Redazione

Pubblichiamo l’articolo scritto dall’Arcivescovo per la Gazzetta
dello Sport di lunedì 12 dicembre, giorno del Natale degli Sportivi

di Dionigi card. Tettamanzi
Arcivescovo di Milano

A Natale siamo tutti più buoni. Si suole dire così. Ma basterà questa candida affermazione a contagiare il mondo dello sport? Il sentimento natalizio, pressoché universale, che ci prende in queste settimane, riuscirà a tacitare i cori razzisti negli stadi e a disarmare le intenzioni parabelliche di una parte degli ultrà di ogni colore? La bella e vera poesia del Bambino Gesù indurrà molti a non inquinare più la vita propria e altrui con i farmaci proibiti e le truffe? L’afflato umanitario dei prossimi giorni avrà forza per tenere acceso – per davvero, e non solo a Torino – lo spirito di pace e di fratellanza, di cui la fiaccola olimpica è simbolo, e soffiarlo più alto del fuoco immane degli interessi di ogni tipo?

Sono, queste, alcune delle domande che, in occasione di un derby, che vorrei sempre come sinonimo di valori autentici, di spettacolo e di festa, nascono nel mio cuore di Vescovo di una Città e di una Diocesi – Milano – ad altissima concentrazione sportiva, dove vivono e si esprimono a migliaia attività, istituzioni e soprattutto persone che c’entrano con lo sport.

Queste domande rimandano a una convinzione più solida della pur accettabile “favola” natalizia: lo sport, come ogni altra realtà profondamente umana, è buono tanto quanto lo sono gli uomini che lo praticano, lo organizzano, lo comunicano. E gli uomini sono buoni quando sono veri! C’è una verità dell’uomo e sull’uomo che fa bene anche allo sport.

L’ho espressa più volte con uno slogan che semplicemente riprende il Vangelo: «Non è l’uomo per lo sport, ma lo sport per l’uomo». Per dimostrarla, questa verità, ho scritto un libro, Sportivi uomini veri, e cerco spesso le occasioni come il Natale degli Sportivi, per dirla a tutti gli uomini e le donne di sport, dai campioni delle squadre di Milano ai ragazzi degli oratori.

Il fenomeno sportivo ha in sé un potenziale enorme per fare veramente più buono l’uomo che lo vive, perché è alleato delle verità più profonde della persona: la vittoria e la sconfitta, entrambi importanti e istruttive, eppure relative, mai assolute; il senso del limite, da superare con fatica e da accettare con rispetto; la gioia dell’onestà, nel condividere e osservare le regole del gioco e chi le amministra, come lo spartito di una musica da suonare insieme, come la parabola di una società equa e fraterna; la bellezza di poter esprimere molto di se stessi con il proprio corpo e poter ascoltare e incontrare gli altri sportivi che ugualmente si esprimono, nelle parti di un dialogo infinito che si avvale di un linguaggio universale; la sete di un “oltre”, quello cui aspira ogni cuore umano, che ti fa cercare ancora un traguardo dopo quello già tagliato… È sete di infinito, di trascendenza, di Dio.

Il buono e il vero sono l’autentica alleanza che il mondo dello sport è chiamato a cercare. Auguro che la cerchi con impegno, perché lo sport possa continuare a essere anche bello e divertente. Per tutti.

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