Si chiama Ciapp-Ter Ileven la band formata da tre giornalisti del quotidiano economico che si esibirà mercoledì nella sede del giornale in un concerto a favore del progetto diocesano. Parla il “cantante” Mauro Meazza

di Francesca LOZITO

Ciappter Ileven

Si sono inventati un genere musicale tutto loro: il pop economico-tributario. Parodie di temi serissimi: fisco, tasse, occupazione… Sono tre giornalisti del Sole 24 ore che hanno messo in piedi un gruppo con un nome che è tutto un programma: Ciapp-Ter Ileven. Mercoledì 11 dicembre, alle 20.45, si esibiranno in un concerto all’Auditorium del Sole 24 ore in via Monte Rosa a Milano, che avrà come obiettivo quello di raccogliere fondi per il Fondo Famiglia Lavoro della Diocesi. Mauro Meazza, caporedattore al quotidiano economico, è la “voce” della band (gli altri componenti sono Stefano Elli e Marco Lo Conte, con la complicità di due musicisti, Filippo Bentivoglio e Mattia Bertani).

Da quanti anni suonate insieme?
Ormai sono tre anni e in prossimità di Natale teniamo sempre un concerto. Siamo una no profit band. Non ci facciamo pagare per suonare, ma suoniamo molto volentieri per accompagnare raccolte di fondi a scopo benefico.

Quindi musicalmente siete nati quando la crisi economica andava acutizzandosi..
Infatti. Il nostro nome, Ciapp-Ter Ileven  – che noi scriviamo in modo particolare per rimandare al milanese ciapp – è un po’ legato a questo. Noi abbiamo cominciato a suonare nel 2010, quando la crisi, da finanziaria, è diventata economica. Quando, cioè, gli effetti della crisi si sono resi visibili.

Allora negli anni della crisi si può anche sorridere?
È assolutamente necessario, anche perché i problemi e le complicazioni fiscali di fronte alle quali ci troviamo sono autentici rompicapo. Pensiamo solo alle problematiche di questi giorni legate all’Imu: se ne parliamo seriamente, certo non inducono al sorriso. Non ci va di fare ironia pesante, piuttosto cerchiamo di alleggerire un po’ il discorso, quando è possibile… Ci sembra carino proporre un alleggerimento per far sorridere le persone su problemi reali che vanno a colpire le loro vite o i loro portafogli.

Ma come avete conosciuto il Fondo Famiglia Lavoro?
L’abbiamo conosciuto in pratica quando siamo nati. Dalla nostra prima esibizione, tenuta davanti a un gruppo di colleghi al giornale, abbiamo ricavato un dvd grazie al quale abbiamo raccolto alcune offerte. Proprio per i temi che trattiamo nelle nostre canzoni, ci è sembrato corretto destinare quelle offerte al Fondo. Così è nato questo legame, consolidato nel corso degli anni. Ora ci è parso giusto dedicare nuovamente al Fondo anche il terzo concerto di Natale.

E che cosa vi ha colpito del Fondo? Perché avete deciso di sostenere questa iniziativa, che da un anno a questa parte non è più solo la risposta a un’emergenza economica, ma ha assunto il connotato di un tentativo di reinserire le persone?
Il Fondo Famiglia Lavoro cerca di dare una risposta a problemi che sono molto vicini a quello di cui scriviamo ogni giorno: il lavoro che non si trova, i soldi che si fa fatica a mettere da parte… Problemi che sono vicini a noi e che toccano tutti quelli che ci leggono. La prossimità di una iniziativa come il Fondo, che è radicata nel territorio, che offre una seconda chance a persone che hanno perso il loro impiego e il cui reddito magari è l’unica fonte di sostentamento per le loro famiglie, ci sembrava particolarmente meritorio. Purtroppo non riusciamo ancora a mobilitare grandi cifre. Ma ci sembrava comunque utile fare in modo che anche la serata in programma l’11 dicembre ricordasse a più gente possibile l’esistenza del Fondo, l’importanza di contribuirvi e, se è il caso, l’opportunità di ricorrervi.

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