Al Teatro dell’Arte l’attore impersona il geniale inventore Pier Luigi Torre, in uno spettacolo ideato e diretto dalla nipote Roberta: “Il colore è una variabile dell’infinito”

Paolo Rossi e Roberta Torre

«Il colore è una variabile dell’infinito», replicava cinquant’anni fa l’ingegnere Pier Luigi Torre a chi sosteneva fosse impossibile creare una rosa blu. La rosa blu, l’ibrido tanto sognato e cercato, sbocciò davvero nei giardini della sua villa di Stresa. Oggi, a distanza di mezzo secolo, Roberta Torre, regista di cinema e teatro, ripercorre la vicenda umana ed emozionante di suo nonno: ingegnere e botanico, matematico e idealista, progettista all’avanguardia, uomo schivo e introverso, Pier Luigi Torre attraversa gli anni della guerra e poi della ricostruzione, regalando all’Italia sogni e geniali invenzioni.

Prende vita così uno spettacolo che porta la cifra stilistica della regista, in cui teatro, musica e cinema si fondono per dare vita a un varietà pop e surreale, dove Paolo Rossi “è” Pier Luigi Torre: «Chi, se non lui, con la sua attitudine geniale e anarchica, poteva interpretare il protagonista di questa storia, l’inventore della Lambretta, icona del design italiano?», sostiene a ragione Roberta Torre.

Dalla convergenza creativa tra Crt Milano e Triennale Design Museum e dalla visionarietà di una delle registe italiane che più ama la contaminazione, nasce quindi un insolito e onirico “varietà teatrale e musicale” – Il colore è una variabile dell’infinito, in scena al Teatro dell’Arte dal 13 maggio all’8 giugno – che racconta la storia di un uomo fuori dagli schemi, «con i tratti di una Beautiful mind», come ama commentare la stessa Roberta Torre.

A Vieste, piccola cittadina del Gargano dove il padre era “guardiano del faro” alle dipendenze della regia Marina, nasce nel 1902 Pierluigi Torre: la matematica è il suo “gioco” sin dall’infanzia, una passione che lo accompagnerà per tutta la vita, gli farà prendere due lauree – in ingegneria meccanica e aeronautica- e gli otterrà a 45 anni, per meriti scientifici, il grado di Generale dell’aeronautica. Amico di Italo Balbo, ideatore con Alessandro Marchetti dell’idrovolante Savoia Marchetti (simbolo dell’aeronautica militare e del progresso tecnologico italiano durante il fascismo), Torre sarà uno degli “autori“ della trasvolata aerea Roma – New York del 1933, quando 24 velivoli italiani Savoia Marchetti sorvolarono in formazione la Statua della Libertà. Dopo la guerra, l’incontro decisivo con Ferdinando Innocenti, che lo chiama a progettare una due-ruote dalla linea futuristica e dalla rivoluzionaria cilindrata 125 cv, la Lambretta, con un telaio di tubi e ruote piccole come quelle del carrello degli aerei. Spigoli aguzzi contro le rotondità della Vespa – ideata dall’ex collega in aeronautica, Corradino D’Ascanio -, la Lambretta, uscita nel 1947 dagli stabilimenti Innocenti sulle rive del Lambro, permetterà agli italiani di scoprire viaggi e turismo, quando la macchina è ancora un lusso per pochissimi. Batterà la Vespa nelle gare di velocità su pista, grazie proprio al design e ai motori di Pier Luigi Torre.

Rosa blu e Lambretta, motore Savoia Marchetti e prototipo della scatola nera, Italia delle macerie e speranze nel futuro: Il colore è una variabile dell’infinito racconta le apparenti contraddizioni e la profonda solitudine di una intelligenza inquieta, di una mente eccezionale, che contiene un mondo ricchissimo che produce immagini, dove realtà e allucinazioni possono confondersi.

Lo spettacolo non è soltanto la rivisitazione intimista di una storia familiare, né soltanto una riflessione sull’Italia di allora, e dunque su quella di oggi. È, anche e soprattutto per la regista e scrittrice, una ricerca sul senso del “fare” e della creatività artistica: «Se l’infinito racchiude ogni colore, anche il blu farà parte di quelle possibilità, basterà cercarlo e… voilà, ecco a voi una rosa blu. È una sua frase che mi ha molto colpito e, anche se detta da matematico, ho capito che poteva svelarmi il senso di tutta la creazione. È insomma la risposta e il senso che ogni artista trova al suo desiderio di creare. L’Illimitato desiderio di ricerca, di sperimentazione, di sorpresa che ho sempre avuto nel mio percorso, trovava finalmente un titolo, una formula perfetta a cui fare riferimento. E, guarda caso, ce l’avevo in casa. Ho pensato così di dedicarmi a un progetto che raccontasse la vita e lo spirito avventuroso di quest’uomo così vicino a me e così lontano al tempo stesso, e renderlo teatro, cinema, visioni».

Contemporaneamente allo spettacolo, da aprile esce in libreria il romanzo omonimo, edito da Baldini e Castoldi, in cui Roberta Torre narra in prima persona la storia del suo nonno geniale, riappropriandosi di una figura amata e, allo stesso tempo, ripercorrendo la storia e la memoria di un intero Paese negli anni a cavallo della seconda guerra. 

Prima dello spettacolo teatrale – che girerà nei teatri italiani e stranieri nella prossima stagione -, Il colore è una variabile dell’infinito è una giocosa installazione alla Triennale Design Week, in cui ogni visitatore potrà realizzare un proprio selfie a cavallo di una Lambretta d’epoca, da postare in rete con l’hashtag #lambretterosematematica. Infine sarà la stessa Roberta Torre a portare la sua storia di lambrette, rose e matematica dal palcoscenico teatrale allo schermo cinematografico.

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