimo murales, ma non avr\u00f2 dato spazio al ragazzo e alla sua espressivit\u00e0. Nel lab-oratorio l\u2019animatore accompagna, indirizza e supporta l\u2019attivit\u00e0 del ragazzo ma non lo sostituisce. E anche un\u2019attivit\u00e0 apparentemente materiale diventa parabola di significati e valori profondi.<\/p>\n<p> <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=ox4NZCy0Ynw\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Un minuto di video<\/a><\/p>\n<p><strong>M come MANUALIT\u00c0<\/strong><\/p>\n<p>Recenti studi di neurologia pediatrica rilevano quanto sia deleterio per lo sviluppo mentale del bambino l\u2019abuso di videogiochi e smartphone, a diretto discapito di altre attivit\u00e0 formative o ludiche che abbiano maggiormente a che fare con la fisicit\u00e0. Riportare la manualit\u00e0 e il \u201cfare\u201d all\u2019interno di un percorso pedagogico \u00e8 una delle sfide che nelle nostre citt\u00e0 proprio gli oratori possono rilanciare. L\u2019azione concreta si fa veicolo diretto o parabolico persino di valori e di relazioni sociali reali e non virtuali, e quindi ben si compone nel progetto educativo dell\u2019Oratorio, fatto di giochi, di laboratori, di attivit\u00e0 di servizio e di volontariato, creative, teatrali, musicali, artistiche e sportive. Certo si tratta di un lavoro controcorrente \u00a0e pi\u00f9 faticoso rispetto al millennio scorso, in cui il \u201csenso pratico\u201d era pi\u00f9 istintivo: talvolta \u00e8 una scelta che impone gi\u00e0 tra gli animatori una formazione specifica che li faccia passare da \u201cio questo non lo so fare\u201d a \u201csi pu\u00f2 fare\u201d e infine a \u201cse l\u2019ho fatto io , ce la puoi fare anche tu\u201d! La sintesi pi\u00f9 efficace di quanto la manualit\u00e0 sia fondamentale nello stile educativo dell\u2019animazione ci \u00e8 stata donata da Papa Francesco nel suo incontro con i Cresimandi\u00a0 allo stadio Meazza di Milano lo scorso 25 marzo 2017: \u201cIo consiglierei un\u2019educazione basata sul pensare-sentire-fare, cio\u00e8 un\u2019educazione con l\u2019intelletto, con il cuore e con le mani, i tre linguaggi. Educare all\u2019armonia dei tre linguaggi, al punto che i giovani, i ragazzi, le ragazze possano pensare quello che sentono e fanno, sentire quello che pensano e fanno, e fare quello che pensano e sentono. Non separare le tre cose, ma tutt\u2019e tre insieme\u201d.<\/p>\n<p> <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=k--z8H84k10\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Un minuto di video<\/a><\/p>\n<p>\n <strong>N come NOMI<\/strong><\/p>\n<p>Ci\u00f2 che del proprio animatore pi\u00f9 stupisce e affascina un ragazzo \u00e8 che questi ti chiami per nome (o soprannome): viceversa, ci\u00f2 che pi\u00f9 crea distanza e fa apparire l\u2019animatore un prestatore d\u2019opera qualunque, all\u2019interno di un area di \u201cparcheggio\u201d baby sitting \u00e8 proprio l\u2019uso di appellativi generici o peggio ancora collettivi. Memorizzare un gran numero di nomi non \u00e8 impossibile, ma certo richiede uno sforzo ed esercizio costante: talvolta neppure gli insegnanti riescono a conseguire il risultato in breve tempo. Eppure chiamare per nome fa la differenza: \u00e8 segno di cura, di attenzione proprio a questa persona e alla sua storia. Ci\u00f2 vale in particolar modo in un gruppo, in cui ciascuno si sente chiamato per nome: \u00e8 infatti segno della prossimit\u00e0 della comunit\u00e0 verso ciascuno dei suoi membri: in breve tempo infatti anche tra i ragazzi diventer\u00e0 facile \u00a0e naturale memorizzare anche i nomi di chi si vede solo saltuariamente, e il sentirsi chiamato per nome non sar\u00e0 solo attribuibile alla \u201cbravura\u201d dell\u2019animatore, ma allo stile di accoglienza che deve permeare ogni relazione in oratorio. Viceversa l\u2019animatore che si rivolge al gruppo in maniera collettiva e non personale mette se stesso al centro (\u00e8 l\u2019unico ad essere chiamato per nome), e non crea quell\u2019humus di relazioni personali che fanno squadra e senso di appartenenza. Sentirsi chiamato per nome non solo aumenta il senso di accoglienza, ma anche quello di corresponsabilit\u00e0, perch\u00e9 fa uscire dall\u2019anonimato e rende ciascuno responsabile in prima persona di ci\u00f2 che fa. Pi\u00f9 aumenta il senso di corresponsabilit\u00e0 e\u00a0 pi\u00f9 aumenta la cura dell\u2019ambiente comune, che diventa anche \u201caffar tuo\u201d, se sei chiamato per nome.<\/p>\n<p> <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=HtC2cW3Qa3w\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"> Un minuto di video<\/a><\/p>\n<p><strong>O come OVVIO<\/strong><\/p>\n<p>Cos\u2019\u00e8 animazione? Ovvio: \u00e8 far giocare i bambini. Chi fa l\u2019animatore in oratorio? Ovvio: sono gli adolescenti. Chi si deve occupare della pulizia degli spazi in oratorio? Ovvio: i grandi. Pare che intorno all\u2019animazione nei nostri ambienti sia tutto chiaro, dato per scontato, assodato, stabilito, definitivo e senza variazioni. Eppure se scavassimo a fondo nella parola OVVIO scopriremmo in ci\u00f2 che ci appare tale delle prospettive ricche di sviluppo. Ovvio \u00e8 \u201cci\u00f2 che mi si fa incontro per via\u201d e mi si para davanti in tutta la sua evidenza. Ci\u00f2 che incontro per via\u2026 quindi in me, Chiesa in cammino, che non sta ferma dietro un cancello o un muro di cinta, \u00e8 quell\u2019incrocio s\u00ec quotidiano, ma irripetibile e unico, quell\u2019occasione di incontro, di dialogo, di gioco che non avevo in mente e di cui forse neppure mi rendo conto, e che magari rester\u00e0 scolpita nella memoria di quel ragazzo, nella vita di quella adolescente. \u00c8 proprio nella quotidianit\u00e0 pi\u00f9 consueta che si possono aprire varchi per l\u2019azione dello Spirito. Di fronte alle cose ritenute ovvie siamo sempre pronti a scavalcarle, a ritenerle indiscutibili e quindi non degne di ulteriore riflessione: eppure \u00e8 in quelle occasioni che si aprono percorsi e strade nuove; allora lo stile dell\u2019animazione travalica lo spazio di gioco e sfocia nella catechesi o nella preghiera, o la vacanza diventa viaggio interiore e occasione di rinnovate relazioni. E pure quando nulla di nuovo si presenta, e tutto \u00e8 dato per scontato, magari finito e concluso, qualcuno per strada mi si fa incontro, mi cammina accanto, mi fa vedere in modo diverso ci\u00f2 che ho appena vissuto\u2026 poi si ferma con me a cena, come per i due di Emmaus\u2026<\/p>\n<p> <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=aB83eY6aQEw&amp;list=PLWVHs941jmKjuurOOhavYYaBd_GzsmgZo&amp;index=15\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Un minuto di video<\/a><\/p>\n<p><strong>P come PRESENZA<\/strong><\/p>\n<p>Suscita sempre molta meraviglia il numero di animatori presenti durante l\u2019oratorio estivo o in particolari periodi dell\u2019anno, specie se rapportato al numero pi\u00f9 esiguo durante il tempo