Redazione

«Come Chiesa vogliamo contribuire a che lo slogan dei Mondiali, “Il mondo ospite da amici”, diventi realtà e che in questo grande evento l’ospitalità sia un successo». Quindi «chiese aperte, visite guidate ai tifosi in arrivo e un lungo cartello di iniziative culturali e di fede in ogni chiesa locale». Così il cardinale Karl Lehmann, presidente dei vescovi tedeschi, ha spiegato l’impegno che la Chiesa cattolica germanica intende «mettere in campo» in vista dei Mondiali.

«L’ospitalità – ha detto il Cardinale a margine della recente assemblea dei vescovi a Berlino – comporta che le Chiese siano sempre più aperte rispetto al solito. La Chiesa cattolica sarà presente proprio nell’ambito del programma culturale dei diversi Comuni». Lehmann ha menzionato espressamente «il contributo delle comunità di cattolici di lingua diversa dal tedesco». Il Cardinale ha anche puntualizzato che «non deve venire meno il rispetto del riposo domenicale e delle festività», poiché «l’ospitalità non significa che gli orari dei negozi debbano essere prolungati».

In occasione della partita inaugurale del 9 giugno, alle 11, nel Duomo di Monaco si è tenuta una celebrazione ecumenica, organizzata congiuntamente dalla Conferenza episcopale tedesca e dalla Chiesa evangelica tedesca, in collaborazione con la Comunità di lavoro delle Chiese cristiane (Ack). È stata presieduta dal cardinale Lehmann, dal presidente del consiglio della Chiesa evangelica tedesca, vescovo Wolfgang Huber, dall’arcivescovo di Monaco e Freising, cardinale Friedrich Wetter, dal vescovo del Land Baviera per la Chiesa evangelico-luterana, Johannes Friedrich, e dal presidente dell’Ack Walter Klaiber.

«Che la gioia per le partite, la percezione di essere fratelli e sorelle e lo sguardo rivolto all’unità delle persone prevalgano su tutte le tentazioni nazionalistiche». Questo l’augurio del cardinale Lehmann, che ha proseguito: «La competizione non violi le regole del rispetto e la dignità inalienabile della persona: in questo senso la correttezza rimane il comandamento più alto. In tal modo i Mondiali possono contribuire a far sì che un legame unisca popoli e nazioni, lingue e religioni, culture e razze, rafforzandoci insieme nell’intento di combattere efficacemente la povertà, la fame, le malattie e l’ignoranza». Come «segni visibili» di queste «aspettative e speranze», il Cardinale ha fatto riferimento all’accensione della candela della pace con la luce del cero pasquale, avvenuta nel corso della celebrazione: «La candela della pace deve restare accesa per tutta la durata dei Mondiali e rimanere un ricordo vivo anche dopo le partite».

Il vescovo Huber, dal canto suo, si è soffermato sul contributo di Dio alla riuscita delle azioni umane: «La riuscita di queste settimane ha bisogno della benedizione di Dio. Anche i tifosi possono sperimentarlo: la vera vittoria non è il trofeo dei Mondiali, ma la fede in Dio. Pertanto possiamo goderci il torneo senza che il suo esito faccia crollare il mondo. Potremo festeggiare con coloro che avranno motivo per festeggiare ed essere vicini a coloro che saranno delusi. È così che la fede ci aiuta a vivere pienamente il calcio per quel che è: una bella cosa della vita».

Al termine si è svolta una festa di benvenuto in cui sono state presentate le iniziative promosse dalle Chiese durante i Mondiali.

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