Redazione

di Mauro Colombo

Per onorare la Vespa – ai 60 anni della quale era dedicata la cronotappa di Pontedera – Ivan Basso non poteva far meglio che andare come una “moto”, a 50 e più all’ora, malgrado il vento contrario. In scia a Jan Ullrich, finalmente riuscito a dare un senso al suo Giro, il varesino ha consolidato la maglia rosa conquistata sulla Maielletta scavando un solco netto tra sé e i suoi principali rivali.

Alle spalle di Gutierrez e Gonchar attestati in seconda e terza posizione in classifica generale, Paolo Savoldelli limita il distacco entro i tre minuti e mezzo. Ma Damiano Cunego, raggiunto da Basso nella cronometro, è a quasi sette minuti, Gilberto Simoni e Danilo Di Luca una manciata di secondi ancor più giù.

Basso ha ribadito l’impressione di serena convinzione dei propri mezzi già esibita salendo verso Passo Lanciano, quando con pochi colpi di pedale ha rintuzzato l’attacco di Cunego per poi proseguire da solo. Ha soprattutto mostrato un rendimento costante su tutti i terreni, ed è questo che sin qui ha fatto la differenza a suo favore.

Savoldelli, infatti, si è difeso bene a cronometro, ma è stato il primo a cedere sulla Maielletta, perdendo circa un minuto in più di quanto lui stesso aveva preventivato. Di Luca non ha confermato i progressi nelle tappe contro il tempo lasciati intravedere lo scorso anno e sulle salite di casa ha dovuto limitarsi a contenere i danni: non sembra nelle condizioni ottimali.

Sono mancati Cunego e Simoni. Che a cronometro dovessero subire, era nel conto, ma si pensava che a Pontedera potessero partire più avanti. Invece il Piccolo Principe ha pagato un attacco forse prematuro sulla Maielletta, dovendo poi dare strada al lanciatissimo Basso. E Gibo, con la consueta sincerità, ha ammesso che senza l’aiuto di Piepoli, l’ordine d’arrivo di quella tappa l’avrebbe visto molto più indietro.

Giro finito? Tutt’altro. Il primo a pensare e a dire che la strada per Milano è ancora lunga è proprio Basso. Lo frena, in primo luogo, il ricordo della spaventosa crisi che lo colse nella tappa dello Stelvio al Giro 2005: 40 minuti di ritardo e addio sogni di gloria. Ma alla prudenza lo spinge ancor più il programma dell’ultima settimana.

Quattro le tappe da “sesto grado”: quella del Bondone, quella di Plan de Corones, il tappone del Pordoi e la massacrante Trento-Aprica, con Tonale, Gavia e Mortirolo. Frazioni in cui una défaillance anche improvvisa può costare quarti d’ora. Sin qui Basso si è dimostrato il più forte. Ma se i suoi avversari – tra i quali non mancano arrampicatori sopraffini – sono in grado di attaccarlo, le occasioni per loro non mancheranno.

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