ordinario, in cui altri impegni scolastici o sportivi riducono il tempo a disposizione di adolescenti e giovani. Ma non \u00e8 la presenza numerica \u2013 seppure importante \u2013 la vera priorit\u00e0 nella formazione di un animatore. Non ci sono cartellini da timbrare in oratorio o tessere punti da riempire, visto il carattere oblativo di questo servizio. \u00c8 il tipo di presenza ci\u00f2 che va curato. Non conta tanto \u201cesser l\u00ec\u201d quanto \u201cesser-ci\u201d, essere per qualcuno, essere per noi che siamo qui, in oratorio. Andare in oratorio, anche quando non ci sono attivit\u00e0 programmate, e sapere che un animatore c\u2019\u00e8 sempre l\u00ec per me, che magari non ho potuto partecipare alla gita, fa la differenza. Il tempo informale, il tempo del cortile \u00e8 il tempo abitato \u2013 anche se non organizzato \u2013 dall\u2019animatore che c\u2019\u00e8 gi\u00e0 l\u00ec anche per me. Una presenza disponibile, piacevole, non anonima, conosciuta, che ascolta. L\u2019animatore non dovrebbe dire: \u201cCiao mamma, vado in oratorio\u201d ma \u201cciao mamma, sono in oratorio\u201d. L\u2019esserci in oratorio \u00e8 molto pi\u00f9 che una presenza funzionale, operativa: \u00e8 esser l\u00ec con tutte le nostre potenzialit\u00e0, capacit\u00e0, idee, gusti, attenzioni, hobby, con la nostra musica, con ci\u00f2 che ci fa ridere, piangere, arrabbiarci, divertirci: esserci, essere per. Il ragazzo o la ragazza che ci incontra al supermercato non deve riconoscerci per il nostro incarico in oratorio, ma per la nostra persona. Ecco perch\u00e9 la presenza educativa dell\u2019animatore non pu\u00f2 essere con riserva, parziale, percentuale, virtuale e tantomeno a \u201cprestazione occasionale\u201d.<\/p>\n<p> <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=rjN-lj42yyQ&amp;list=PLWVHs941jmKjuurOOhavYYaBd_GzsmgZo&amp;index=16\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Un minuto di video<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Q come Q.I.<\/strong><\/p>\n<p>Nella memoria dei pi\u00f9 attempati \u00e8 rintracciabile il pregiudizio spesso diffuso nelle nostre Parrocchie per il quale, se un ragazzo dimostrava grande intelligenza, lo si indirizzava a fare il catechista, se lo era un po\u2019 meno, a fare l\u2019arbitro sul campetto.\u00a0 Fortunatamente oggi il discernimento \u00e8 un poco pi\u00f9 raffinato e si riconosce che un buon quoziente intellettivo \u00e8 fondamentale, soprattutto per chi viene chiamato a essere animatore in oratorio. Il punto \u00e8 capire di che tipo di intelligenza si tratta, e se \u00e8 adeguata e sufficiente per chi vuole fare animazione. Credo infatti sia necessario per l\u2019animatore come per ogni altro profilo educativo, coltivare queste tre abilit\u00e0: intelligenza di s\u00e9, intelligenza dell\u2019altro, intelligenza della situazione. La prima \u00e8 la capacit\u00e0 di sapersi onestamente leggere dentro, per verificare costantemente le proprie motivazioni, i propri limiti, le proprie potenzialit\u00e0. A questa capacit\u00e0 intuitiva non pu\u00f2 non corrispondere la capacit\u00e0 di non fermarsi ad un giudizio superficiale nei confronti di coloro con i quali entriamo in relazione, siano essi i pi\u00f9 piccoli o gli altri animatori, maturando insieme a questo tipo di intelligenza anche una sensibilit\u00e0 empatica che ci permetta di intuire la reazione alle nostre azioni. La terza intelligenza ha invece un\u2019ottica panoramica, e ci permette di leggere con uno sguardo ampio le reazioni collettive, il contesto dove si svolge l\u2019attivit\u00e0 di animazione, e le sue variabilit\u00e0 contingenti, di fronte alle quali solo uno sguardo aperto e intelligente permette, ove opportuno, di modificare quanto si era precedentemente programmato, a vantaggio di un miglior esito dell\u2019iniziativa.