Intervista a Tonino Curagi e Anna Gorio, autori del documentario "Le ragazze di Milano" sulle attrici milanesi


Redazione

06/03/2008

di Silvio MENGOTTO

All’interno della manifestazione milanese “Sguardi altrove”, una rassegna di film festival a regia femminile giunta alla XV edizione (fino al 9 marzo presso Cinema Arcobaleno, Spazio Oberdan e Casa del Pane), è stato proiettato Le ragazze di Milano. Storie di cinema: un documentario realizzato da Tonino Curagi e Anna Gorio, diplomati alla Civica Scuola del cinema di Milano, dove Curagi insegna e lavora come regista, mentre Gorio è montatore e regista di documentari.

Il documentario raccoglie le testimonianze di alcune grandi attrici (Franca Valeri, Valentina Cortese, Lucia Bosè, Adriana Asti, Mariangela Melato, Ottavia Piccolo, Angela Finocchiaro e Marina Massironi) per approfondire cosa significhi essere un’attrice cinematografica “milanese”. Abbiamo intervistato i due registi.

Perché questo documentario di memoria al femminile?
Curagi: Siamo due documentaristi. In quindici anni di lavoro abbiamo indagato diverse realtà storiche di memoria legate alla città di Milano. Abbiamo realizzato un documentario sulla storia della malavita milanese, un altro sulla storia del cabaret. Sull’importanza della memoria della città, ci sembrava giusto declinare questo sguardo anche al femminile. Quando realizzi un documentario, oltre alle interviste, si ha bisogno di materiale di repertorio. Quale migliore occasione dell’osservare da vicino queste otto grandi attrici milanesi, di nascita o di adozione, supportandole con le immagini dei film che hanno interpretato nel passato? I vari personaggi interpretati mostrano sia una storia del cinema, sia la storia della donna italiana.

Come è nato il progetto?
Gorio: Raccontare l’evoluzione femminile era un progetto che, da tempo, frullava nella testa: in sostanza come la donna, dal dopoguerra ai nostri giorni, sia cambiata nella società. Vivendo a Milano, ed essendo milanesi, abbiamo verificato che le attrici milanesi, di origine o di adozione, a differenza delle romane o delle napoletane, puntano meno sulla bellezza fisica e di più sulla capacità e sull’intelligenza. Devo dire che hanno sempre dei personaggi notevoli. Questo ci ha permesso di verificare se attraverso la storia del cinema potevamo fare, in qualche modo, un ritratto di questi cambiamenti al femminile. L’altra cosa fondamentale, che non abbiamo potuto mostrare nel filmato perché è difficile avere materiale di repertorio scenico, è che la maggior parte delle intervistate ha una intensa formazione teatrale. La maggior parte di loro – Melato, Asti, Valeri, Cortese, Piccolo… – continua a fare teatro e ha smesso, o quasi, di fare cinema. Questa formazione è, in qualche modo, il filo rosso che unisce le otto attrici.

Questo documentario cade alla vigilia dell’8 marzo. Non potrebbe essere una proposta virtuosa per la Festa della Donna?
Gorio: Sono un po’ polemica sulla festa dell’8 marzo. Fino a quando festeggiamo l’8 marzo significa che questa famosa parità è ben lungi dal venire. La data mi ha sempre infastidito un poco. E’ vero che può essere un momento per riflettere e meditare, ma è sempre e solo un giorno… poi si ritorna come prima.

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