In mille istituti primari sta per partire l'"alfabetizzazione motoria". L'obiettivo è crescere ragazzi sani. Ne parliamo con chi formerà gli esperti che affiancheranno maestri e maestre

di Mauro COLOMBO
Redazione

Un tempo c’era “l’ora di ginnastica”: scolari in grembiule – prima neri, poi azzurri e rosa – che in palestrine appena regolamentari, sotto l’occhio vigile di maestri e maestre volonterosi, si sfogavano in ore improntate più al gioco che allo sport (chi non ricorda le sfide a “palla avvelenata”?).
Poi è arrivata l’“educazione fisica”: i grembiuli hanno lasciato il posto a tute di marca, le palestre si sono attrezzate e, con l’autonomia, le scuole hanno raddoppiato l’ora di lezione, sempre sotto la responsabilità del cosiddetto “insegnante di cattedra”. Ciononostante, il confronto con gli altri Paesi europei sulla quantità di tempo dedicato dalla scuola allo sport è rimasto imbarazzante. Nel lungo periodo, la carenza di attività motoria è stata alla base dell’aumento dei ragazzi in sovrappeso, anticamera dell’obesità (il 34% secondo una ricerca del Censis), e del mancato sviluppo di una cultura sportiva tra le nuove generazioni (anche qui c’è molto da imparare dal resto dell’Europa…).
Così il Ministero dell’Istruzione e il Coni hanno deciso di aprire le porte della scuola primaria all’“alfabetizzazione motoria”. Il progetto-pilota partirà nelle prossime settimane: entro il 20 gennaio verranno individuate 1000 scuole (10 mila classi, per un totale di 250 mila alunni tra i 6 e i 10 anni, inclusi i diversamente abili) che l’adotteranno in via sperimentale per due ore alla settimana. La riforma andrà a regime in tutte le scuole italiane nell’anno 2012-2013. L’idea è quella di portare i bambini a riscoprire movimenti un tempo naturali – la corsa, l’arrampicata, l’equilibrio – e poi progressivamente perduti (colpa della playstation?).
Una svolta in tempi relativamente rapidi (si è iniziato a parlarne a luglio), di cui il Coni va molto fiero. Vi investirà 5 milioni di euro (nella fiduciosa attesa che il Ministero del Tesoro allarghi i cordoni della propria borsa) e il suo presidente Gianni Petrucci – artefice della riforma con il ministro Gelmini – ha affermato: «Abbiamo vinto e continueremo a vincere tante medaglie, ma questo accordo per la scuola è la medaglia più importante».
In concreto, gli insegnanti di cattedra saranno affiancati da laureati all’Isef o in Scienze motorie. E a formare questi esperti contribuirà l’Università Cattolica del Sacro Cuore, attraverso lo staff del corso di laurea in Scienze motorie e dello sport della facoltà di Scienze della formazione. Ne parliamo con il coordinatore, il professor Francesco Casolo. «Siamo stati coinvolti in base agli stretti rapporti di collaborazione da sempre in atto con il Miur, e in particolare con i suoi uffici regionali che fanno riferimento al professor Marco Bussetti – spiega -. Nelle prossime settimane, in base alla selezione effettuata dal Ministero tra i docenti di educazione fisica e di educazione motoria, partirà l’attività formativa, che noi certificheremo rilasciando attestazioni e crediti formativi a chi andrà a coordinare l’alfabetizzazione motoria nei vari plessi».

Una nuova “materia”, quindi, messa a ordinamento a tutti gli effetti…
Già ora nella scuola primaria sono previste due ore di educazione motoria. Non sono però valorizzate al massimo, perché affidate a maestri e maestre che hanno una competenza specifica limitata. La grande novità di questa riforma è proprio il ricorso a personale docente specializzato e formato a insegnare gli schemi motori di base.

Si parla, in effetti, di “grammatica” del movimento…
Proprio così, ed è un aspetto molto importante, tenuto conto del ruolo attivo del Coni. A differenza di altri progetti “mono-disciplinari” (cioè indirizzati a un solo sport), questa riforma si poggia sul riconoscimento che, prima di affrontare qualsiasi tipo di specialità, sia necessario sviluppare gli schemi motori di base. Per esemplificare: se un bambino impara a correre bene, correrà bene sia che scelga di praticare l’atletica, sia che decida di giocare a calcio o a tennis, e così via. Abbiamo finalmente fatto capire al mondo dello sport che una preparazione di base è indispensabile per qualsiasi attività sportiva. Una preparazione da sviluppare in termini qualitativi e quantitativi: per tornare all’esempio di prima, occorre imparare a correre bene in piano, in salita, in discesa, su terreno regolare o accidentato, accelerando e rallentando, oppure tenendo un certo ritmo…

L’obiettivo primario, quindi, non è l’affermazione agonistica, ma il benessere psico-fisico…
Esatto: a mo’ di slogan si può dire “l’attività motorio-sportiva per l’uomo e non l’uomo per l’attività motorio-sportiva”. Ma l’agonismo non è messo al bando: un confronto con gli altri, sano e correttamente inteso, ha valenza educativa come occasione mirata a conoscere meglio le proprie capacità e i propri limiti. Ognuno di noi ha potenzialità diverse da quelle di tutti gli altri. E in questo senso, nell’attenzione all’individualità fisica e morfologica di ogni bambino, va letto anche il coinvolgimento nell’alfabetizzazione motoria degli alunni diversamente abili.

