I contenuti emersi dal convegno promosso dal Coni Lombardia

di Marco COMELLI

Sport in oratorio

Ottime risultanze per il convegno “Quale futuro per lo sport nell’oratorio del Terzo Millennio?”, promosso dal Coni Lombardia e svoltosi stamane all’Università Cattolica di Milano.

Sul tema, in un’aula Pio XI gremita di ascoltatori e studenti, sono intervenuti Pierluigi Marzorati (presidente del Coni Lombardia), don Alessio Albertini (responsabile sport della Diocesi di Milano), Massimo Achini (presidente del Csi), Aldo Grasso (docente dell’Università Cattolica ed editorialista del Corriere della sera), Maurizio Mondoni (docente dell’Università Cattolica), Andrea Cardinaletti (presidente dell’Istituto per il Credito Sportivo) e i grandi ex Roberto Bettega e Francesco Toldo.

La risposta che ha trovato tutti concordi, espressa chiaramente e sottolineata da Achini, è che lo sport nell’oratorio avrà sicuramente un futuro da protagonista. «In questo millennio caratterizzato da una crisi di valori e di quattrini – ha spiegato il presidente del Csi -, la cosa più importante è mantenere viva la speranza per il futuro: questo può essere fatto solo educando i giovani, i cittadini di domani, e lo sport è lo strumento ideale per svolgere questo compito e quindi per regalare speranza».

Il tema dell’educazione è stato poi approfondito da don Albertini e dal professor Mondoni, concordi nell’evidenziare tanto la difficoltà, quanto l’importanza dell’atto educativo. «Ogni periodo può avere i suoi pregi e i suoi difetti – ha chiosato il docente -, ma è sempre tempo di educare. Questo deve accadere soprattutto nelle attività sportive oratoriane, dove chi si impegna deve riconoscere l’importanza del proprio ruolo e svolgerlo nel migliore dei modi. Coniugare verbi come allenatore ed educatore non è facile, ma se si riesce, si crea una figura perfetta: l’“alleducatore”, cioè la persona ideale per operare in un ambito come l’oratorio».

«Perché lo sport possa tornare a essere un fattore vincente per le parrocchie – ha aggiunto Grasso – è importante spiegare ai ragazzi che sport è cultura. Credo che la famiglia e soprattutto la scuola siano due fattori alla base della crisi dello sport, seguiti negli ultimi anni dalla televisione, che ha eliminato l’esperienza sportiva diretta “mediandola” dal teleschermo. È utile quindi che gli oratori trasmettano lo sport ai ragazzi come un’applicazione di tecniche e rispetto delle regole, cioè come cultura».

Gli ex campioni Bettega e Toldo hanno ricordato le loro prime esperienze calcistiche nei rispettivi oratori: il portiere nerazzurro ha cominciato l’attività sportiva presso l’Usma, mentre l’attaccante bianconero segnò i primi gol negli oratori della periferia torinese. Numerose le differenze emerse tra la vita parrocchiale della loro gioventù e quella odierna: gli oratori devono adeguarsi ai tempi e alle esigenze delle nuove generazioni. Per questo è importante che ci siano campi e strutture all’avanguardia, persone qualificate, motivate e preparate, per poter attrarre e anche per riuscire a reggere la concorrenza delle nuove offerte presenti oggi sul mercato.

Per tornare a essere non solo una fucina di campioni sportivi, ma anche una scuola di vita dove imparare a crescere e un luogo di aggregazione positiva, l’oratorio deve dunque sicuramente essere in grado di rispondere alle nuove esigenze. Ma non deve mai dimenticare la propria vocazione educativa che può realizzarsi in maniera più fruttuosa grazie allo sport, strumento formativo per eccellenza.

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