Trionfi femminili, ma nessuno spazio ai vertici delle istituzioni sportive

di Leo GABBI
Redazione

Come le ragazze del volley, anche quelle del tennis si sono da tempo ritagliate uno spazio ben più importante dei maschi, riuscendo a distanza di un anno a bissare a Reggio Calabria il trionfo in Confederation Cup, la Coppa Davis femminile. C’è un filo rosso che unisce le campionesse di oggi ai quattro moschettieri che in Cile, nel 1976, trionfarono in Coppa Davis. Capitano dell’attuale selezione rosa è infatti Corrado Barazzutti, formidabile singolarista, insieme ad Adriano Panatta, di quella squadra ineguagliabile. Proprio Corrado, che non è digiuno di certi successi, ha giustamente ricordato come questo successo non sia assolutamente casuale. «Queste ragazze – ha detto – meritano un monumento».
E in effetti l’immagine di Flavia Pennetta che, assieme alle compagne, solleva al cielo la Federation Cup resterà negli annali dello sport italiano in rosa, e si andrà ad aggiungere a quelle di altre atlete ormai affermate, da Federica Pellegrini a Josefa Idem, da Tania Cagnotto fino appunto alle pallavoliste. Una serie di successi che il Coni intende consolidare, ponendosi l’ambizioso obiettivo, per le Olimpiadi di Londra 2012, del 45% di medaglie femminili. Un risultato inimmaginabile solo dieci anni fa e che invece oggi pare a portata di mano, a giudicare dalle prodezze delle nostre atlete.
Ai maschietti, come dice Pennetta, non resta che rimboccarsi le maniche. Piuttosto il problema è un altro. Pur facendo incetta di medaglie e trofei, le donne continuano a essere assenti ai vertici dello sport. Lo ha recentemente denunciato la parlamentare Gabriella Carlucci, che ha rivolto un appello al presidente del Coni Gianni Petrucci affinché colmi «questo grave deficit». «Purtroppo, a fronte delle tantissime vittorie conseguite in quest’anno solare dalle donne italiane, dalla pallavolo al tennis passando per il nuoto – ha rilevato Carlucci -, dispiace dover constatare la quasi totale assenza delle donne ai vertici delle Federazioni e degli organismi di rappresentanza dello sport italiano».
Visto che lo sport al femminile in questi anni ci ha regalato soddisfazioni meravigliose, ci auguriamo che alcune di loro, veri e propri simboli dello sport come erano a suo tempo la Belmondo o adesso la Vezzali, abbiano la possibilità di dire la loro anche sul fronte della politica sportiva. Come le ragazze del volley, anche quelle del tennis si sono da tempo ritagliate uno spazio ben più importante dei maschi, riuscendo a distanza di un anno a bissare a Reggio Calabria il trionfo in Confederation Cup, la Coppa Davis femminile. C’è un filo rosso che unisce le campionesse di oggi ai quattro moschettieri che in Cile, nel 1976, trionfarono in Coppa Davis. Capitano dell’attuale selezione rosa è infatti Corrado Barazzutti, formidabile singolarista, insieme ad Adriano Panatta, di quella squadra ineguagliabile. Proprio Corrado, che non è digiuno di certi successi, ha giustamente ricordato come questo successo non sia assolutamente casuale. «Queste ragazze – ha detto – meritano un monumento».E in effetti l’immagine di Flavia Pennetta che, assieme alle compagne, solleva al cielo la Federation Cup resterà negli annali dello sport italiano in rosa, e si andrà ad aggiungere a quelle di altre atlete ormai affermate, da Federica Pellegrini a Josefa Idem, da Tania Cagnotto fino appunto alle pallavoliste. Una serie di successi che il Coni intende consolidare, ponendosi l’ambizioso obiettivo, per le Olimpiadi di Londra 2012, del 45% di medaglie femminili. Un risultato inimmaginabile solo dieci anni fa e che invece oggi pare a portata di mano, a giudicare dalle prodezze delle nostre atlete.Ai maschietti, come dice Pennetta, non resta che rimboccarsi le maniche. Piuttosto il problema è un altro. Pur facendo incetta di medaglie e trofei, le donne continuano a essere assenti ai vertici dello sport. Lo ha recentemente denunciato la parlamentare Gabriella Carlucci, che ha rivolto un appello al presidente del Coni Gianni Petrucci affinché colmi «questo grave deficit». «Purtroppo, a fronte delle tantissime vittorie conseguite in quest’anno solare dalle donne italiane, dalla pallavolo al tennis passando per il nuoto – ha rilevato Carlucci -, dispiace dover constatare la quasi totale assenza delle donne ai vertici delle Federazioni e degli organismi di rappresentanza dello sport italiano».Visto che lo sport al femminile in questi anni ci ha regalato soddisfazioni meravigliose, ci auguriamo che alcune di loro, veri e propri simboli dello sport come erano a suo tempo la Belmondo o adesso la Vezzali, abbiano la possibilità di dire la loro anche sul fronte della politica sportiva.

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