Non siamo ancora ai livelli della “stagione perfetta” del 2003, ma la strada imboccata dalle nostra squadre è quella giusta

di Leo GABBI

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Forse ci siamo. Dopo un lungo e nefasto letargo, che ci è costato un posto tra le qualificate Champions e la retrocessione da campionato più bello del mondo a torneo tecnicamente semi-anonimo, i nostri club danno segni di risveglio in Europa. L’affermazione della Juventus nei quarti di Champions, il Napoli che passa maramaldeggiando sul campo di uno squadrone tedesco (il Wolfsburg in Bundesliga è secondo solo dietro alla corazzata Bayern) e le belle figure della Fiorentina e prima ancora di un Torino uscito immeritatamente con lo Zenit dopo aver firmato l’impresa di Bilbao, ci fanno capire che, come per la crisi economica, anche il buco nero delle squadre italiane in Europa potrebbe essere alle spalle.

Non siamo ancora arrivati alla “stagione perfetta”, come quella 2003, quando ben 3 squadre su 4 approdarono nelle semifinali di Champions (Juventus, Inter e Milan: quest’ultima si aggiudicò poi il trofeo nella notte fratricida di Manchester, condannando ai rigori i bianconeri), ma la strada imboccata è quella giusta. Soprattutto se pensiamo a quello che, fino a qualche mese fa, erano le nostre comparsate in Europa League: squadre timide, anonime, ma soprattutto svogliate e figlie di un paradosso. Tanta fatica, infatti, facevano i club nei mesi precedenti, per conquistare un posto nella seconda coppa continentale, quanta mollezza poi, quando si trattava effettivamente di andare a competere anche con compagini assolutamente alla portata delle nostre squadre.

Ora finalmente è arrivata l’inversione di tendenza: e se il calcio milanese (che tra Milan e Inter conta ben 10 Champions) appare ancora attardato, con le proprietà che lentamente, ma inesorabilmente stanno cedendo alla globalizzazione, ci pensa la Juventus a guidare il nostro riscatto. Di solito la “Vecchia Signora” ha sempre avuto un impatto problematico con la Coppa “dalle grandi orecchie”: basti pensare che, pur disputando ben 7 finali, alla fine il trionfo le ha arriso soltanto due volte. Partite stregate, eccessiva pressione, campioni che sul più bello fallivano la prova del nove: ora tutto sembra alle spalle con il nuovo corso targato Allegri-Tevez-Pogba che, emulando i fasti dell’era Lippi e superando l’Europa zoppicante targata Conte, si è sbarazzato agevolmente prima del Borussia Dortmund negli ottavi e poi, più a fatica, del Monaco nei quarti. Ora arriva il difficile con corazzate del calibro di Bayern, Real Madrid e Barcellona che hanno fatto sfracelli fin qui, ma già essere tra le prime quattro d’Europa, traguardo che i bianconeri non coglievano da 12 anni, è una boccata d’aria pulita per un calcio italiano pieno di problemi anche gravi, come quello della violenza, con i casi recenti di Cagliari e Varese.

 

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