Il corridore americano “cancellato” dall’albo d’oro del Tour de France a causa del doping di gruppo praticato dal suo team

di Mauro COLOMBO

Lance Armstrong

E così il “grande inganno”, dopo essere stato svelato, è stato anche punito. Uniformandosi alla linea dell’Usada – l’agenzia antidoping Usa -, l’Unione Ciclistica Internazionale (Uci) ha “cancellato” Lance Armstrong dall’albo d’oro del Tour de France (vinto per 7 volte consecutive) e gli ha tolto i successi conseguiti nel periodo “inquinato” dal doping di gruppo praticato dal suo team, l’Us Postal. Quello architettato da Armstrong e dal suo staff è stato definito il meccanismo di dopaggio più organizzato e sofisticato mai riscontrato nel mondo dello sport. Un sistema tanto cogente che anche i compagni di squadra più restii a uniformarsi al comportamento generale non potevano che chinare la testa.

Tali e tante sono le prove raccolte a carico di Armstrong – soprattutto le deposizioni dei suoi ex coéquipier – che risulta difficile pensare a un errore. E del resto il silenzio di Armstrong – prima davanti all’Usada, ora di fronte all’Uci -, più che allo sdegno di chi si ritiene vittima di un complotto, somiglia all’impotenza di chi non ha argomenti validi per ribattere alle accuse.

A indignare, in questa vicenda, sono soprattutto due aspetti. In primo luogo, l’atteggiamento arrogante e intimidatorio con cui Armstrong, quando ancora correva (e non a caso veniva chiamato “Sceriffo”…), ha minacciato, perseguito e penalizzato in ogni modo quei corridori che, con le loro rivelazioni, cercavano di alzare il velo sui suoi misfatti. E poi – e soprattutto – il fatto che Armstrong, guarito dal cancro, si presentasse ad altri malati esibendo i suoi successi come la prova che il male si può affrontare, combattere e vincere. Il che è sicuramente vero. Ma cosa penseranno ora, quei malati, di uno sportivo che si vantava di aver sconfitto il tumore e di essere tornato a correre più forte di prima, e intanto nascondeva le prove dei suoi brogli?

È proprio questo a sconcertare. Perché una persona intelligente – e Armstrong sicuramente lo è -, passata attraverso una terribile malattia, mette a repentaglio la salute recuperata affidandosi a pratiche di cui non si conosce quali effetti produrranno negli anni a venire? Per il denaro? Per la gloria? Per la popolarità? Qualunque sia la risposta, è quella sbagliata.

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