La Juventus, senza rivali in Italia, ora pensa a rinforzarsi per rinnovare l’assalto alla Champions League

di Leo GABBI

Antonio Conte

Si è chiuso uno dei campionati di serie A più scontati del dopoguerra: la Juventus l’ha dominato dalla prima all’ultima giornata, senza mai dare l’impressione che potesse per qualche ragione tornare in bilico. E se l’anno scorso l’impresa degli uomini di Conte poteva avere del sorprendente, visto lo spessore della rosa del Milan, quest’anno lo strapotere è stato totale: miglior difesa, maggior numero di vittorie, record di punti dei bianconeri di Capello sfiorato e una supremazia in certi momenti imbarazzante.

Ci ha provato per qualche giornata il Napoli a impensierirlo, ma senza quella costanza di rendimento che sarebbe stata necessaria per restarle attaccata fino all’ultimo. Le altre sono quasi tutte naufragate e, salvo il ritorno del Milan e dell’Udinese e la bellissima stagione della Fiorentina, in molte devono fare i conti con una stagione fallimentare. In primis l’Inter, solo tre anni fa sul tetto d’Europa e del mondo, che ora si trova a fare i conti con un progetto di ricostruzione monco e un allenatore che, piegato dalla quindicina di sconfitte, dà la colpa ai pur tanti infortuni che hanno falcidiato la seconda parte di torneo dei nerazzurri. Eppure erano stati proprio i nemici storici dei bianconeri, espugnando per la prima volta lo Juventus Stadium, a illudere un po’ tutti circa le sorti del torneo: un classico fuoco di paglia che per Stramaccioni e i suoi, anziché l’esordio di una cavalcata gloriosa, ha coinciso con l’inizio della fine, con un torneo da dimenticare e la mancata qualificazione persino all’Europa League dopo tanti anni.

Per contro l’undici di Conte, che inizialmente ha pure dovuto cedere la panchina ai suoi collaboratori Alessio e Carrera, causa le ben note disavventure legate alla giustizia sportiva, ha saputo trarre insegnamento da quello sgambetto, cominciando una marcia inarrestabile che l’ha portata a vincere il 29° scudetto (al di là della retorica partigiana dei “31 sul campo”) con largo anticipo. Male invece è andata l’avventura europea, ma con molte scusanti: la mancanza di un fuoriclasse in attacco che finalizzasse la grande mole di lavoro dei suoi ottimi centrocampisti (da Pirlo a Marchisio, a Vidal) e soprattutto la sfortuna di aver incontrato ai quarti l’immenso Bayern che avrebbe poi demolito nel turno successivo il Barcellona. Se Marotta e soci continueranno nel lavoro di ricostruzione, l’appuntamento ai vertici del calcio continentale è solo rimandato.

Torna in Champions dalla porta principale anche il Napoli, mentre Milan ha guadagnato i preliminari all’ultimo, compiendo una prodigiosa rimonta dopo aver perso almeno 7-8 fuoriclasse tra cui Ibra e Thiago Silva e aver iniziato la stagione con una media punti retrocessione. Merito di un Allegri capace di non perdere mai la bussola, nonostante spifferi e polemiche lo abbiano perseguitato per tutta la stagione. Champions sfiorata dalla Fiorentina, a cui Montella ha dato un’identità precisa sfruttando l’ultima felice campagna acquisti, mentre l’Udinese è tornata prepotentemente in corsa per l’Europa grazie alle doti di taumaturgo di Guidolin, alla solita stagione da killer di Di Natale e i suoi nuovi ragazzi terribili. Benino la Lazio che ha scoperto in Petkovic un condottiero con mano sicura, meno bene la Roma il cui matrimonio con Zeman è troppo presto naufragato tra malintesi e malumori: il derby di Coppa Italia di fine mese decreterà chi tra le due capitoline potrà dire di aver salvato la stagione a scapito dei cugini.

Salutano la A il Siena, zavorrato da una pesante penalizzazione e dalle ristrettezze dello sponsor principale, il Pescara, troppo leggero in tutti i reparti per affrontare la massima serie e soprattutto il Palermo, partito con ben altre ambizioni, ma la cui immancabile girandola di allenatori ha finito per penalizzare un progetto mai sbocciato, nonostante la presenza in rosa di campioni che ora difficilmente accetteranno la serie cadetta.

Chiusura con un doveroso appello contro il razzismo e il calcio scommesse: anche quest’anno ci sono stati pericolosi segnali che devono essere stroncati a tutti i costi, pena la credibilità di un mondo, quello del calcio, già messo a dura prova quotidianamente da veleni e feroci polemiche.

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