Il texano doveva essere il principale protagonista della corsa rosa che festeggia il Centenario. Ma la frattura della clavicola ne mette a repentaglio, se non la partecipazione, certo la competitività

Leo GABBI
Redazione

Troppo bello per essere vero. Con la partecipazione del redivivo Lance Armstrong, il Giro d’Italia poteva davvero sperare in un “lancio” mediatico di grandissimo impatto. Ma a un mese dalla partenza, dopo che il 37enne texano si è seriamente infortunato cadendo banalmente in una corsa in Spagna, il Giro del Centenario rischia seriamente di perdere il protagonista più atteso.
Una mission, quella legata alla partecipazione di Armstrong, che andava oltre lo sport: significava infatti portare un messaggio di speranza anche per la lotta al cancro, che il campione Usa sconfisse anni fa. Proprio questa è stata la principale ragione che ha indotto Lance a tornare in sella a quattro anni dal suo ritiro ufficiale: testimoniare che il cancro si può sconfiggere e che dopo si può tornare a fare sport e a vincere, più di prima. Ora il campione, fratturata la clavicola, non può far altro che sperare in un recupero-lampo, che gli permetta di essere competitivo per il 9 maggio, data del prologo al Lido di Venezia, e soprattutto per le Dolomiti, che arriveranno dopo soli quattro giorni.
Anche campioni di casa nostra possono però sperare di vivere il Giro da protagonisti: è il caso di Damiano Cunego, che sta tornando agli antichi splendori, di Ivan Basso, assetato di rivincita dopo la lunga squalifica, di Danilo Di Luca e Gilberto Simoni, che restano due certezze consolidate. Il tracciato sembra si addica a tutti, ma a nessuno in particolare: sarà una corsa mozzafiato, che non farà sconti a nessuno. Di sicuro chi vorrà vincere dovrà essere in forma fin dalle prime pedalate, visto che stavolta la corsa entra subito nel vivo con la cronosquadre iniziale e gli arrivi in quota a San Martino di Castrozza e all’Alpe di Siusi.
Uno spettacolo che, ne siamo certi, avrà la solita entusiasta cornice di appassionati, capaci di rendere unica questa gara, anche nei momenti più bui e desolati degli scandali e del doping che ci auguriamo, almeno per il centenario di questo amatissimo Giro, restino solo uno sgradevolissimo ricordo. Troppo bello per essere vero. Con la partecipazione del redivivo Lance Armstrong, il Giro d’Italia poteva davvero sperare in un “lancio” mediatico di grandissimo impatto. Ma a un mese dalla partenza, dopo che il 37enne texano si è seriamente infortunato cadendo banalmente in una corsa in Spagna, il Giro del Centenario rischia seriamente di perdere il protagonista più atteso.Una mission, quella legata alla partecipazione di Armstrong, che andava oltre lo sport: significava infatti portare un messaggio di speranza anche per la lotta al cancro, che il campione Usa sconfisse anni fa. Proprio questa è stata la principale ragione che ha indotto Lance a tornare in sella a quattro anni dal suo ritiro ufficiale: testimoniare che il cancro si può sconfiggere e che dopo si può tornare a fare sport e a vincere, più di prima. Ora il campione, fratturata la clavicola, non può far altro che sperare in un recupero-lampo, che gli permetta di essere competitivo per il 9 maggio, data del prologo al Lido di Venezia, e soprattutto per le Dolomiti, che arriveranno dopo soli quattro giorni.Anche campioni di casa nostra possono però sperare di vivere il Giro da protagonisti: è il caso di Damiano Cunego, che sta tornando agli antichi splendori, di Ivan Basso, assetato di rivincita dopo la lunga squalifica, di Danilo Di Luca e Gilberto Simoni, che restano due certezze consolidate. Il tracciato sembra si addica a tutti, ma a nessuno in particolare: sarà una corsa mozzafiato, che non farà sconti a nessuno. Di sicuro chi vorrà vincere dovrà essere in forma fin dalle prime pedalate, visto che stavolta la corsa entra subito nel vivo con la cronosquadre iniziale e gli arrivi in quota a San Martino di Castrozza e all’Alpe di Siusi.Uno spettacolo che, ne siamo certi, avrà la solita entusiasta cornice di appassionati, capaci di rendere unica questa gara, anche nei momenti più bui e desolati degli scandali e del doping che ci auguriamo, almeno per il centenario di questo amatissimo Giro, restino solo uno sgradevolissimo ricordo.

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