Redazione

La fase decisiva del Giro ha messo in evidenza la regolarità di Savoldelli, la tenacia di Simoni, la brillantezza di Rujano, le défaillances di Basso e Cunego. Sui due grandi favoriti della vigilia, però, Maurizio Fondriest – campione del mondo nel 1988, vincitore di due Coppe del mondo, di una Milano-Sanremo e di una Freccia Vallone – fa un distinguo: «Dopo i problemi fisici che ha avuto, Basso si è ripreso, ha vinto due tappe, è stato ancora protagonista: è difficile ipotizzare che avrebbe potuto vincere il Giro, ma sicuramente avrebbe lottato fino alla fine. Cunego, invece, non è mai esistito e non è stato neppure di grande utilità per la sua squadra».

Stupito del ritorno alla vittoria di Savoldelli?
Sinceramente mi ha meravigliato. Dopo due anni trascorsi praticamente senza correre, avevo qualche dubbio sulla sua resistenza; invece, salvo un lieve calo, ha tenuto benissimo fino alla fine. E soprattutto ha dimostrato grandissima intelligenza tattica.

Qualcuno ha storto un po’ il naso vedendo la collaborazione offerta a Savoldelli nell’inseguimento a Simoni verso il Sestrière da corridori che non erano suoi compagni di squadra…
Sono situazioni che in corsa capitano, non c’è assolutamente nulla di cui scandalizzarsi. Anche perché lo stesso discorso si potrebbe fare a proposito di Di Luca che, in fuga con Simoni, ha “tirato” per la maggior parte del tempo, sino ad andare in crisi e a perdere quindi la possibilità di vincere la tappa.

Nella frazione decisiva Simoni ha forse aspettato troppo ad attaccare?
Non poteva scattare prima; anzi, ha guadagnato più di quanto pensassi: al Gpm aveva 2’20’’, che altro doveva fare? Bisogna invece fare i complimenti a Gibo che, malgrado non fosse al top della condizione, è cresciuto nel finale ed è stato l’unico ad attaccare e a cercare di far “saltare” Savoldelli.

Il pubblico italiano ha conosciuto due scalatori di vaglia, Parra e Rujano…
Beh, Parra è più anziano e anche più noto. Rujano lo conoscevo per averlo visto in corse minori, ma qui mi ha davvero sorpreso. Non solo in salita, ma anche sul piano: so che in pista ha dei rilevamenti cronometrici stupefacenti per un fisico esile e leggero come il suo. Credo che, giovane com’è, senz’altro sarà protagonista anche nei prossimi anni, quando il Giro si deciderà ancora in salita.

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