Colpito da un male incurabile, è scomparso a soli 60 anni uno dei più grandi protagonisti nella storia dello sport italiana

di Mauro COLOMBO

Pietro Mennea

È arrivato velocemente anche all’ultimo traguardo. A soli 60 anni un male incurabile ha arrestato la corsa di Pietro Mennea, uno dei maggiori protagonisti dello sport italiano, il velocista bianco – ma «nero dentro», come diceva lui – che non solo osò sfidare gli uomini-jet di colore provenienti dalle Americhe, ma si prese anche il gusto di batterli più volte.

Nato a Barletta nel 1952, la “Freccia del Sud” è stato un primattore del tartan, esempio più unico che raro di longevità (solo sportiva, purtroppo) in discipline – i 100 e i 200 metri – che in genere prosciugano in fretta le energie fisiche e nervose. Tra abbandoni precipitosi e clamorosi ritorni, Mennea ha corso e vinto per quasi vent’anni, passando da Valerj Borzov a Carl Lewis, e inanellando partecipazioni a cinque Olimpiadi, da Monaco 1972 a Seul 1988. E questo a dispetto di una trance agonistica che trasformava ogni sua performance in una sorta di “rito”: dalla concentrazione assoluta che lo assorbiva già alcuni giorni prima delle gare, alla contrazione spasmodica di tutti i muscoli dopo lo sparo, al gesto liberatorio del ditino alzato una volta tagliato il traguardo.

Dal Centro federale di Formia, nelle sedute d’allenamento col suo tecnico e mentore Carlo Vittori, uscì un campione in grado di conquistare un oro olimpico (Mosca 1980, 200 metri), due bronzi sempre a cinque cerchi (Monaco 1972, 200; Mosca 1980, 4×400), un argento e un bronzo mondiale (Helsinki 1983, 4×100 e 200) e tre titoli europei (Roma 1974, 100; Praga 1978, 100 e 200), per non parlare di altri podi continentali e successi in Coppa del Mondo, Giochi del Mediterraneo e Universiadi. È stato recordman mondiale dei 200 con 19”72: un primato conquistato a Città del Messico con l’aiuto dell’altura, è vero, ma prima di Michael Johnson per 17 anni nessuno ha saputo fare meglio.

È stato un campione dello sport pulito, Mennea, denunciando e combattendo il doping. Ha vinto pure fuori pista: quattro lauree (Legge, Scienze politiche, Lettere e Scienze motorie), una professione d’avvocato per la quale non difettava certo di abilità oratoria, un passaggio anche in politica. Rapido, come tutta la sua vita.

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