Al di là dell’aspetto fisico, nel lungo periodo questa riforma aiuterà anche la creazione di una vera cultura sportiva tra i giovani?
Me lo auguro. Come tutti i progetti-pilota, rappresenta un primo passo per giungere in futuro alla “istituzionalizzazione” della figura professionale del referente per l’attività motoria all’interno di ogni plesso scolastico. Una figura che certo potrà trasmettere i fondamenti di quella “cultura dello sport” che è sin qui mancata. Un tempo c’era “l’ora di ginnastica”: scolari in grembiule – prima neri, poi azzurri e rosa – che in palestrine appena regolamentari, sotto l’occhio vigile di maestri e maestre volonterosi, si sfogavano in ore improntate più al gioco che allo sport (chi non ricorda le sfide a “palla avvelenata”?).Poi è arrivata l’“educazione fisica”: i grembiuli hanno lasciato il posto a tute di marca, le palestre si sono attrezzate e, con l’autonomia, le scuole hanno raddoppiato l’ora di lezione, sempre sotto la responsabilità del cosiddetto “insegnante di cattedra”. Ciononostante, il confronto con gli altri Paesi europei sulla quantità di tempo dedicato dalla scuola allo sport è rimasto imbarazzante. Nel lungo periodo, la carenza di attività motoria è stata alla base dell’aumento dei ragazzi in sovrappeso, anticamera dell’obesità (il 34% secondo una ricerca del Censis), e del mancato sviluppo di una cultura sportiva tra le nuove generazioni (anche qui c’è molto da imparare dal resto dell’Europa…).Così il Ministero dell’Istruzione e il Coni hanno deciso di aprire le porte della scuola primaria all’“alfabetizzazione motoria”. Il progetto-pilota partirà nelle prossime settimane: entro il 20 gennaio verranno individuate 1000 scuole (10 mila classi, per un totale di 250 mila alunni tra i 6 e i 10 anni, inclusi i diversamente abili) che l’adotteranno in via sperimentale per due ore alla settimana. La riforma andrà a regime in tutte le scuole italiane nell’anno 2012-2013. L’idea è quella di portare i bambini a riscoprire movimenti un tempo naturali – la corsa, l’arrampicata, l’equilibrio – e poi progressivamente perduti (colpa della playstation?).Una svolta in tempi relativamente rapidi (si è iniziato a parlarne a luglio), di cui il Coni va molto fiero. Vi investirà 5 milioni di euro (nella fiduciosa attesa che il Ministero del Tesoro allarghi i cordoni della propria borsa) e il suo presidente Gianni Petrucci – artefice della riforma con il ministro Gelmini – ha affermato: «Abbiamo vinto e continueremo a vincere tante medaglie, ma questo accordo per la scuola è la medaglia più importante».In concreto, gli insegnanti di cattedra saranno affiancati da laureati all’Isef o in Scienze motorie. E a formare questi esperti contribuirà l’Università Cattolica del Sacro Cuore, attraverso lo staff del corso di laurea in Scienze motorie e dello sport della facoltà di Scienze della formazione. Ne parliamo con il coordinatore, il professor Francesco Casolo. «Siamo stati coinvolti in base agli stretti rapporti di collaborazione da sempre in atto con il Miur, e in particolare con i suoi uffici regionali che fanno riferimento al professor Marco Bussetti – spiega -. Nelle prossime settimane, in base alla selezione effettuata dal Ministero tra i docenti di educazione fisica e di educazione motoria, partirà l’attività formativa, che noi certificheremo rilasciando attestazioni e crediti formativi a chi andrà a coordinare l’alfabetizzazione motoria nei vari plessi».Una nuova “materia”, quindi, messa a ordinamento a tutti gli effetti…Già ora nella scuola primaria sono previste due ore di educazione motoria. Non sono però valorizzate al massimo, perché affidate a maestri e maestre che hanno una competenza specifica limitata. La grande novità di questa riforma è proprio il ricorso a personale docente specializzato e formato a insegnare gli schemi motori di base.Si parla, in effetti, di “grammatica” del movimento…Proprio così, ed è un aspetto molto importante, tenuto conto del ruolo attivo del Coni. A differenza di altri progetti “mono-disciplinari” (cioè indirizzati a un solo sport), questa riforma si poggia sul riconoscimento che, prima di affrontare qualsiasi tipo di specialità, sia necessario sviluppare gli schemi motori di base. Per esemplificare: se un bambino impara a correre bene, correrà bene sia che scelga di praticare l’atletica, sia che decida di giocare a calcio o a tennis, e così via. Abbiamo finalmente fatto capire al mondo dello sport che una preparazione di base è indispensabile per qualsiasi attività sportiva. Una preparazione da sviluppare in termini qualitativi e quantitativi: per tornare all’esempio di prima, occorre imparare a correre bene in piano, in salita, in discesa, su terreno regolare o accidentato, accelerando e rallentando, oppure tenendo un certo ritmo…L’obiettivo primario, quindi, non è l’affermazione agonistica, ma il benessere psico-fisico… Esatto: a mo’ di slogan si può dire “l’attività motorio-sportiva per l’uomo e non l’uomo per l’attività motorio-sportiva”. Ma l’agonismo non è messo al bando: un confronto con gli altri, sano e correttamente inteso, ha valenza educativa come occasione mirata a conoscere meglio le proprie capacità e i propri limiti. Ognuno di noi ha potenzialità diverse da quelle di tutti gli altri. E in questo senso, nell’attenzione all’individualità fisica e morfologica di ogni bambino, va letto anche il coinvolgimento nell’alfabetizzazione motoria degli alunni diversamente abili.Al di là dell’aspetto fisico, nel lungo periodo questa riforma aiuterà anche la creazione di una vera cultura sportiva tra i giovani?Me lo auguro. Come tutti i progetti-pilota, rappresenta un primo passo per giungere in futuro alla “istituzionalizzazione” della figura professionale del referente per l’attività motoria all’interno di ogni plesso scolastico. Una figura che certo potrà trasmettere i fondamenti di quella “cultura dello sport” che è sin qui mancata.

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