Redazione

Il fondista friulano piazza un rush irresistibile: la passerella
finale è tutta per lui, come fu per il maratoneta emiliano
ad Atene. Per l’Italia è il quinto oro e l’undicesima medaglia
complessiva. Fallisce anche Rocca, lo sci rimane a quota zero

Giorgio Di Centa come Stefano Baldini. L’atleta romagnolo aveva chiuso le Olimpiadi di Atene 2004 entrando solitario e trionfale nello stadio Panathinaikon della capitale greca al culmine della prova più classica, la maratona. Il fondista friulano l’ha imitato ponendo il sigillo a Torino 2006 con la vittoria nella 50 km, che è poi la maratona della neve. Il parallelo non è sfuggito al presidente Ciampi, che l’ha voluto sottolineare nelle congratulazioni di rito.

Su un percorso rivelatosi meno selettivo di quanto non si pensasse all’inizio (a una manciata di chilometri dall’arrivo il plotone dei battistrada era ancora folto), Di Centa ha vinto nel modo forse a lui meno congeniale, abituato com’è – l’ha argutamente rilevato nel dopogara – a essere spesso raggiunto e superato sul rettilineo conclusivo. Stavolta il suo rush finale è stato irresistibile per tutti, e anche Pietro Piller Cottrer – alla vigilia l’azzurro più accreditato, quinto al traguardo – è stato ben lieto di essere sopravanzato da un compagno di squadra.

A 33 anni Di Centa ha rotto finalmente il complesso di essere “il fratello di Manuela”. A questo punto, anzi, la famiglia – sul traguardo c’erano tutti: la moglie, le due figliolette, i fratelli e il padre – potrà vantarsi di avere in casa addirittura due campioni olimpici (e un cugino, Venanzio Ortis, a suo tempo campione europeo di atletica). Per Giorgio la soddisfazione supplementare di essere, insieme a Franco Nones (Grenoble 1968), l’unico fondista italiano ad aver vinto una medaglia d’oro olimpica individuale.

Con Di Centa l’Italia ha portato a 11 (5 ori e 6 bronzi) il bottino finale di medaglie. Un bilancio più che positivo e superiore alle aspettative della vigilia. Pattinaggio, fondo, slittino e bob sugli scudi, sci alpino sul banco degli imputati: neppure un podio, come alle Olimpiadi non capitava da 26 anni. Anche l’ultima e più cospicua chance, quella impersonata da Rocca (Di Centa non si offenda, era lui il Giorgio più atteso…) nello slalom speciale di sabato, si è infranta malamente.

Solo 33 secondi di gara, nei quali Rocca aveva sciato rotondo e abbastanza pulito, senza prendere troppi rischi, ma comunque in modo tale da distanziare all’intermedio l’austriaco Benni Raich (vincitore alla fine davanti a due connazionali) di 4 decimi. Poi una cunetta, uno sci si impianta, l’altro incrocia le punte, Rocca va in rotazione e finisce con la faccia nella neve.

Troppa pressione addosso? Un calo di condizione dopo lo spettacoloso filotto di cinque slalom vittoriosi in Coppa del Mondo? La preparazione calibrata male? Un errore aver disputato anche la combinata? L’analisi è in corso, ma purtroppo un’Olimpiade capita ogni quattro anni ed è difficile che Rocca possa avere un’altra occasione. Per lo sci azzurro nel suo complesso, dopo Giochi così deludenti, è tempo di processi. (m.c.)

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