Una riflessione del presidente del Csi Milano dopo gli acquisti multimilionari del Real Madrid: «Noi non possiamo fare molto, se non dissociarci, ma possiamo continuare a insegnare ai nostri ragazzi il "valore" dello sport gratuito»

Giancarlo VALERI Presidente del Csi Milano
Redazione

Vorrei fare una riflessione insieme a voi sui fatti di questi giorni in merito alle campagne acquisti, in particolare quella del Real Madrid: 220 milioni di euro spesi in meno di un mese per l’acquisto di 4 giocatori, (Cristiano Ronaldo, Kakà, Benzema, Albiol), senza contare gli ingaggi annuali (potrei dire stipendi, ma offenderei i lavoratori).
Dire che sono scandalizzato è dire poco. Vi pare possibile che si possano spendere cifre così folli per quattro ragazzi che giocano a pallone? Oltretutto in un momento come questo, dove quotidianamente sentiamo notizie di aziende che chiudono e che lasciano a casa o mettono in cassa integrazione centinaia di persone per cercare di salvare il salvabile. Fatti due conti, l’ingaggio di 21 milioni di euro dati a Cristiano Ronaldo e Kakà sono uno stipendio lordo pari a 1.400 euro che potrebbe essere destinato a 15 mila persone! Se le moltiplichiamo per i quattro anni di contratto, diventano 60 mila persone…
Come si può essere così insensibili, come è possibile non pensare di fermare questa escalation, ormai divenuta una reazione a catena (vedasi inoltre le richieste avanzate da altri giocatori volte ad alzare i propri ingaggi, anche con contratti già firmati, o di altri per restare nelle rispettive squadre). Credo che l’intervento di giovedì scorso del presidente dell’Uefa Michel Platini – che ha già dato il suo ok di massima all’introduzione del Salary Cup (il tetto per gli ingaggi) – e del limite di spesa per i club, sia un segnale che restituisca dignità (per non dire decenza) allo sport di vertice.
Certamente noi non possiamo fare molto, se non dissociarci e denunciare i fatti, ma possiamo continuare a dare visibilità a quello che facciamo, alle migliaia di persone che collaborano con il Csi in qualità di volontari, che insegnano ai nostri ragazzi il “valore” dello sport gratuito, dello sport come educazione alla vita, il valore dello sport per il sociale.
Il cardinale Tettamanzi, in un passaggio del suo libro Non è l’uomo per lo sport, ma è lo sport per l’uomo, diceva: «Lo sport è al servizio della vita integrale della persona, ossia quella vita che mette le sue radici nel mondo interiore degli affetti, in quel dinamismo profondo che porta l’uomo a realizzarsi come apertura e comunione con gli altri, anzi come dono per gli altri. E lo sport proprio perché è opera dell’uomo, ha questa altissima finalità di aiutare l’uomo a incontrarsi con gli altri, a confrontarsi e misurarsi con gli altri, non certo per autoaffermazione stolta e ingiusta in uno spirito di insipiente rivalità, ma in ordine a “dare” e a “ricevere”. Proprio questo dare e ricevere, quale ispirazione e forza interiore della pratica sportiva, fa dello sport, nelle sue diverse forme, una occasione semplice e privilegiata della persona nella sua dignità, che consiste appunto nella comunione e nella donazione di sé agli altri».
È difficile dire queste cose ai nostri ragazzi, ma dobbiamo farlo con convinzione e con fatti concreti, come quelli di una continua attenzione e dell’esempio quotidiano. Vorrei fare una riflessione insieme a voi sui fatti di questi giorni in merito alle campagne acquisti, in particolare quella del Real Madrid: 220 milioni di euro spesi in meno di un mese per l’acquisto di 4 giocatori, (Cristiano Ronaldo, Kakà, Benzema, Albiol), senza contare gli ingaggi annuali (potrei dire stipendi, ma offenderei i lavoratori).Dire che sono scandalizzato è dire poco. Vi pare possibile che si possano spendere cifre così folli per quattro ragazzi che giocano a pallone? Oltretutto in un momento come questo, dove quotidianamente sentiamo notizie di aziende che chiudono e che lasciano a casa o mettono in cassa integrazione centinaia di persone per cercare di salvare il salvabile. Fatti due conti, l’ingaggio di 21 milioni di euro dati a Cristiano Ronaldo e Kakà sono uno stipendio lordo pari a 1.400 euro che potrebbe essere destinato a 15 mila persone! Se le moltiplichiamo per i quattro anni di contratto, diventano 60 mila persone…Come si può essere così insensibili, come è possibile non pensare di fermare questa escalation, ormai divenuta una reazione a catena (vedasi inoltre le richieste avanzate da altri giocatori volte ad alzare i propri ingaggi, anche con contratti già firmati, o di altri per restare nelle rispettive squadre). Credo che l’intervento di giovedì scorso del presidente dell’Uefa Michel Platini – che ha già dato il suo ok di massima all’introduzione del Salary Cup (il tetto per gli ingaggi) – e del limite di spesa per i club, sia un segnale che restituisca dignità (per non dire decenza) allo sport di vertice.Certamente noi non possiamo fare molto, se non dissociarci e denunciare i fatti, ma possiamo continuare a dare visibilità a quello che facciamo, alle migliaia di persone che collaborano con il Csi in qualità di volontari, che insegnano ai nostri ragazzi il “valore” dello sport gratuito, dello sport come educazione alla vita, il valore dello sport per il sociale.Il cardinale Tettamanzi, in un passaggio del suo libro Non è l’uomo per lo sport, ma è lo sport per l’uomo, diceva: «Lo sport è al servizio della vita integrale della persona, ossia quella vita che mette le sue radici nel mondo interiore degli affetti, in quel dinamismo profondo che porta l’uomo a realizzarsi come apertura e comunione con gli altri, anzi come dono per gli altri. E lo sport proprio perché è opera dell’uomo, ha questa altissima finalità di aiutare l’uomo a incontrarsi con gli altri, a confrontarsi e misurarsi con gli altri, non certo per autoaffermazione stolta e ingiusta in uno spirito di insipiente rivalità, ma in ordine a “dare” e a “ricevere”. Proprio questo dare e ricevere, quale ispirazione e forza interiore della pratica sportiva, fa dello sport, nelle sue diverse forme, una occasione semplice e privilegiata della persona nella sua dignità, che consiste appunto nella comunione e nella donazione di sé agli altri».È difficile dire queste cose ai nostri ragazzi, ma dobbiamo farlo con convinzione e con fatti concreti, come quelli di una continua attenzione e dell’esempio quotidiano.

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