<\/p>\n<p> <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=ak48Bg8YkeQ&amp;list=PLWVHs941jmKjuurOOhavYYaBd_GzsmgZo&amp;index=17\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Un minuto di video<\/a><\/p>\n<p>\n <strong>R come ROBINSONISMO<\/strong><\/p>\n<p>Molto tempo prima che le tre R ecologiche \u2013 RIUSO RECUPERO RICICLO diventassero parole d\u2019ordine dell\u2019emergenza ambientale, l\u2019educazione al riutilizzo creativo di oggetti nati per altra funzione, il recupero di materiali poveri e il loro reimpiego nella creazione di oggetti, maschere o costumi di altissima qualit\u00e0 manifatturiera, sono stati i pilastri fondanti di uno stile educativo che gli Oratori Milanesi hanno sposato, mutuandolo dai Parchi Robinson del secolo scorso, e che la FOM ha sempre sintetizzato col termine ROBINSONISMO, parola inesistente nel vocabolario italiano, ma presente in quello spagnolo, che definisce \u201cuno stile di vita improntato a quella di Robinson Crusoe\u201d, il naufrago sopravvissuto dell\u2019omonimo romanzo di Defoe. In effetti gli oratori del secondo dopoguerra non avevano le disponibilit\u00e0 di mezzi che si hanno ora. All\u2019acquisto di strumenti di gioco preconfezionati si preferiva la loro costruzione, magari recuperando rottami in qualche soffitta o scarti di lavorazione nelle piccole aziende sotto casa. Scegliere oggi uno stile <em>robinsoniano<\/em> nelle attivit\u00e0 di animazione non \u00e8 pi\u00f9 far di necessit\u00e0 virt\u00f9, ma una scelta di sobriet\u00e0, di essenzialit\u00e0, di fiducia nella creativit\u00e0 del singolo e del gruppo, di amore e passione nel lavoro comune, di cura di ci\u00f2 che il mondo \u201cscarta\u201d, di profezia nei confronti della mentalit\u00e0 dell\u2019\u201cusa e getta\u201d. E una serie di scatoloni diventa un castello, tubi di plastica si fanno strumenti musicali, vecchi giornali con acqua e colla vinilica diventano draghi tenebrosi da combattere a colpi di pennelli intinti in avanzi di tinta da parete colorata. E anche l\u2019Ambiente ringrazia per risorse non sprecate!<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=we0uy5VyZNk\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Un minuto di video<\/a><\/p>\n<p>\n <strong>S come SERVIZIO<\/strong><\/p>\n<p>Perch\u00e9 anche quest\u2019anno voglio fare l\u2019animatore? Perch\u00e9 lo fa anche la mia amica. Perch\u00e9 ho uno sconto sulle gite in oratorio. Perch\u00e9 me l\u2019ha detto il Don. Perch\u00e9 la mia scuola lo valuta come credito formativo. Perch\u00e9 cos\u00ec riesco a vedere pi\u00f9 spesso quella tipa che mi piace. Tante, differenti e non sempre disinteressate possono essere all\u2019inizio le motivazioni che spingono un adolescente a fare l\u2019animatore in oratorio. Presto per\u00f2 le motivazioni pi\u00f9 banali si indeboliscono e vengono a mancare, e con esse anche la voglia di dedicare tempo in oratorio. Cos\u00ec continuano a fare animazione due tipi di adolescenti: quelli abitudinari e rassegnati, che temono ogni variazione nella loro agenda, ma non si impegnano pi\u00f9 di tanto e quelli che invece lo fanno per servizio, sulle