Domenica 4 ottobre una staffetta ciclistica giungerà al Santuario del Ghisallo per il 60° anniversario della consacrazione della Vergine a "Patrona dei corridori d'Italia e del Mondo"

di Mauro COLOMBO
Redazione

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Una nuova staffetta per festeggiare i 60 anni della Madonna dei ciclisti. Domenica 4 ottobre, in mattinata, i ciclisti partiti ieri dalla Città del Vaticano, dopo aver fatto tappa a Forte dei Marmi, giungeranno al Santuario della Madonna del Ghisallo di Magreglio (Como). Sarà il culmine delle celebrazioni del 60° anniversario della consacrazione della Madonna del Ghisallo a “Patrona celeste dei corridori ciclisti d’Italia e del Mondo” da parte di Pio XII: celebrazioni avviate il 7 agosto scorso con la messa presieduta da monsignor Giuseppe Merisi, vescovo di Lodi, e che accomunano questa ricorrenza al 500° dell’affresco della Madonna del Latte che caratterizza il Santuario.
Il Breve pontificio di Papa Pacelli è datato 13 ottobre 1949. Ma la staffetta ciclistica del 2009 idealmente si ricollega anche all’altra “staffetta”, quella giunta al Ghisallo il 17 ottobre 1948. Ne facevano parte, tra gli altri, i più famosi fuoriclasse del pedale dell’epoca: Fausto Coppi, Gino Bartali e Fiorenzo Magni. Portavano la lampada votiva in bronzo che Pio XII aveva benedetto quattro giorni prima a Castel Gandolfo. Furono accolti, oltre che da una folla immensa, da un sacerdote occhialuto e sorridente: don Ermelindo Viganò, parroco di Magreglio, rettore del Santuario e “regista” dell’intera operazione, adoperatosi fin dagli anni Quaranta per far proclamare la Madonna del Ghisallo patrona dei ciclisti. Durante la funzione seguita all’arrivo della fiaccola, fu Bartali a leggere l’atto di consacrazione dei ciclisti alla Vergine. Sessantun anni dopo, quella fiaccola arde ancora a rischiarare la volta del Santuario, mentre l’erede di don Ermelindo, don Luigi Farina, è a sua volta l’artefice dell’odierno ciclo di celebrazioni.
Secondo la tradizione, fin dall’XI secolo sul colle era situata un’icona mariana: una delle tante immagini sacre poste ai bordi delle strade, a custodia dei paesi e a protezione dei passanti dall’assalto dei briganti. Attorno al Mille, proprio in alcuni delinquenti si imbattè un certo Conte Ghisallo: minacciato di morte, chiese protezione alla Madonna e venne da lei salvato. Da qui l’immagine sacra prese il nome di “Madonna del Ghisallo” e fu subito invocata con questo titolo. L’originaria icona fu circondata da un primo tempietto. Nel 1623 fu costruita la chiesetta attuale e nel 1681 fu aggiunto il portico anteriore a tre archi. La Madonna del Latte ora venerata è stata ricostruita sopra la precedente, andata consunta: dapprima affrescata sul muro, è stata riportata su tela nel 1950.
Il Ghisallo è uno dei più celebri colli della storia del ciclismo, da sempre “palestra” per gli amatori e luogo di competizione per i professionisti. Nel corso degli anni le pareti del Santuario si sono riempite di cimeli votivi (biciclette, maglie, gagliardetti, coppe, medaglie) di campioni, società e federazioni, oltre alle effigi di ciclisti e dirigenti defunti o periti tragicamente. «Il Santuario rappresenta un richiamo religioso – spiega don Farina -: il ciclista che vi sosta lo fa per pregare e per esprimere la sua devozione alla Madonna». Alla tutela e alla buona conservazione del Santuario, alla diffusione e alla promozione della sua immagine e dei suoi valori collabora da oltre quarant’anni il Gruppo Sportivo Madonna del Ghisallo. Fanno corona all’edificio i monumenti al Ciclista, a Coppi e Bartali, a don Viganò e a Vincenzo Torriani.
Dal 2006, di fronte al Santuario, è aperto il Museo Internazionale del Ciclismo, la “casa” dei ciclisti di tutto il mondo, sognata già da don Viganò e divenuta realtà grazie all’impegno profuso dalla Fondazione presieduta da Fiorenzo Magni. Nel 2007, inoltre, per iniziativa del Comune di Magreglio, il tratto di strada che costeggia il Santuario è stato intitolato a Gino Bartali.

 

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