Redazione

A distanza di sedici anni dalle “notti magiche” di Italia 90, illuminate dai guizzi di Schillaci e dai dribbling di Roberto Baggio, in Azeglio Vicini la soddisfazione per i vertici di bel gioco che la sua Nazionale raggiunse equivale al rammarico per una finale mondiale sfuggita ai rigori nella sfida con l’Argentina. «L’amarezza per un titolo sfumato in quel modo rimane tanta – spiega l’ex Ct -, ma resta anche l’orgoglio di aver presentato una compagine all’altezza della situazione per il gioco esibito, la serietà dimostrata, l’entusiasmo suscitato».

La sua Italia era costruita attorno al “blocco” che lei aveva allevato nell’Under 21; quella di Lippi ha più la fisionomia di un “mosaico”. Due filosofie differenti…
Per me era naturale puntare su una generazione di giocatori molto valida, che si prestava a essere trasferita in gran parte nella Nazionale maggiore. Non provenendo dall’Under 21, Lippi ha logicamente operato in modo diverso, anche perché non avrebbe potuto puntare neppure sul “blocco” costituito da una squadra di club, considerato il folto numero di stranieri oggi impiegati.

Preparando un Mondiale è facile lasciarsi alle spalle le tossine fisiche e psicologiche del campionato?
È un problema, acuito dal fatto che il tempo a disposizione non è molto. Ma è un inconveniente comune a tutte le Nazionali. Il nostro torneo è forse il più stressante in assoluto, ma ci giocano tanti campioni di altri Paesi e le fatiche accumulate si riflettono pure sulle loro rappresentative. In ogni caso, i giocatori che pensano di disputare il Mondiale, già negli ultimi mesi lavorano per “disintossicarsi”.

Che cosa occorre per costruire un gruppo veramente compatto?
In primo luogo bravi giocatori e persone serie. Poi bisogna saperli condurre. Ma anche i risultati sono importanti: a volte il gruppo nasce spontaneamente, a volte occorre crearlo, e se le cose vanno bene tutto diventa più facile.

Come giudica il nostro raggruppamento?
Con tutto il rispetto per Ghana, Usa e Repubblica Ceca, non dovremmo avere problemi per qualificarci al turno successivo, visto che per non arrivare tra le prime due dovremmo sbagliare almeno due partite su tre. E una squadra che ambisce ad arrivare lontano non può permetterselo.

Ma se non vinciamo il girone negli ottavi rischiamo di trovare il Brasile…
Intanto bisogna vedere se il Brasile vince il suo girone… In ogni caso il vero Mondiale comincia negli ottavi: qualunque squadra si incontri, anche se non è il Brasile, sarà un osso duro.

Le sue favorite?
Sostanzialmente quelle di tutti, anche se non escludo sorprese come negli ultimi due Mondiali (Croazia e Turchia): Brasile, Argentina, Francia, Inghilterra, Spagna… Se la Germania è quella che abbiamo visto recentemente, non dovrebbe fare molta strada; ma è sempre meglio non fidarsi. E naturalmente l’Italia.

Possiamo arrivare fino in fondo?
Siamo nel novero di quelle squadre che devono ambire sempre ai primi quattro posti. Per vincere, poi, giocare bene non basta, occorre anche un pizzico di buona sorte: a decidere una partita, a volte, basta un episodio.

Che consiglio si sente di dare a Lippi?
Nessun consiglio. Ogni Ct ha le sue idee e i suoi convincimenti ed è giusto che vi faccia affidamento. Sperando logicamente di “prenderci”… (m.c.)

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