Creare un gruppo unito e affiatato, infondergli una mentalità vincente e lavorare in serenità: queste le basi sulle quali è stata costruita la Nazionale campione del mondo in Germania, come l'ex Ct azzurro ha raccontato all'incontro di un Master dell'ateneo


Redazione

Creare un gruppo unito e affiatato, infondergli una mentalità
vincente e lavorare in serenità, sono le basi su cui il tecnico
toscano ha costruito la Nazionale campione del mondo
in Germania: «In finale, quando tutti volevano dare il loro
contributo tirando i rigori, ho capito che avremmo vinto»

di Martino Liva

Il Commissario tecnico della Nazionale campione del mondo in Germania Marcello Lippi ospite d’onore all’Università Cattolica di Milano, in occasione del primo incontro promosso nell’ambito del Master “Sport e management psicosociale”.

L’esperienza professionale e umana del tecnico toscano, in panchina dal 1982 – quando guidava le giovanili della Sampdoria – fino ad arrivare poi alla Juventus e alla Nazionale, è stata lo spunto per un’attenta analisi sul tema “Essere allenatori oggi, tra gestione d’individualità, gruppi squadra e passione”.

Una figura complessa, quella dell’allenatore, che deve saper gestire uomini e campioni, creare un contesto di lavoro serio e sereno, coinvolgere tutti nel suo progetto. E nella sua attività influisce nella formazione professionale degli atleti così come promuove l’immagine della società in cui milita.

Affiancato da Gabriella Mancini, giornalista della Gazzetta dello Sport, Lippi ha raccontato i suoi due anni alla guida della Nazionale, descrivendo che cosa significhi costruire un gruppo-squadra che possa essere compatto e unito anche nelle difficoltà. Per fare questo l’allenatore deve coinvolgere, unire e includere con i fatti tutti i componenti, sapendo anche rinunciare a chi è più forte tecnicamente, ma meno utile per la costruzione del gruppo.

Un compito nel quale il tecnico viene necessariamente aiutato dai leaders, «che si possono proporre come guide della squadra solo se sono capaci di non annullare la personalità degli altri», come ha rilevato Lippi analizzando il ruolo fondamentale svolto da Gattuso e Buffon durante i Mondiali tedeschi.

Nella costruzione della squadra, inoltre, e’ importante saper trasmettere la mentalità vincente e la consapevolezza delle proprie forze. «Questi elementi emergeranno poi momenti cruciali – ha puntualizzato l’ex Ct -, come quello della scelta dei rigoristi nella finale: tutti infatti volevano tirare perché consapevoli dei propri mezzi e desiderosi di dare un contributo per la squadra. In quel momento ho capito che avremmo vinto».

La straordinaria avventura di Lippi alla guida della Nazionale, dunque, e’ una storia fatta di passione e professionalità, che si collega perfettamente agli obiettivi del Master della Cattolica, finalizzato alla formazione di professionisti in grado di utilizzare lo sport come strumento sociale e mezzo di cooperazione e socializzazione tra le persone. In fondo la Nazionale campione del mondo testimonia chiaramente come i risultati si ottengono solo se si è capaci di riscoprire le vere fondamenta dello sport, a partire dal legame tra le persone e dalla fiducia reciproca tra l’allenatore ed i componenti della squadra.

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