Redazione

«Come i collaudatori delle Ferrari, noi possiamo dire di essere
“i meccanici delle scioline” – spiega il tecnico di Barzio, a suo
tempo buon specialista del fondo -. Dietro risultati di questo tipo,
c’è un bel lavoro di gruppo». Il campione olimpico gli regalerà
la sua Fiat d’epoca: «Me l’aveva promessa in caso di vittoria,
gli è andata male: me l’avesse venduta quando gliela chiedevo…»

di Marcello Villani
da Il Resegone

È lui che prepara le Ferrari bianche. Niente paura, però: le “rosse” di Maranello non c’entrano. Stiamo parlando di Ferrari a due gambe e due braccia abituate a correre solo su piste innevate, bianche, appunto. E Gianfranco Polvara, artefice della vittoria di Giorgio Di Centa come suo ski-man personale nella 50 km di fondo olimpica, è un po’ il collaudatore di tutti i materiali che i nostri azzurri hanno usato durante le gare di sci nordico.

Gianfranco, quando è iniziata la tua avventura come ski-man della nazionale?
Faccio lo ski-man da dieci anni e da tre anni seguo in particolare Giorgio Di Centa. Ma il gruppo degli ski-man della nazionale è ampio. Siamo in nove: cinque si occupano della tecnica classica e quattro dello skating. Io sono nello skating da anni. D’altronde giunsi quarto nella 50 km ai Mondiali del 1993 a Falun con questa tecnica. Il mio miglior piazzamento alle Olimpiadi fu l’ottavo posto a Calgary nel 1988, nella 30 km tecnica classica. Più tantissimi piazzamenti: una carriera che definirei onesta.

Troppo umile: la notorietà, prima come atleta e poi come ski-man, parla di un Polvara sempre sulla cresta dell’onda…
Faccio questo mestiere da 32 anni. Mi arruolai nel Gruppo Sportivo Esercito, negli Alpini, a 16 anni, con la firma di mio padre in calce alla domanda. Entrai nella squadra giovanile e ci rimasi per vent’anni. Da poco sono luogotenente. Normale prendersi delle soddisfazioni in un ambiente in cui lavori da tanti anni.

E la Fiat 500 d’epoca che ti regalerà Di Centa?
Quella è una promessa fattami da Giorgio dopo la vittoria della staffetta. Gliela chiedevo da anni, in vendita, ma lui, pignolissimo, non cedeva. Dopo aver vinto la staffetta gliel’ho richiesta, sempre in vendita. Lui ha risposto: «Vediamo…». Poi ci ha ripensato e mi ha detto: «Se mi fai vincere l’oro nella 50 individuale, è tua». È successo. Buon per me, meno per lui. Se me l’avesse venduta quando gliela domandavo…

Ma qual è la soddisfazione maggiore, vincere da atleta o da preparatore dei materiali?
Come atleta sei protagonista, ma come preparatore sei più responsabilizzato: se sbagliamo qualcosa facciamo andare male loro e sappiamo tutti i sacrifici che fanno per arrivare… Quando hai dei risultati di questo tipo, c’è dietro un bel lavoro di gruppo. C’è un buon affiatamento e siamo amici anche fuori dalle gare. Per questo la soddisfazione è quasi uguale.

Quante le variabili nella scelta di una sciolina?
Tantissime. Le scioline dipendono dalla temperatura della neve, da quella dell’aria e dall’umidità atmosferica. Le mescole le facciamo noi, oppure le prendiamo già fatte. Ma è l’applicazione che conta: su determinati tipi di neve ci sono dieci scioline tra le quali scegliere, ma noi dobbiamo provarle tutte sullo sci; usciamo e le proviamo di persona. Come i collaudatori delle Ferrari, noi possiamo dire di essere “i meccanici degli sci”.

Doveva essere l’Olimpiade di Rocca e invece…
Siamo molto dispiaciuti per lui. La sua sarebbe stata una medaglia più preziosa, perché lo sci alpino è più apprezzato. E anche il nostro movimento ne avrebbe goduto.

Quanto stai lontano dalla tua amata Barzio?
La stagione inizia a novembre: andiamo in Scandinavia, dove parte la Coppa del Mondo. E d’estate ci alterniamo sui ghiacciai. Martedì 7 marzo sarò a Falun per la gara di Coppa del Mondo, una “sprint” a eliminazione: con me ci saranno Zorzi, Pasini, Frasnelli, Swimbaker. Tornerò dall’ultima gara, la finale di Coppa in Giappone, soltanto il 20 marzo.

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