orme di Ges\u00f9. Il Servizio \u00e8 innescato dalla reciprocit\u00e0 (quando ero piccolo i pi\u00f9 grandi in oratorio mi facevano giocare, guidavano i canti con la chitarra, mi portavano lo zaino troppo pesante quando ero sfinito\u2026 ora tocca a me), ma poi si autoalimenta, anzi, si alimenta della Parola a cui si abbevera. Da motivazione il servizio si fa stile, respiro (che \u00e8 azione indipendente dalla volont\u00e0, tanto \u00e8 legata alla vita), postura (atteggiamento connaturato che ci identifica e distingue). E tuttavia resta sempre una scelta controcorrente, specie oggi in cui il termine servo ha un\u2019accezione negativa (\u201cnon sono mica il tuo servo\u201d). Eppure basterebbe ricordare un vecchio slogan circolante in FOM nel millennio scorso: in oratorio CHI SERVE, SERVE; CHI NON SERVE, NON SERVE; la differenza tra una presenza nello stile del servizio e quella priva di un impegno oblativo si manifesta nell\u2019utilit\u00e0 della prima e nell\u2019inutilit\u00e0 della seconda.<\/p>\n<p> <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=hI6SjwERu4M\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Un minuto di video<\/a><\/p>\n<p>\n <strong>T come TUTTI, attenzione a<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019oratorio non \u00e8 n\u00e9 una associazione, n\u00e9 un club privato, in cui entrano solo gli iscritti, \u00a0ma tantomeno un parcheggio o una piazza anonima, spazio pubblico di tutti e di nessuno. Dovessimo trovarne una metafora architettonica potremmo forse definirlo come il quadriportico della Basilica di S.Ambrogio, spazio aperto, ma ben identificabile, propedeutico all\u2019annuncio evangelico e all\u2019accoglienza nella comunit\u00e0. Il progetto educativo dell\u2019oratorio si sviluppa infatti in itinerari differenziati a seconda dell\u2019et\u00e0, degli interessi e della consapevolezza spirituale di chi lo frequenta. Ecco perch\u00e9 \u00e8 fondamentale l\u2019attenzione a tutti quanti magari solo si affacciano nel suo cortile. Non soltanto l\u2019accoglienza e l\u2019ospitalit\u00e0 \u2013 gi\u00e0 trattata definendo il carattere inclusivo dell\u2019animazione, ma della priorit\u00e0 di un\u2019attenzione orizzontale, rivolta a tutti e a ciascuno. Qui si rivela l\u2019altissimo grado di maturit\u00e0 cui deve mirare la formazione degli animatori: per avere attenzione a tutti e a ciascuno bisogna saper trovare per ogni fascia d\u2019et\u00e0 il linguaggio adatto, modulare ogni proposta in modo tale da non escludere nessuno, saper affascinare tanto chi conosce gi\u00e0 l\u2019ambiente quanto chi \u00e8 la prima volta che ci mette piede, superare la naturale tendenza ad occuparci di chi gi\u00e0 conosciamo, imparare a rivolgersi anche a chi sta all\u2019ultima fila. Come \u00e8 possibile orientare ad una simile maturit\u00e0 di attenzione un giovanissimo animatore? Anche qui dipende da quanto i responsabili avranno attenzione a tutti gli animatori del gruppo e a ciascuno di loro: con la stessa misura con cui ci rivolgiamo a loro, altrettanta ne sapranno usare.<\/p>\n<p> <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=c_18ErDfrdk\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Un minuto di video<\/a><\/p>\n<p><strong>U come UGUAGLIANZA DIFFERENZA<\/strong><\/p>\n<p>Un animatore in oratorio non pu\u00f2 fare differenza nel rapporto coi ragazzi \u2013 nonostante le istintive simpatie o antipatie: a tutti deve offrire le medesime opportunit\u00e0, la medesima cura e attenzione; a costo di dover ipotizzare e realizzare differenti livelli di partecipazione alle medesime attivit\u00e0. I pi\u00f9 piccoli mi sono stati affidati all\u2019interno di un patto educativo tra la famiglia e la comunit\u00e0 parrocchiale in oratorio e questa responsabilit\u00e0 mi impedisce di fare discriminazioni\u00a0 o avere preferenze basate sulle condizioni sociali, sulla provenienza o sulla simpatia del ragazzo. Nello stesso momento tuttavia \u00e8 il medesimo patto educativo che mi chiede di prestare particolare cura magari proprio a quel ragazzo \u201cdifficile\u201d e \u2013 se il caso \u2013 a dedicargli una differente attenzione, una particolare modulazione nel rapporto con lui, un incoraggiamento o un rimprovero quando serve nei tempi e modi opportuni. Non abbiamo a che fare con numeri, ma con persone: tutte uguali nei bisogni e nei diritti, tutte diverse nel tipo di relazione richiesta, a seconda delle occasioni. Qualcosa di simile avverr\u00e0 in chi dovesse poi diventare genitore: ai propri figli doner\u00e0 indistintamente tutto il proprio affetto, ma declinato in modi tempi e misure differenti a secondo delle loro esigenze. Ed essere stato animatore in oratorio sar\u00e0 stata la prima occasione per maturare quel tipo di attenzione differenziata nei tempi e occasioni differenti che da genitori \u00e8 richiesta nella relazione coi figli, e che anche pi\u00f9 in generale \u00e8 richiesta ad ogni adulto che ha relazione coi giovani da allenatore piuttosto che da insegnante o da educatore professionale.<\/p>\n<p> <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=hYSQMHpEn-8\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Un minuto di video<\/a><\/p>\n<p><strong>V come VACANZA<\/strong><\/p>\n<p>La vacanza comunitaria \u00e8 uno dei tempi privilegiati dell\u2019animazione. Talvolta ne \u00e8 purtroppo l\u2019unico\u00a0 e per questo magari un po\u2019 improvvisato. Tanto per intenderci: un animatore che pensa di esserlo solo perch\u00e9 accompagna un gruppo di ragazzi sette giorni in montagna e pensa di fare \u201cuna settimana di vacanza\u201d, forse ha ancora bisogno di chiarirsi le idee. Condividere una settimana 24 ore su 24 con un gruppo di ragazzi \u00e8 una delle esperienze di servizio pi\u00f9 esaltanti ma anche pi\u00f9 impegnative e fisicamente faticose che possano capitare ad un adolescente: tutt\u2019altro che una vacanza. Ma \u00e8 proprio l\u00ec che si pu\u00f2 comprendere a pieno cosa significhi intendere l\u2019animazione come \u201cstile educativo dell\u2019oratorio\u201d: ogni dimensione, tempo, spazio della vacanza, dalla quotidianit\u00e0 della sveglia, dei pranzi, della pulizia del campo e della casa, all\u2019eccezionalit\u00e0 della gita, del gioco, della preghiera, \u00e8 modulata secondo un filo conduttore, colorata, sonorizzata, musicata. Anche il tempo informale \u00e8 vissuto in condivisione, in uno spazio di cura, di relazione individuale, di spirito di gruppo. Sono tutte dimensioni che abbiamo gi\u00e0 incontrato, ma con alcune varianti importanti: la continuit\u00e0, la disponibilit\u00e0 e la \u201cextraterritorialit\u00e0\u201d. In quei sette giorni non c\u2019\u00e8 tempo per riposare se non qualche ora di notte, anche il tempo libero richiede la tua disponibilit\u00e0 e la tua attenzione, soprattutto nei confronti dei pi\u00f9 piccoli. Il suo svilupparsi fuori dalle mura dell\u2019oratorio, se da un lato carica d\u2019entusiasmo, dall\u2019altro deve essere stimolo a riportare poi anche nella quotidianit\u00e0 il medesimo stile: una vera e propria \u201cfull immersion\u201d di animazione non pu\u00f2 giocarsi solo in trasferta!<\/p>\n<p> <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=WBNfTUgeyXw\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Un minuto di video<\/a><\/p>\n<p><strong>W come WWW E NUOVE TECNOLOGIE<\/strong><\/p>\n<p>Di fronte alla pervasivit\u00e0 di internet in ogni tipo di attivit\u00e0 e alla onnipresenza\u00a0 dello smartphone in ogni anfratto della vita vigile di ciascuno, non pu\u00f2 non destare apprensione la correlata e progressiva difficolt\u00e0 relazionale delle nuove generazioni spesso intuibile dalla loro \u201cottusit\u00e0\u201d comunicativa e conseguente \u201csolitudine digitale\u201d. Cos\u00ec la descrive il neuropsichiatra M. Spitzer, commentando per esempio la foto di un convivio tra amici dove ciascuno sta compulsando il proprio telefonino senza la minima relazione con i compagni di tavolo. Forse l\u2019oratorio di domani dovrebbe agevolare spazi o tempi liberi da questa ossessione (che ormai studi approfonditi definiscono come una vera e propria dipendenza), proprio come esistono spazi dove non si pu\u00f2 bere o fumare, non tanto per il danno arrecato ad altri, quanto per offrire reali spazi di comunicazione interpersonale reale e non solo virtuale. Nello stesso tempo tuttavia lo stesso strumento dia-bolico (di separazione) e in generale il WEB pu\u00f2 essere strumento ideale ed efficace per mettere in rete \u00a0idee, suggerimenti, strumenti, suoni o immagini utili per ogni attivit\u00e0 di animazione. Basta sempre aver chiaro l\u2019obiettivo: il bene di ogni ragazzo, e quindi come realizzare, al meglio di quanto \u00e8 nelle nostre possibilit\u00e0, l\u2019attivit\u00e0 che ci \u00e8 stata assegnata.\u00a0 La prudenza e la temperanza (veri cardini di valori anche nel terzo millennio) semplicemente impongono che l\u2019uso di tali <em>device<\/em> sia strumentale e non debordante rispetto all\u2019attivit\u00e0 che devono agevolare. In fin dei conti \u00e8 lo stesso criterio usato nel millennio scorso: allora in tasca e fra le dita dei ragazzi non c\u2019era lo <em>smartphone<\/em>, ma un coltellino svizzero.<\/p>\n<p> <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=yGBFtCh-h0A\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Un minuto di video <\/p>\n<p> <\/a><\/p>\n<p><strong>Y come YES, WE CAN<\/strong> <br \/>\n Spesso l\u2019entusiasmo, la creativit\u00e0, la voglia di fare tipica dell\u2019et\u00e0 degli animatori pi\u00f9 giovani si scontra con le inerzie di una struttura variegata e complessa come l\u2019oratorio, e pi\u00f9 in generale col principio di realt\u00e0, crudamente messo in luce dai responsabili o dai pi\u00f9 cinici anche se giovani: magari l\u2019idea \u00e8 buona, ma \u201csi potr\u00e0 realizzarla?\u2026 \u00a0e quanto costa un lavoro del genere\u2026 \u00a0non \u00e8 che a met\u00e0 vi sopraggiunge un impegno scolastico e mollate tutto senza concluderlo?\u201d. Oppure: \u201csiamo certi che verr\u00e0 apprezzata?&#8230; E cosa diranno i genitori?&#8230; e il Don sar\u00e0 d\u2019accordo?