Altra stagione fallimentare e Montezemolo minaccia il ritiro dalle gare se non cambiano le regole. Ma il flop va oltre questo fattore

di Leo GABBI

Ferrari

È andato agli archivi il Gran Premio di Germania, domenica toccherà a quello di Ungheria, ma in casa Ferrari, nonostante qualche bella prova isolata, è come se questo Mondiale non fosse mai iniziato. Al via della stagione, tutti a Maranello erano impegnati per cercare di colmare il gap che nelle ultime stagioni si era formato a favore della Red Bull: questo obiettivo è stato in parte raggiunto, ma nel frattempo le nuove regole hanno premiato un’imprendibile Mercedes che ha già praticamente archiviato il Mondiale di Formula Uno di quest’anno.

Un’altra stagione da buttare per il Cavallino rampante, che si riflette nella frustrazione di tutta la scuderia, dal presidente Montezemolo a un sempre più inquieto Alonso, al neo rientrato Raikkonen che non ha dato all’ambiente la scossa sperata. Ancora più desolati sono poi i milioni di tifosi delle Rosse, che cominciano a disaffezionarsi non solo della scuderia, ma dell’intero Circus della Formula Uno. In effetti questo nuovo regolamento, anziché aumentare l’incertezza, ha finora provocato solo sbadigli e gare a senso unico, tanto che proprio da Maranello sono arrivati propositi bellicosi, che parlano di un possibile ritiro della scuderia dalle gare se le cose non cambieranno. È chiaro che la Formula Uno senza Ferrari non avrebbe senso (è come giocare un Mondiale di calcio senza Brasile o Italia), ma qualcosa va fatto se non si vuole vedere ridimensionato l’intero movimento, compreso il giro d’affari degli sponsor che sta così a cuore ai signori che comandano il Circus. Montezemolo ha attaccato frontalmente il sistema, sostenendo che ormai i piloti sono «diventati dei tassisti, perché costretti a risparmiare carburante, stando più attenti a non usurare le gomme, anziché cercare di andare più veloci».

Di sicuro negli ultimi anni, tra il dominio Reb Bull e le recenti cervellotiche regole, si è assistito a gare più scontate e meno spettacolari, che hanno portato a un parziale scollamento da parte degli appassionati.

Ma il flop Ferrari non può essere solo liquidato con questo fattore: solo qualche mese fa è stato dato il benservito al direttore Domenicali, sperando in un’inversione di tendenza sul fronte tecnico e soprattutto tecnologico, per correggere in corsa quei difetti e quelle lacune che ormai da 5-6 stagioni costringono i piloti del Cavallino a una partenza ad handicap. Finora però non c’è stata la svolta auspicata: si dovrà far tesoro degli errori commessi, cercare di sperimentare durante i rimanenti Gran Premi, ma c’è come l’impressione che servirà un colpo a sorpresa, magari un’intuizione sul fronte del motore o dell’aerodinamica, per invertire una tendenza che anche quest’anno ha portato finora pochissimi podii e tantissime energie sprecate, oltre alla frustrazione di un intero popolo.

Un vero peccato, anche perché il prestigio del brand a livello mondiale resta immutato: lo dimostra la recente manifestazione che la scuderia di Maranello ha organizzato a Mosca. Ben centomila russi hanno affollato le strade del circuito attorno al Cremlino per ammirare da vicino il passaggio delle Rosse: un patrimonio che non va disperso e che ora deve trovare terreno fertile anche sulle piste ufficiali del Circus.

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