Testo fondamentale nella storia della drammaturgia di Pirandello, va in scena nella produzione Elsinor Teatro Stabile d’Innovazione, con la regia di Roberto Trifirò (anche protagonista)

Il piacere dell'onestà

Dal 7 al 24 marzo al Teatro Sala Fontana (via Boltraffio 21, Milano), va in scena Il piacere dell’onestà di Luigi Pirandello, una produzione Elsinor Teatro Stabile d’Innovazione in prima nazionale, diretto e interpretato da Roberto Trifirò, con Sonia Burgarello, Raffaella Boscolo, Stefano Braschi, Francesco Migliaccio e Andrea Soffiantini.

Questa commedia in tre atti fu scritta e rappresentata per la prima volta nel 1917, con grande successo di critica e pubblico. I temi trattati sono quelli cari a Pirandello: differenza tra essere e apparire, tra l’identità sociale indossata come una maschera e quel che davvero si è.

Il protagonista è Angelo Baldovino, ex giocatore d’azzardo, con debiti e fama di scarsa moralità, a cui è stato proposto il matrimonio “bianco” con Agata, una ragazza rimasta incinta, amante del marchese Fabio Colli, separato per colpa della moglie e che per tale motivo non può né sposarla, né dare il nome al nascituro. Angelo accetta per denaro l’offerta ma pone una condizione: «Sposerò per finta una donna; ma sul serio io sposo l’onestà». Infatti dimostrerà un rigido rigore morale, che metterà tutti in difficoltà: il marchese Fabio, che sperava di liberarsi in poco tempo di lui e di riprendersi Agata; la madre di Agata, la signora Maddalena, che aveva favorito la relazione della figlia col marchese, ma che certo non avrebbe mai voluto come genero un fallito; il compagno di scuola Maurizio, cugino del marchese, che gli aveva proposto il matrimonio, convinto di risolvere con la razionalità gli errori provocati dal troppo sentimento. Solo Agata, la moglie per finta, riconoscendo in lui lealtà, correttezza e serietà, decide da brava moglie di seguirlo nella buona e nella cattiva sorte, riabilitando così se stessa, il marito e la nuova vera famiglia.

«Il piacere dell’onestà è un testo fondamentale nella storia della drammaturgia di Pirandello – spiega Trifirò -; vi troviamo infatti la prima espressione compiuta di quella serie di “uomini soli” che attraversano i punti più alti della sua creatività, e dall’altro ritroviamo uno dei miti centrali dell’ideologia pirandelliana, quello della maternità. Come già in Pensaci Giacomino e in Ma non è una cosa seria, Pirandello usa l’espediente del falso matrimonio, su cui si confrontano personaggi costretti a togliersi la maschera dietro la quale hanno ingannato se stessi e gli altri. Si rivela così il vero volto della varia umanità dei protagonisti».

Info e prenotazioni: tel. 02.69015733 – fontana.teatro@elsinor.net

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