Ai Mondiali danesi storico successo per la Ferrari (15 anni). Determinata e sicura, la ginnasta bresciana sulle orme di Nadia Comaneci


Redazione

La quindicenne bresciana si pone sulle orme di Nadia Comaneci,
ma con un sorriso. Calma e determinazione sono le sue armi in più.
Alla base della sua esplosione una dedizione e un’applicazione
incessanti: il suo allenatore la definisce un cannibale…

di Luciano Zanardini
(La Voce del Popolo – Brescia)

Un metro e quarantatrè per trentasei chili. Ha 15 anni, un sorriso smagliante e una grinta determinante. Vanessa Ferrari è la prima italiana a tingersi d’oro nella ginnastica: ai Mondiali in Danimarca ha conquistato la medaglia più ambita nel concorso generale, regalando uno storico successo ai colori azzurri.

La cronaca della finale non lascia dubbi. Sbaglia alla trave, ma la perfezione negli altri esercizi non può che trasformarla nella regina indiscussa. Comincia dal volteggio, l’esercizio a lei meno congeniale e l’unico in cui non ha ottenuto la finale di specialità, con un bel 14.800 e il settimo posto in classifica.

Alle parallele asimmetriche chiude con 15.825, passando al comando della graduatoria. La trave, l’attrezzo meno amato dalla baby prodigio, rischia di compromettere tutto: una caduta (14.900) e il secondo posto complessivo. Quando il sogno dell’oro sembra svanire, Vanessa sfodera un corpo libero perfetto (15.500) sulle note di Nessun dorma, e il “Vincerò” diventa un tributo per la giovane bresciana.

Nativa di Orzinuovi, Vanessa si allena agli ordini di Enrico Casella con la Brixia Brescia, in una palestra larga 10 metri e lunga 24, quando una striscia per il volteggio ne richiede 34… Poco importa, forse, se gareggia con quattro viti nella mano destra… E solo questo potrebbe bastare a raccontare la sua determinazione.

Il suo sorriso non ricorda le ginnaste dell’Est, bambine-prodigio tristi di alcune Olimpiadi or sono. Vanessa ha iniziato a frequentare la palestra a 7 anni, dopo aver tentato anche la strada della danza e del pattinaggio artistico. A quindici anni è ormai un atleta di livello internazionale.

Ricorda Nadia Comaneci, l’adolescente che ha cambiato la ginnastica. Nadia era piccola, un uccellino, ma faceva cose da grandi. Una bambolina che dava l’impressione di essere padrona dello spazio. Non c’era platea che non fosse innamorata di lei. Nel 1976 a Montreal, appena quindicenne, vinse tre medaglie d’oro, ma soprattutto costrinse i giudici ad assegnarle il primo 10 della storia. Per la cronaca, in seguito di medaglie d’oro ne ottenne altri sei.

Ma Nadia, prima di essere un fenomeno, era una bambina fragile. Per tutti divenne un prodotto. Doveva allenarsi, non si allenò. Doveva essere seguita, non fu seguita. La sua favola sportiva non ebbe un lieto fine.

Torniamo a Vanessa. Non è sempre tutto immediato. Il successo nasce da anni di dedizione, da ore e ore d’allenamento, dalle molte rinunce e da una famiglia solida. Molto spesso tutto passa in secondo piano. La calma e la concentrazione sono le armi in più di questa ragazzina. Si allena dalle 9 alle 13, si concede una pausa e poi ritorna in palestra dalle 14 alle 16.30. Non è finita: per tre ore segue lezioni private e alla sera spazio ai compiti.

Ricorda una farfalla per eleganza e per agilità. Nei momenti di riposo non perde tempo. Passa ore davanti al computer a studiare le avversarie, i loro movimenti. Instancabile. In un gergo piuttosto brutale, il suo allenatore ama definirla un cannibale.

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