Tra Olanda e Spagna domenica la finalissima di Sudafrica 2010: nessuna delle due ha mai vinto il torneo iridato�

di Mauro COLOMBO
Redazione

In un Mondiale di calcio che a un certo punto sembrava dominato dal Sudamerica, la finalissima sarà invece disputata da due squadre europee. Per l’Olanda, quello di domenica 11 luglio a Johannesburg, è il terzo ritorno in una finale iridata, dopo i due sfortunati precedenti di Germania 1974 e Argentina 1978. Per la Spagna, invece, è un debutto assoluto. Di conseguenza, comunque vada, domenica sera si celebrerà la “prima volta” di una Nazionale neo-campione del mondo.
Se le “furie rosse” hanno confermato il pronostico che, prima del torneo, le vedeva tra le quattro principali favorite, gli oranje sono una mezza sorpresa, visto che, tra le Nazionali del vecchio continente, la loro era forse la meno accreditata alla vigilia. Perse via via per strada Italia, Francia, Inghilterra, Brasile e Argentina, Olanda e Spagna si sono giocate l’accesso alla finale con il redivivo Uruguay e la sempiterna Germania. I tulipani hanno rischiato di perdere il controllo di una partita che il vantaggio iniziale aveva indirizzato nella direzione loro prediletta: poi la qualità di Sneijder e Robben ha fatto la differenza, ma c’è stato da soffrire fino all’ultimo secondo. Per aggiudicarsi la semifinale, la Spagna, dal canto suo, ha fatto più di una Germania troppo attendista, che ha pagato l’assenza di Muller e la scarsa vena per oltre un’ora di Özil: gli iberici hanno fatto fruttare l’abilità nel palleggio dei vari Xavi, Iniesta e Xabi Alonso, ma per prevalere hanno avuto bisogno di una capoccciata di capitan Puyol.
Il match di domenica si annuncia molto equilibrato. L’Olanda si presenta in una versione meno glamour di altre (basti pensare alle squadre di Cruijff e di Van Basten), ma forse per questo più equilibrata. Non appare sicurissima in difesa, anche se Van Bommel e il rientrante De Jong costituiscono una diga robusta; ma quando Sneijder accende la luce e Robben parte in accelerata il pericolo è dietro l’angolo.
La Spagna ha nel possesso-palla un’arma a doppio taglio. Può nascondere la sfera all’avversario a suo piacimento, in attesa dell’imbucata a favore del micidiale Villa; ma talvolta si “specchia” fin troppo in questa sua qualità, a scapito della concretezza e di una giocata magari meno spettacolare, ma più decisiva.
Domenica sera sarà anche il duello tra i due uomini-simbolo che si stanno giocando il titolo di capocannoniere e (forse) il prossimo Pallone d’Oro. Da una parte Sneijder, il tulipano tascabile dal cervello più veloce delle gambe, che dopo il triplete con l’Inter non è ancora stanco di vincere. Dall’altra Villa, goleador astuto e imprevedibile, che aspira a presentarsi al suo nuovo pubblico del Camp Nou (è stato ceduto dal Valencia al Barcellona) con il fiore all’occhiello del titolo mondiale. Ma in un confronto così incerto conteranno anche le riserve psico-fisiche, e forse il giorno di riposo in più a favore dell’Olanda potrebbe risultare determinante. In un Mondiale di calcio che a un certo punto sembrava dominato dal Sudamerica, la finalissima sarà invece disputata da due squadre europee. Per l’Olanda, quello di domenica 11 luglio a Johannesburg, è il terzo ritorno in una finale iridata, dopo i due sfortunati precedenti di Germania 1974 e Argentina 1978. Per la Spagna, invece, è un debutto assoluto. Di conseguenza, comunque vada, domenica sera si celebrerà la “prima volta” di una Nazionale neo-campione del mondo.Se le “furie rosse” hanno confermato il pronostico che, prima del torneo, le vedeva tra le quattro principali favorite, gli oranje sono una mezza sorpresa, visto che, tra le Nazionali del vecchio continente, la loro era forse la meno accreditata alla vigilia. Perse via via per strada Italia, Francia, Inghilterra, Brasile e Argentina, Olanda e Spagna si sono giocate l’accesso alla finale con il redivivo Uruguay e la sempiterna Germania. I tulipani hanno rischiato di perdere il controllo di una partita che il vantaggio iniziale aveva indirizzato nella direzione loro prediletta: poi la qualità di Sneijder e Robben ha fatto la differenza, ma c’è stato da soffrire fino all’ultimo secondo. Per aggiudicarsi la semifinale, la Spagna, dal canto suo, ha fatto più di una Germania troppo attendista, che ha pagato l’assenza di Muller e la scarsa vena per oltre un’ora di Özil: gli iberici hanno fatto fruttare l’abilità nel palleggio dei vari Xavi, Iniesta e Xabi Alonso, ma per prevalere hanno avuto bisogno di una capoccciata di capitan Puyol.Il match di domenica si annuncia molto equilibrato. L’Olanda si presenta in una versione meno glamour di altre (basti pensare alle squadre di Cruijff e di Van Basten), ma forse per questo più equilibrata. Non appare sicurissima in difesa, anche se Van Bommel e il rientrante De Jong costituiscono una diga robusta; ma quando Sneijder accende la luce e Robben parte in accelerata il pericolo è dietro l’angolo.La Spagna ha nel possesso-palla un’arma a doppio taglio. Può nascondere la sfera all’avversario a suo piacimento, in attesa dell’imbucata a favore del micidiale Villa; ma talvolta si “specchia” fin troppo in questa sua qualità, a scapito della concretezza e di una giocata magari meno spettacolare, ma più decisiva.Domenica sera sarà anche il duello tra i due uomini-simbolo che si stanno giocando il titolo di capocannoniere e (forse) il prossimo Pallone d’Oro. Da una parte Sneijder, il tulipano tascabile dal cervello più veloce delle gambe, che dopo il triplete con l’Inter non è ancora stanco di vincere. Dall’altra Villa, goleador astuto e imprevedibile, che aspira a presentarsi al suo nuovo pubblico del Camp Nou (è stato ceduto dal Valencia al Barcellona) con il fiore all’occhiello del titolo mondiale. Ma in un confronto così incerto conteranno anche le riserve psico-fisiche, e forse il giorno di riposo in più a favore dell’Olanda potrebbe risultare determinante. – Wesley Sneijder e David Villa

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