A poco più di un mese dalla cerimonia inaugurale di Pechino 2008, il libro-denuncia di padre Bernardo Cervellera


Redazione

03/07/2008

Lo sfruttamento dei bambini per preparare le mascotte; le distruzioni e i sequestri di case per creare gli stadi; l’imbavagliamento dei giornalisti, degli attivisti democratici e delle personalità religiose per far “riuscire” l’evento olimpico. Tutto ciò è mostrato ne Il rovescio delle medaglie. La Cina e le Olimpiadi, di Bernardo Cervellera, missionario del Pime e responsabile dell’agenzia giornalistica “Asia News”.

A poco più di un mese dalla cerimonia inaugurale di Pechino 2008, in programma l’8 agosto, questo libro (ed. Àncora, pag. 208, euro 14) è una guida per guardare in faccia la realtà vera della Cina e per aiutare il popolo cinese.

«La repressione non è solo in Tibet, ma in tutta la Cina – scrive Cervellera -. Quanto sta accadendo a Lhasa è frutto di una politica nazionale di negazione dei fondamentali diritti umani. La libertà va chiesta anche per i dissidenti democratici e per i credenti, come i tre vescovi da anni “scomparsi” nelle mani della polizia».

«Il “viaggio dell’armonia” della torcia olimpica si è trasformato in una ridicola farsa – prosegue l’autore -. Le manifestazioni anti-Cina che la rincorrono lungo il percorso, in una specie di gioco a guardia-e-ladri, stanno producendo comunque effetti positivi: finalmente il popolo tibetano, sottoposto a un genocidio culturale e religioso da 50 anni, viene messo al centro della preoccupazione dell’opinione pubblica internazionale».

«I politici italiani e quelli europei continuano a parlare (forse) di boicottaggio della sola giornata inaugurale e non dei Giochi in toto – si legge ancora nel libro -. Anch’essi, come Jacques Rogge, presidente del Comitato Olimpico internazionale, piangono che i Giochi, questa religione laica del corpo e della potenza, diventino uno strumento politico; anch’essi si dispiacciono che gli atleti rischino di non avere il loro momento di gloria, dopo anni di preparazione».

«È probabile – sottolinea Cervellera – che il pianto nasconda anche la paura di un flop di visitatori, creando imbarazzo non solo agli atleti, ma a tutte le compagnie internazionali che hanno investito sui Giochi, facendo guadagnare alla Cina la gloria, ma all’occidente il denaro. Molte delle opere olimpiche, infatti, sono affidate a ditte occidentali, che a questo punto si attendono un ritorno non solo di immagine…».

Tutto questo mentre l’Occidente dimentico applaude allo spettacolo, aiutando a calare il velo del silenzio.

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