La chiesa ambrosiana – a partire dalla sua strutturazione – è chiamata a conversione pastorale, così come afferma Papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium

di Maria Teresa Villa
Ausiliaria diocesana

 

Appartenere al popolo ambrosiano è grazia e responsabilità. Il sussidio – predisposto dalla Diocesi per preparare la visita del Papa del 25 marzo – aiuta le parrocchie a prendere coscienza di avere trovato misericordia, come appena celebrato nell’anno giubilare.

 

La chiesa ambrosiana – a partire dalla sua strutturazione – è chiamata allora a conversione pastorale, così come afferma Papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium. Nulla sfugge alla sua concretezza pastorale: consuetudini, stili, orari, linguaggi, strutture richiedono oggi un cambiamento forte. Evangelizzare non è “auto-conservare”. A tutti gli operatori pastorali è chiesto di essere in “uscita”. Il Vangelo di Cristo è buona notizia per l’uomo e per la donna, chiamati a declinarsi in un’esistenza composta da affetti, lavoro e riposo.

 

Il Cardinale Scola in questi anni lo ha ricordato di continuo alla Diocesi, chiedendo di focalizzare ogni energia sui pilastri fondamentali della vita cristiana: Parola consegnata alla Chiesa nella tradizione e nella Santa Scrittura; comunione che scaturisce dalla Trinità; memoria eucaristica di Gesù; missione e testimonianza.

 

Sarebbe importante che tutte le 1100 parrocchie della Diocesi, con l’umiltà che nasce dalla concretezza a cui il Papa invita, comincino a porre dei segni di conversione pastorale. Impareranno così ad essere attente ai poveri e vicino alla gente, soprattutto agli ultimi.