Sabato 6 novembre, nel Duomo, i 10 Vescovi alla guida delle altrettante Diocesi lombarde e i 4 Ausiliari di Milano hanno incontrato e dialogato con 200 giovani provenienti dalla Lombardia. È l'inizio di un nuovo cammino insieme, per comprendere, attraverso caratteristiche e responsabilità diverse, cosa chiede il Vangelo.


Giovani e vescovi 61

Il cammino insieme è iniziato. Giovani e Vescovi, a partire da sabato 6 novembre, nel Duomo di Milano, hanno intrapreso un percorso nuovo.

«Siamo qui, in un momento di grazia, in questo luogo così significativo, per il nostro territorio, venendo da tutte le chiese di Lombardia, rappresentanti di tanti di cui portate la voce. Voi, giovani, siete qui per collaborare. Il messaggio è una parola che può orientare il cammino e può indicare il futuro. Il messaggero è pieno di ardore, ha un senso di responsabilità per il messaggio che porta. Ma a chi lo dove comunicare, dov’è il destinatario? Forse questa è un’immagine che può descrivere la situazione della Chiesa di oggi, che ha un messaggio, il Vangelo, e ha un ardore, il mandato, ma non sa come fare a portarlo, non sa a chi portarlo e non sa chi è disposto ad accoglierlo. Siamo qui per “generare scintille”: condividere un ardore capace di accendere altri e raggiungere i giovani vostri coetanei». Parole, quelle dell’Arcivescovo di Milano Mario Delpini, che corrispondono all’entusiasmo gioioso dei 200 giovani, già visibile in Piazza Duomo, quando, giunti da tutta la Lombardia, si sono incontrati, pieni di speranza per la giornata che si preparavano a vivere.
Come la Chiesa può impegnarsi concretamente sui temi vitali? Quali i passi su cui lavorare insieme? Quali sono le vie da percorrere?
Interrogativi e slanci che hanno ispirato, già due anni fa, questa proposta, affinché l’esortazione post-sinodale “Christus Vivit” fosse ripresa dalle Chiese lombarde insieme ai giovani.

«Questi due anni in cui il Coronavirus non ci ha permesso di vivere subito questo momento, che era stato pensato come immediatamente successivo al Sinodo dei giovani, sono stati due anni non di sospensione ma di lavoro, che ci hanno permesso di elaborare, di precisare, di approfondire sia i desideri che i bisogni e le aspettative rispetto all’incontro», sottolinea don Stefano Guidi, coordinatore di Odielle (Oratori Diocesi Lombarde), nel saluto e nei ringraziamenti a tutte le Pastorali giovanili della Lombardia, ai direttori degli uffici diocesani e ai loro collaboratori. Presente anche don Michele Falabretti, responsabile della Pastorale giovanile della Conferenza episcopale italiana.

Un’intuizione, quella di un cammino insieme, che ha fatto maturare nei Vescovi il desiderio di mettersi in ascolto dei giovani, per comprendere, attraverso caratteristiche e responsabilità diverse, cosa chiede il Vangelo. Seduti agli stessi tavoli, giovani e Vescovi, si sono confrontati in un dialogo costruttivo e profondo, esprimendo con sincerità quanto più stava loro a cuore, scambiando idee e proposte, raccontando esperienze e sogni per il futuro. È l’immagine emblematica dell’incontro del 6 novembre, che annulla ogni distanza, e avvicina in un’occasione straordinaria i giovani ai loro pastori, scoprendo così di camminare verso una meta comune, con l’intento che possa portare dei frutti. Sotto le magnifiche volte delle navate laterali, nel transetto e nell’abside, ad ognuno dei 14 tavoli, strutturato con uno dei dieci Vescovi alla guida delle Diocesi lombarde e i quattro ausiliari di Milano, affiancati da un facilitatore e un segretario, i giovani (tra i 18 e i 30 anni) hanno argomentato, per quasi tre ore, secondo i sentieri delle tematiche di riferimento (richiamate in questo video): vocazione e lavoro; affetti, vita e dono di sé; riti; ecologia; intercultura. Di quanto emerso ne viene raccontata una prima sintesi, nel Salone Pio XII di via Sant’Antonio 5, nel pomeriggio, dagli stessi giovani, accompagnata da una suggestiva illustrazione grafica.

«Quali decisioni ci sta chiedendo il Signore, oggi, per essere suoi discepoli? Quali valori condivisi mettere in atto, come persone e come comunità, perché la vita dei giovani lombardi di oggi sia buona, secondo il Vangelo, e lo sia in modo convincente e bello per i giovani stessi? Quali possibilità di vita e quali responsabilità vitali devono essere affidate ai giovani, perché possano essere essi stessi ad arricchire la vita della Chiesa?», sono le domande poste dal Vescovo di Vigevano, mons. Maurizio Gervasoni, delegato della pastorale giovanile della Conferenza episcopale lombarda, che ha sottolineato la sinodalità dell’importante evento vissuto insieme, secondo lo stile di cui il Papa ci chiede di farci interpreti. «Ricorrenti, nelle vostre parole: esperienza, concretezza, coinvolgimento, accoglienza, testimonianza e attenzioni che ci chiederanno di riflettere. È forte in voi una grande esigenza di eticità, di valori, di impegno: l’esigenza di autenticità. Un’altra cosa emersa è la vostra voglia di fare, molte volte avete ribadito: fatti, non parole. E poi la rivendicazione di protagonismo, di un ruolo verso il futuro che sentite che vi spetta, insieme alla richiesta di esperienze di confronto comunitario e di corresponsabilità.
Questo il senso dell’incontro che possiamo raccogliere: ascoltare la voce dello Spirito che ci permette di rileggere, alla luce della fede, la nostra vita e il nostro modo di fare pastorale, affinché possiamo maturare una decisione libera e rinnovata di vita buona… in grado di portare alla lode grata della bontà di Dio che fa cose grandi in ciascuno di noi».

Con un tono umoristico, ma ricco di significato, l’intervento dell’attore comico Giacomo Poretti ha invitato ad elevare lo sguardo, oltre ciò che è concreto. «Vuoi vedere che certi territori, luoghi, dove nascono misteriosamente le cose che più ci fan soffrire e gioire, i sentimenti e i pensieri, non abbiano una residenza rintracciabile? “Anima”: una parola strana, misteriosa, sconosciuta, ma dal suono gentile e impalpabile, leggera come un soffio. Ma come si fa a fare un’anima? Cominci con il ringraziare. Chi? Il Padre eterno. E se non ci credessi? Se fosse tutto un caso? Lei ringrazi il caso, che non ha faticato meno del Padre eterno. Benedica la circostanza ma non si dimentichi mai di ringraziare».

Gratitudine per la giornata vissuta insieme, è stata espressa, in conclusione, da don Stefano Guidi.

Ma «non dobbiamo pensare che l’incontro di oggi sia il capolinea di qualcosa, piuttosto è un trampolino di lancio». Il cammino dovrà proseguire: dalla sintesi del dialogo si elaboreranno delle prospettive che possano coinvolgere e suscitare altri momenti di confronto, con l’orizzonte della GMG di Lisbona del 2023, per sviluppare le linee pastorali giovanili delle nostre Chiese lombarde.

Ti potrebbero interessare anche: