Dalle iniziative contro mafia e ’ndrangheta della Nazionale di Prandelli all’impegno contro il razzismo di Boateng

di Leo GABBI

Cesare Prandelli

Mentre la Nazionale gioca uno degli ultimi impegni di qualificazioni mondiali con Malta, dopo l’amichevole di lusso col Brasile, ci piace di più sottolineare quel messaggio d’impegno sociale e di grande responsabilità civile che da qualche tempo coinvolge non solo la Federcalcio italiana, ma soprattutto gli azzurri di Prandelli. Proprio il ct, in prima persona, si sta impegnando con messaggi di grande impatto per cercare di dare un contributo forte contro la criminalità.

L’ultima testimonianza si è avuta alla manifestazione di Firenze voluta da don Ciotti, dove proprio Prandelli ha letto, come altri, il triste elenco delle 900 vittime della mafia. Poche ore dopo, nel ritiro di Coverciano, gli azzurri hanno accolto un gruppo di ragazzi stranieri e italiani, tra cui molti immigrati, con storie burrascose alle spalle, alcuni di loro perseguitati, altri scampati alla furia del Mediterraneo: per tutti Balotelli, Buffon e compagni hanno mostrato solidarietà e simpatia, firmando autografi, scambiandosi opinioni e posando per foto ricordo che quei giovani custodiranno a lungo. Lo scorso fine settimana ha poi scandito in questo senso anche il passaggio di testimone tra calcio professionistico e calcio amatoriale: l’impegno antirazzista è, infatti, proseguito in vari campi di tutta Italia dove sono stati distribuiti i cartoncini rossi “Espelli il razzismo”, anche sui campi delle serie minori, in coincidenza con l’interruzione del campionato di serie A.

Parole e gesti che replicano quelle del novembre scorso, quando la Nazionale andò ad allenarsi sul campo di gioco a Rizziconi, sequestrato alla ’ndrangheta, dando un segnale forte di legalità richiamandosi a quei valori dello sport che mai possono scendere a patti con la malavita. Se poi aggiungiamo a queste novità il fatto che finalmente il Coni ha eliminato l’odioso privilegio delle tessere omaggio per i politici allo stadio, allora forse si può dire che questo Paese ha finalmente imboccato un’inversione di tendenza.

Una linea nuova che non veste solo i colori azzurri: sempre nei giorni scorsi il giocatore del Milan Kevin Prince Boateng ha incontrato a Zurigo il presidente della Fifa, Joseph Blatter, per «discutere sui modi di combattere il razzismo nel calcio». Prima, su invito dell’Onu, lo stesso Boateng aveva partecipato alla Giornata internazionale per l’eliminazione delle discriminazioni razziali. Il ghanese, che fu il più bersagliato dai cori beceri in occasione della partita amichevole Pro Patria-Milan, ha affermato che «il razzismo è come la malaria» e va combattuta in maniera ancora più forte, senza reticenze da parte di nessuna componente del calcio.

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