L'opera più "politica" di Dostoevskij nell'allestimento-kolossal di Peter Stein con Maddalena Crippa: nove ore di spettacolo con tre di intervallo

di Ylenia SPINELLI
Redazione

Una grande maratona teatrale. Dopo una prima messinscena in Umbria, è arrivato a Milano, presso la Fondazione Hangar Bicocca, il tour mondiale de I demoni, kolossal di Peter Stein tratto dal romanzo di Fëdor Dostoevskij e prodotto dallo stesso regista con Tieffe Teatro, in collaborazione con Napoli Teatro Festival Italia. Proprio a Napoli lo spettacolo arriverà a giugno, dopo aver toccato Vienna e Amsterdam e prima di ripartire per Ravenna, Atene e New York.
Sfidando ancora una volta i tempi e i modi del teatro convenzionale, il grande regista tedesco (classe 1937) ha allestito e sovvenzionato personalmente nove ore di spettacolo (con tre di intervallo) per dare voce a un romanzo di 900 pagine, portando in scena ben 26 attori, tra i quali la moglie Maddelena Crippa, artista nata e cresciuta alla scuola del Piccolo Teatro.
«Non sono nuovo a queste imprese – spiega Stein -. L’Orestea durava 9 ore, il Faust 22 e altre 10 durava il Wallenstein di Schiller. Del resto la “giornata teatrale” da condividere con il pubblico è alla base del teatro stesso, sin dai tempi dei Greci. A me piace questa idea di teatro, in cui il pubblico diventa partecipe dell’opera e non rimane solo un passivo osservatore. Nei momenti di intervallo gli spettatori hanno la possibilità di mangiare con gli attori, conoscersi, parlare… Diventano una sorta di comunità teatrale».
Il regista ha scelto I demoni non curandosi della lunghezza del romanzo, ma soffermandosi sul messaggio, ancora molto attuale: «È l’opera più politica di Dostoevskij: racconta di un gruppo di rivoluzionari modernisti, nichilisti che hanno sostituito i valori della religione con le ideologie anarchiche e socialiste. In questo modo l’autore ha anticipato i tempi bui dell’ultimo Lenin, il sangue dello stalinismo e di altri totalitarismi, nonché del terrorismo che ci perseguita ancora oggi».
Per sé Stein si è ricavato il ruolo di padre Tichon, non un vero attore, ma una specie di “accompagnatore del pubblico” al quale spiegare le tortuosità del testo, mentre a Maddalena Crippa ha affidato il ruolo della Generalessa. «Sono la mamma del protagonista – dice -, una donna irreprensibile, capace di influire sull’intera comunità. È un personaggio difficile da interpretare, perché in lei convivono la durezza esteriore nei confronti dell’uomo che ama follemente e la sofferenza interiore di un sentimento mai espresso».
Per nulla preoccupata dalla lunga maratona, spiega: «Vi assicuro che dodici ore di spettacolo non sono pesanti, né per noi attori, anche perché siamo in tanti e c’è una bellissima alternanza, né per il pubblico, che viene letteralmente catturato dalla storia. Contrariamente a quanto si possa pensare, infatti, è uno spettacolo facile, per tutti, anche per chi non ha letto il romanzo». E aggiunge: «L’esperienza della “giornata teatrale” è come un viaggio interiore, mentale ed emozionale, con la possibilità di riflettere su temi che nella società di oggi sono spesso nascosti».
Per Stein è dovere dell’artista mostrare la vita e il messaggio di questo spettacolo viene dalla tragedia greca, per la quale siamo nati per morire. «Se però si crea l’effetto catarsi – spiega il regista – e si prende coscienza che sì, siamo nati per morire, ma bisogna andare avanti, questa sfida diventa eroica e lo spettacolo una grande esplosione di umanità». Una grande maratona teatrale. Dopo una prima messinscena in Umbria, è arrivato a Milano, presso la Fondazione Hangar Bicocca, il tour mondiale de I demoni, kolossal di Peter Stein tratto dal romanzo di Fëdor Dostoevskij e prodotto dallo stesso regista con Tieffe Teatro, in collaborazione con Napoli Teatro Festival Italia. Proprio a Napoli lo spettacolo arriverà a giugno, dopo aver toccato Vienna e Amsterdam e prima di ripartire per Ravenna, Atene e New York.Sfidando ancora una volta i tempi e i modi del teatro convenzionale, il grande regista tedesco (classe 1937) ha allestito e sovvenzionato personalmente nove ore di spettacolo (con tre di intervallo) per dare voce a un romanzo di 900 pagine, portando in scena ben 26 attori, tra i quali la moglie Maddelena Crippa, artista nata e cresciuta alla scuola del Piccolo Teatro.«Non sono nuovo a queste imprese – spiega Stein -. L’Orestea durava 9 ore, il Faust 22 e altre 10 durava il Wallenstein di Schiller. Del resto la “giornata teatrale” da condividere con il pubblico è alla base del teatro stesso, sin dai tempi dei Greci. A me piace questa idea di teatro, in cui il pubblico diventa partecipe dell’opera e non rimane solo un passivo osservatore. Nei momenti di intervallo gli spettatori hanno la possibilità di mangiare con gli attori, conoscersi, parlare… Diventano una sorta di comunità teatrale».Il regista ha scelto I demoni non curandosi della lunghezza del romanzo, ma soffermandosi sul messaggio, ancora molto attuale: «È l’opera più politica di Dostoevskij: racconta di un gruppo di rivoluzionari modernisti, nichilisti che hanno sostituito i valori della religione con le ideologie anarchiche e socialiste. In questo modo l’autore ha anticipato i tempi bui dell’ultimo Lenin, il sangue dello stalinismo e di altri totalitarismi, nonché del terrorismo che ci perseguita ancora oggi».Per sé Stein si è ricavato il ruolo di padre Tichon, non un vero attore, ma una specie di “accompagnatore del pubblico” al quale spiegare le tortuosità del testo, mentre a Maddalena Crippa ha affidato il ruolo della Generalessa. «Sono la mamma del protagonista – dice -, una donna irreprensibile, capace di influire sull’intera comunità. È un personaggio difficile da interpretare, perché in lei convivono la durezza esteriore nei confronti dell’uomo che ama follemente e la sofferenza interiore di un sentimento mai espresso».Per nulla preoccupata dalla lunga maratona, spiega: «Vi assicuro che dodici ore di spettacolo non sono pesanti, né per noi attori, anche perché siamo in tanti e c’è una bellissima alternanza, né per il pubblico, che viene letteralmente catturato dalla storia. Contrariamente a quanto si possa pensare, infatti, è uno spettacolo facile, per tutti, anche per chi non ha letto il romanzo». E aggiunge: «L’esperienza della “giornata teatrale” è come un viaggio interiore, mentale ed emozionale, con la possibilità di riflettere su temi che nella società di oggi sono spesso nascosti».Per Stein è dovere dell’artista mostrare la vita e il messaggio di questo spettacolo viene dalla tragedia greca, per la quale siamo nati per morire. «Se però si crea l’effetto catarsi – spiega il regista – e si prende coscienza che sì, siamo nati per morire, ma bisogna andare avanti, questa sfida diventa eroica e lo spettacolo una grande esplosione di umanità». Informazioni – Repliche sabato 29 e domenica 30 maggio, dalle 11 alle 22.30 (durata effettiva 9 ore, con 4 brevi break, la pausa pranzo e la pausa cena), presso Hangar Bicocca (viale Sarca 336, Milano – info: 02.36592544 – www.idemoni.org)

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