Redazione

La Isacco racconta lo svolgimento della gara che l’ha condotta
sul podio olimpico: «Sono contentissima, ho dimostrato
che questo non è uno sport solo per gente di montagna».
Ha deciso di ritirarsi insieme alla compagna e amica Gerda
Weissensteiner: «Senza di lei non sarebbe la stessa cosa.
Ma non abbandonerò lo sport: potrei tornare a fare atletica…»

di Marcello Villani
da Il Resegone

L’adrenalina scaricata nella fase di spinta: 5”37. Il miglior tempo delle quattro manches. Poi l’emozione da brivido della discesa; Gerda Weissensteiner non sbaglia nulla: solo una piccola sbavatura a metà gara. Poi le braccia alzate di chi è a bordo pista, le urla, la gioia. È medaglia di bronzo. Jennifer Isacco, 29 anni, frenatrice del bob a 2 femminile italiano, nata e cresciuta a Casletto di Rogeno, è la prima lecchese a conquistare una medaglia olimpica invernale.

Una medaglia che coincide con un’emozione indimenticabile e irripetibile. Scopriamo perché: «Le mie emozioni sono state fortissime, grandissime, indescrivibili. Siamo scese, nella quarta e ultima manche, pensando solo a far bene. Quando siamo arrivate al traguardo e abbiamo visto che tutti esultavano, abbiamo capito che ce l’avevamo fatta. Perdi e vinci per centesimi, nel bob, e non potevamo essere sicure della medaglia».

La regolarità delle spinte di Jennifer, unita alla guida sapiente e precisa di Gerda, è stata decisiva: «In effetti il tempo di spinta contava fino a un certo punto: contava spingere in maniera regolare. Solo nella seconda manche ho fatto maluccio. Ma le avversarie hanno peggiorato tutte rispetto ai grandi tempi della prima manche».

I tifosi di Casletto, gli striscioni variopinti, il boato di tutta Italia per questa medaglia ottenuta in uno sport nato da pochi anni, a livello femminile. Suoni e colori indimenticabili: «Sono contentissima di aver dato una mano a questo sport e alla mia nazione. Ho dimostrato, io che vengo dalla Brianza, che il bob non è uno sport solo per gente di montagna. Ci si possono avvicinare tutti: chiunque abbia le caratteristiche fisiche adatte, come quelle proprie dei velocisti come me, può provare a fare la frenatrice, per esempio. Certo, non è facile visto che le piste sono due in Italia… Ma il futuro sarà Italia 2, con Jessica Gilarduzzi che ha saputo guidare splendidamente in coppia con Fabiana Mollica. Seguitele».

Allora è vero: Jennifer, medaglia al collo, si ritira assieme alla 37enne Gerda: «Senza di lei non sarebbe la stessa cosa. Eravamo un binomio perfetto. Non è una decisione definitiva al 100%, ma non credo ci siano molti spazi per i ripensamenti. È meglio finire così. Comunque, non abbandono lo sport. Ero alla Snam di San Donato Milanese, ho vinto il tricolore nei 100 metri juniores… Potrei tornare a fare atletica sui 100 e i 200; nei 60 metri indoor, con la preparazione che ho fatto per il bob, sarei una pallottola…».

La sera della medaglia Jennifer e Gerda sono state in piedi fino alle tre di notte. Ma non per far festa: «C’erano tantissimi giornalisti, poi gli amici di Casa Italia, la Fisi, l’antidoping… Avrò modo di festeggiare a Casletto, quando torno. O me la fanno i miei compaesani, altrimenti la organizzo io. Come mi sono svegliata il giorno dopo? Normalmente, come ogni altro giorno. Non avevo più sonno, alle 8.30 ero in piedi. Non sono una dormigliona».

Jennifer Isacco è così: senza grilli per la testa. Simpatica, allegra, ma non eccessiva, mai sopra le righe. Ha vinto, è felice, certo, ma già pensa al suo futuro. Nello sport e nella vita. Il suo carattere cordiale, la sua lealtà e amicizia con Gerda hanno commosso tutti quando ha mostrato alla telecamere in mondovisione un bigliettino che teneva nel bob, rivolto alla compagna di discesa: «Io ti farò volare lassù, ma tu cerca di portarmi il più velocemente possibile laggiù». Questo biglietto, i valori che nasconde, valgono quella medaglia, indimenticabile, di Torino 2006.

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