La scomparsa di Gigi Riccardi, da sempre impegnato con esemplare passione civile nella promozione del significato e dell'importanza dell'uso delle due ruote


Redazione

26/06/2008

di Giovanni GUZZI

La morte di una persona lascia sempre un vuoto, chiunque essa sia, indipendentemente da quanto ha vissuto o dalle relazioni familiari o sociali che ha costruito nella sua esistenza. A volte questo vuoto ha però anche una dimensione pubblica, specie quando chi ci lascia ha speso la sua vita con passione a servizio degli altri. Quando ciò accade, alla tristezza per averla persa si affianca il desiderio di continuarne l’opera con la sua stessa passione e determinazione.

Èquanto sta avvenendo in questi giorni dopo la morte, lunedì 16 giugno, di Luigi Riccardi, fondatore, presidente (dal 1995 al 2007) e infine direttore della Federazione Italiana Amici della Bicicletta. Persona che incarnava le migliori qualità della milanesità e che, proprio per questa ragione, nel 2002 aveva ricevuto l’Ambrogino d’oro.

Basta visitare la sezione che gli è stata dedicata sul sito www.fiab-onlus.it. Scorrendo i messaggi e le foto provenienti da tutt’Italia, vi si legge il dolore per la mancanza di una guida, di un instancabile appassionato, di una persona elegante nei modi e nei sentimenti, di un “padre”… Ma vi si legge anche la volontà di continuare a percorrere la strada da lui tracciata.

Eugenio Galli, presidente di Ciclobby, così lo ricorda: «Gigi è per molti di noi un tutt’uno con la bicicletta, di cui è stato eccezionale testimone e interprete in ogni sede. La nostra associazione perde uno dei suoi fondatori, un maestro, che è rimasto punto di riferimento costante in oltre venti anni di iniziative e di battaglie di grande valore culturale in campo ambientale. Un grande uomo di pace che ha saputo donare molto a tanti, con grande entusiasmo, straordinaria passione civile e generosità d’animo. Il suo esempio, il suo impegno restano nei nostri cuori come segno indelebile di Amore per la vita e per la nostra città».

Una figura poliedrica come quella di Luigi Riccardi non è semplice da delineare sinteticamente. Ci limitiamo ad elencarne quattro tratti emblematici.

Parlare chiaro. Intervenendo in novembre a Milano, per l’apertura della prima Conferenza Nazionale della Bicicletta (manifestazione da lui fortemente voluta e che ha avuto la soddisfazione di vedere realizzata), ha definito con forza “trogloditica” una società che ancora punta sull’auto privata per risolvere il problema della mobilità urbana.

Diffondere competenza e cultura. Il viaggio studio della Fiab a Strasburgo in aprile, ultimo dei tanti viaggi studio per tecnici e amministratori pubblici guidati da Gigi in Europa, lo ha visto ancora una volta in sella; a causa della malattia non più in testa al gruppo a fare l’andatura, ma comunque sempre presente, pedalandoci accanto come ci piace continuare a pensarlo.

Essere curiosi di tutto. Musica classica, cultura, tematiche ambientali più varie, gli interessi di Luigi Riccardi non erano esclusivamente legati alla bicicletta, ma spaziavano in tutti gli ambiti della vita, di tutto era interessato e su tutto chiedeva di essere tenuto informato.

Essere credibili perché coerenti. Anni fa, su una strada nei pressi di Viggiù, il ciclista cui stavamo per chiedere un’informazione si è rivelato, inaspettatamente, essere Gigi: non alla guida di una manifestazione, ma in bicicletta per il piacere di una semplice, solitaria, passeggiata… Si è davvero credibili e autorevoli, e si opera correttamente, solo se si ama davvero, e si pratica, ciò di cui si parla e per cui ci si impegna.

Lunedì 23 giugno Luigi Riccardi è stato commemorato pubblicamente in Consiglio Comunale a Milano. Un importante e giusto riconoscimento. Ma quello più vero, che ci si attende, è vedere messe in atto, finalmente e in breve tempo, le soluzioni pratiche, semplici e poco costose, già oggi immediatamente possibili per garantire una più sicura mobilità ciclistica, a Milano e ovunque.

Vorremmo che le istituzioni, per prime, accogliessero l’esortazione di Antonio Dalla Venezia, attuale Presidente Fiab: «In questi momenti di estrema tristezza dobbiamo ricordare i messaggi di Gigi Riccardi, la sua generosità, la sua coerenza, dobbiamo stringerci per lavorare per quello in cui lui ha sempre creduto. Sarà questo il modo più giusto per ricordarlo e per non disperdere quanto lui ha seminato in tutti questi anni».

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