\u201d. Eppure talvolta dovremmo pensare a quella giornata sulle rive del Mar di Galilea, in cui lo stesso principio di realt\u00e0 spinse gli apostoli a consigliare Ges\u00f9 a congedare la folla: noi dovremmo invece metterci pi\u00f9 spesso nei panni di colui che tra loro \u2013 contro ogni buon senso &#8211; disse \u201cC\u2019\u00e8 qui un ragazzo con cinque pani e due pesci\u2026\u201d Se mettiamo davvero al centro lo stile relazionale di Ges\u00f9 nelle nostre attivit\u00e0 di animazione non possiamo essere parsimoniosi e avari della fiducia che gli animatori pi\u00f9 giovani ci chiedono. Una fiducia che non li lascia soli, con le mani in mano e due pesci nella sporta, ma che li accoglie con quanto hanno da offrire, a cui possiamo sempre aggiungere i cinque pani che abbiamo con noi. \u201cS\u00ec, si pu\u00f2 fare\u201d deve essere a priori la risposta da offrire alle loro idee, che vanno poi accompagnate, elaborate, realizzate, magari in modo un po\u2019 diverso rispetto al progetto iniziale, ma sempre in un processo che li veda protagonisti. E\u2019 uno stile che gli stessi animatori impareranno poi a replicare coi ragazzi pi\u00f9 piccoli, coscienti che \u201c\u00e8 loro il Regno dei Cieli\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=w5jb9Bk15RQ\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Un minuto di video<\/a><\/p>\n<p> <strong>Z come ZOOM IN &#8211; ZOOM OUT<\/strong><\/p>\n<p>Se dovessimo cercare una metafora cinematografica per descrivere lo stile dell\u2019animazione, ai pi\u00f9 scettici potrebbe venire in mente il flashback, come se fosse un metodo sorpassato e solo da ricordare. Ad altri pi\u00f9 superficialmente l\u2019insieme degli \u201ceffetti speciali\u201d, come se si trattasse soltanto di interventi accessori ed estetici. Forse per\u00f2 la metafora migliore \u00e8 quello dei movimenti dell\u2019ottica necessari per la ripresa e il discorso cinematografico. Un animatore deve saper \u201cmettere a fuoco\u201d, cio\u00e8 liberarsi dai vincoli del proprio punto di vista per intendere meglio collaboratori e destinatari delle proprie azioni. Deve saper aprire e chiudere il diaframma per dare l\u2019esposizione giusta, ossia riuscire a vedere e far vedere anche nelle situazioni di oscurit\u00e0, saper \u201cmettere in luce\u201d i talenti di ciascuno, o gli aspetti positivi in una situazione complessa. Ma soprattutto deve saper usare correttamente la lunghezza focale, ossia lo zoom, in entrambi i suoi movimenti. E\u2019 importante infatti sapersi concentrare, in ogni fase della realizzazione dell\u2019attivit\u00e0, sulla cura dei dettagli, che rendono pi\u00f9 bella, efficace e gradevole ogni esperienza di gioco, di servizio o di preghiera. Anche coi ragazzi \u00e8 importante sapersi concentrare su ciascuno di loro, e sulle specifiche peculiarit\u00e0 ed esigenze; tuttavia \u00e8 bene anche imparare ad usare un\u2019ottica differente e muovere lo zoom al contrario, per riuscire ad allargare il campo, per comprendere l\u2019insieme del gruppo e coglierne le sue dinamiche complessive. Saper muovere l\u2019attenzione dal dettaglio all\u2019insieme, e viceversa, permette di modulare costantemente quanto progettato in funzione di un miglior risultato.<\/p>\n<p> <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=0KXhIX50VWE\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Un minuto di video<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ma in oratorio A sta per Animare o per Adolescente? O tutti e due? Tutti gli Adolescenti sono Animatori? Animazione centra pi\u00f9 con l\u2018Anima o con l\u2019Azione?\u201d &nbsp; Giocheremo con le parole, o meglio, con le lettere dell\u2019alfabeto per andare al cuore della questione! 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