di Mauro Colombo «Viva il Giro, abbasso Moggi». Ce n’erano tanti, di cartelli come questi, sulle strade del Giro d’Italia, a sottolineare il contrasto tra lo spettacolo offerto dalla corsa e lo sconcerto provocato dalle cronache quotidiane sullo scandalo del calcio. Una distanza avvertita anche a bordo delle vetture della Carovana rosa , il “serpentone” multicolore che precede il Giro facendogli da apripista. Si potrà obiettare: ma la Carovana riguarda gli sponsor, che c’entra la corsa? Invece c’entra, eccome. Intanto perché il ciclismo, sport relativamente “povero”, senza gli sponsor non reggerebbe ad alto livello. In secondo luogo perché le aziende che si accostano al ciclismo e al Giro ne assorbono in fretta lo spirito. E la Carovana - che viaggia a margine della corsa senza esserne avulsa - testimonia questa sintonia. Il fine commerciale - avvicinare con gadget e “promo” il pubblico in attesa sulle strade - si stempera nella vita di gruppo, nella fatica quotidiana, nel divertimento portato sulla strada. Gruppo, fatica, divertimento, strada: sono o non sono termini del vocabolario del ciclismo? Ebbene, la Carovana li fa propri a buon diritto. «Li prendiamo tutti in Giro»: nello slogan coniato da un’azienda c’è una sintesi felicissima di allegra irriverenza e di efficacia strategica. Della Carovana fanno parte vetture con carrozzerie speciali e affidate a piloti, hostess e testimonial incaricati di promuovere l’immagine di aziende, comitati di tappa, enti di promozione turistica, realtà no profit. Tra loro ci sono dipendenti, studenti, pensionati e impiegati che scelgono di trascorrere le ferie annuali al Giro. Alcuni ormai “veterani”, altri (molti quest’anno) sono al loro debutto. Non è stata semplice, l’avventura della Carovana 2006. Oltre ottomila i chilometri percorsi tra tracciati di tappa veri e propri, deviazioni imposte dalle caratteristiche delle frazioni, tragitti da e per i rispettivi alberghi e lunghi trasferimenti intermedi. Si è messa di mezzo pure la sfortuna, con ben quattro incidenti (fortunatamente non gravi) occorsi ai motociclisti della Polizia Stradale, che hanno svolto una fondamentale azione di scorta insieme alle “staffette” del MotoClub Pistoia. Dal freddo del Belgio al sole della Puglia («dallo sciroppo allo scirocco», ha argutamente rilevato qualcuno), sono state tre settimane vissute intensamente, dalla prima mattina fino a tarda sera. Pronti ad animare le soste con musica e coreografie (menzione speciale per i ragazzi della Gazzetta, di Play Radio e di Mazda), percorrendo le vie di cento città per far felici i bambini con piccoli omaggi, far gustare prelibatezze gastronomiche alle signore, strappare sorrisi agli anziani. Si possono allora perdonare bisticci con la lingua italiana (il Giro trasformato da famoso in «famigerato»...), disguidi, mancate comunicazioni via radio e piccoli ritardi. Perché poi tutti rientrano nei ranghi e si adeguano alla disciplina generale. Così anche la Carovana vince il suo Giro.   La Carovana rosa è come un grande film. Vi sovraintende una “squadra” collaudata, a cui riserviamo i titoli di coda Regia Dino Zandegù (direttore) Fischietto, bandana e paletta: inimitabile Produzione Gianni Torriani (coordinatore) Moderazione, diplomazia, equilibrio: la garanzia Sceneggiatura Roberto Checchi (speaker) Citazioni, verve, passione: la fantasia al potere Scenografie Andrea Leoni (ordini di partenza) Rigoroso, attento, inflessibile: la precisione Massimo Colonna (incolonnamenti) Informatissimo, calmo, pratico: la bussola Assistenti alla regia Sandro Sala e Rino Riva (piloti) Puntualità, ordinee disciplina: alfa e omega Delegato di produzione Dario Panceri (pilota) Disponibilità, genuinità e franchezza: semplicemente "Baffo" -


Redazione

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