Redazione

«E’ un gran bel Giro», ha cantato Paolo Belli da Reggio Calabria fino a Milano. Per l’incertezza che ha regalato fino al penultimo giorno si può essere d’accordo con lui? «Sul piano emotivo senz’altro – concorda Pier Augusto Stagi, direttore di Tuttobici e inviato del Giornale -, anche per il percorso, disegnato molto bene e tra i più interessanti degli ultimi quindici anni».

E sul piano tecnico?
Sicuramente è stata una bella corsa, vinta però da un corridore non di grandissimo rango. Con tutto il rispetto, Savoldelli guidava una squadra non eccelsa, su di lui in partenza c’erano grandi incognite, è stato staccato su tutte le grandi salite tranne che a Zoldo Alto. E poi, dal punto di vista “mediatico”, veniva da due anni di inattività, il pubblico quasi non se lo ricordava più… Ciò non toglie che abbia vinto con pieno merito.

Quale la chiave del suo successo?
Ha corso con grandissima testa. Questo Giro doveva esaltare la forza e invece ha premiato la tenacia e l’intelligenza, compensando anche la sfortuna che negli ultimi anni si era accanita contro Savoldelli. Un Giro per scalatori è stato vinto da un passista-discesista e questo mi porta a indicare il grande sconfitto in Simoni.

Perché?
Su un tracciato di questo genere lui, che si professa il più forte in montagna, ha perso un’opportunità irripetibile. Non ha mai dato l’impressione di avere la gamba per attaccare e quando è scattato non ha mai fatto male. E non può accampare scuse o prendersela con altri che non se stesso. Anche la Lampre ha corso bene per lui. Il gioco di squadra conta, ma alla fine il ciclismo resta uno sport individuale e al momento decisivo Simoni è mancato. Persino sul Colle delle Finestre, la salita più terribile, era al traino di Di Luca…

Il pubblico aspettava Cunego e Basso…
Perché ha percepito chiaramente che sono corridori di classe. Purtroppo Cunego non ha saputo confermarsi dopo un anno strepitoso: rivincere il Giro è difficilissimo, però indubbiamente ci si aspettava almeno un piazzamento tra i primi cinque. Comunque resta a tutti gli effetti un patrimonio del nostro ciclismo. Basso, invece, è stato messo ko da una bella dose di sfortuna.

Altri protagonisti nel bene e nel male?
L’Oscar dello spettacolo va sicuramente a Bettini e Di Luca. Il primo ha portato a casa la maglia ciclamino. Il secondo è stato grandioso fino alla fine: non aveva impostato la stagione sul Giro, eppure ha superato indenne lo Stelvio e le Finestre ed è arrivato quarto in classifica. Molto bene, per quanto riguarda lo sprint, Petacchi e McEwen. Onorevole il comportamento di Bruseghin, qualcosa di più poteva fare Sella, male è andato Scarponi.

Alla vigilia si parlava poco degli stranieri: invece hanno racimolato diverse vittorie di tappa e Rujano, per poco, non fa il sorpresone…
Non mi vergogno a dire che non mi aspettavo gli exploits di Parra e Rujano, anche se il direttore sportivo della Selle Italia Colombia Gianni Savio da tempo tesseva le lodi di quest’ultimo. Regolari Garate e Honchar (anche se meno bene dell’anno scorso), discreto Karpets.

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