Redazione

di Mauro Colombo

Il tempio religioso e il monumento laico della bicicletta ora si guardano in faccia e insieme hanno salutato il Giro d’Italia. L’ultima tappa della corsa è partita dal Colle del Ghisallo, dove migliaia di persone hanno festeggiato, oltre al passaggio dei corridori, la nascita del Museo del Ciclismo, innalzato a fianco del piazzale che ospita il Santuario della Madonna Patrona dei ciclisti di tutto il mondo.

Completato nella struttura, il Museo non ha ancora ultimato gli allestimenti interni. Lo farà presto: sarà inaugurato in settembre. Ma grazie all’impegno di Fiorenzo Magni, presidente della Fondazione che ne ha promosso la costruzione, si è presentato al Giro in grande stile. Design moderno, ambienti luminosi e perfettamente fruibili da tutti, ampi spazi per raccontare il ciclismo in tutto il suo fascino. Già in esposizione biciclette leggendarie, cimeli prestigiosi e storiche prime pagine della Gazzetta. E poi immagini, filmati e una spettacolare gigantografia che lungo una parete riassume un secolo a due ruote.

Tra pochi giorni, al centro del salone principale, sopra la riproduzione di un picco alpino verrà posizionata la lapide che un gruppo di cicloamatori tedeschi partiti da Freising (già diocesi dell’arcivescovo Joseph Ratzinger), sta portando in Vaticano perché sia benedetta dal Papa. Vi si legge Omnia vincit amor, dalle Bucoliche di Virgilio. E quale testo letterario poteva meglio riassumere il significato del ciclismo, “sport della natura” per eccellenza, all’interno del Museo della bicicletta più importante del mondo?

Il Santuario non ha voluto essere da meno. Rimesso a nuovo dai recenti restauri, ha accolto durante la mattinata campioni e amatori, tifosi e semplici curiosi e – particolare non trascurabile – anche tanti ragazzi che si informavano sui numerosi personaggi del ciclismo ricordati all’interno.

Sull’altare sotto il portico e’ stata celebrata la messa. A fianco del rettore don Luigi Farina, in rappresentanza dell’Arcivescovo c’era monsignor Giuseppe Arosio, felice di poter conciliare ministero sacerdotale e personale passione per il ciclismo, proprio in occasione di una festa – l’Ascensione – in cui la solennità cristiana richiama elementi (il sacrificio, la sofferenza e poi la vittoria finale) che caratterizzano anche il gesto atletico dei corridori.

Prima della partenza, lo stesso Ivan Basso ha voluto porgere il suo omaggio al Santuario. E quando il gruppo dei corridori si è avviato verso lo striscione, facendosi spazio tra la folla, anche la Madonna dei ciclisti e i “santi” del Ghisallo – Fausto Coppi, Gino Bartali, Vincenzo Torriani e don Ermelindo Viganò – hanno sorriso e battuto le mani.

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