Un “Manifesto” scritto a quattro mani dalla Cei e dal Laboratorio delle associazioni sportive

PARTITA DI CALCIO ALL'ORATORIO

«Sappiamo che sono possibili tanti modi di concepire, organizzare e vivere la pratica sportiva: a noi interessa uno sport per l’uomo aperto all’Assoluto, uno sport che sappia educare ai fondamenti etici della vita e consideri la persona nella sua dimensione unitaria: corpo, anima, spirito». È questo il primo punto del “Manifesto dello sport educativo” elaborato dall’Ufficio nazionale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport della Conferenza episcopale italiana, in collaborazione con il “Laboratorio di comunione tra le associazioni sportive di ispirazione cristiana”.

La sfida educativa

Lo sport promosso nel “Manifesto” dev’essere un mezzo per «affrontare la “sfida educativa” agendo con intenzionalità per il raggiungimento di valori, capacità personali, bagagli esperienziali, tradizioni culturali, sensibilità spirituali che sono la storia e il presente delle nostre associazioni», e non «asservito alle logiche del mercato e della finanza, basato sull’arroganza dei “cattivi maestri”, sulla selezione dei più forti a scapito di uno sport per tutti, sull’illegalità, sull’uso di sostanze dopanti e che propone modelli e stili di vita centrati sull’egoismo, l’individualismo e il consumismo».

I firmatari del testo, dodici tra enti e associazioni, si riconoscono «nelle parole del Beato Giovanni Paolo II», per il quale «la pratica sportiva può favorire l’affermarsi nei giovani di valori importanti quali la lealtà, la perseveranza, l’amicizia, la condivisione, la solidarietà». «L’attività sportiva – recita il “Manifesto”, riprendendo le parole di Benedetto XVI – rientra tra i mezzi che concorrono allo sviluppo armonico della persona e al suo perfezionamento morale»; pertanto si configura come «una grande risorsa educativa a disposizione della persona umana e della collettività».

Rigenerare la cultura dello sport

«Lo sport – si legge nella citazione di Pio XII – è un bene educativo di cui nessun ragazzo dovrebbe fare a meno» e milioni di ragazzi «sono cresciuti e sono diventati adulti e bravi cittadini giocando e praticando» attività sportive. Alla luce di queste riflessioni, serve «una rigorosa formazione degli educatori», appare «necessario» promuovere «una rigenerazione della cultura sportiva» in grado di restituirle «la sua funzione educativa, ludica, ricreativa» e «la sua dignità culturale e civile». Lo scopo è «risvegliare» negli operatori sportivi «l’intenzionalità educativa» mediante «un modello pedagogico» attento ai «segni dei tempi», che metta «la persona al di sopra dell’organizzazione, al di sopra dello spettacolo e al di sopra dei trofei». Nella convinzione che l’intenzionalità educativa necessiti di «un modello operativo capace di rendere chiara, definita e riconoscibile la relazione tra i diversi soggetti» avendo come obiettivo «la crescita integrale della persona», viene auspicato che «gli spazi sportivi» si trasformino «in luoghi educativi» e «soprattutto, luoghi simbolici» e «di azione pedagogica, spazi d’inclusione e d’integrazione, in cui è possibile relazionarsi con gli altri e con il proprio territorio».

La “ricetta” per educare allo sport

Costruire alleanze educative, progettare, organizzare, allenare a vivere la vita e valutare: sono queste le «cinque azioni fondamentali per educare con lo sport» definite nel documento. «Costruire alleanze educative», in primo luogo: con la famiglia, la scuola, la parrocchia; poi «progettare percorsi educativi nello sport» per creare «consapevolezza e condivisione» tra i diversi soggetti educativi, definendo gli obiettivi che s’intendono raggiungere. E ancora: «Organizzare incontri di studio e confronto» per favorire «la conoscenza e la diffusione dei valori dello sport», «allenare a vivere la vita» valorizzando le potenzialità educative «insite nella pratica sportiva in tutte le sue fasi», e infine «valutare», singolarmente e in gruppo, quanto è stato fatto, così da «avere elementi concreti» per una «positiva ripresa del cammino educativo».

Mezzo di crescita e contatto con la società

Ci sono, infine, criteri che «consentono di distinguere un’impostazione corretta» da una che non lo è: «L’accoglienza», che vuol dire «accettare l’altro» e «valorizzarlo»; «l’orientamento», per progettare la vita con fiducia e responsabilità; «l’accompagnamento», perché gli adulti si «mettano accanto alle giovani generazioni»; «l’offerta di fiducia» che si realizza con la testimonianza, «dare speranza» nello sport, che significherà «proclamare con i segni, le opere, i fatti la verità sull’uomo e sulla vita».

Il “Manifesto” si conclude con l’impegno a «educare alla vita buona del Vangelo», richiamando le parole di Benedetto XVI sullo sport: «Praticato con passione e vigile senso etico, specialmente per la gioventù, diventa palestra di un sano agonismo e di perfezionamento fisico, scuola di formazione ai valori umani e spirituali, mezzo privilegiato di crescita personale e di contatto con la società».

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi