Se dalla Nazionale parte un messaggio di speranza contro la criminalità

di Leo GABBI

Cesare Prandelli

Fugge veloce il mondo del pallone: incalzano le sirene Champions e un fine anno in cui il campionato si annuncia equilibrato e combattutissimo. A noi però piace ancora volgere lo sguardo a cosa è accaduto qualche giorno fa, perché se è vero, come abbiamo puntualmente riportato in questi anni, che il nostro calcio è da tempo assediato da interessi economici e scandali che ne hanno in parte snaturato lo slancio, è anche vero che qualche volta è in grado di spiazzarci, regalandoci pagine di grande valore simbolico. È quello che è accaduto con la Nazionale del nuovo corso di Cesare Prandelli che, dopo essersi brillantemente qualificata agli Europei (e prima di essere ricevuta al Quirinale dal presidente Napolitano), è andata ad allenarsi sul campo di Rizziconi, provincia di Reggio Calabria, confiscato alla ’ndrangheta.

Un messaggio forte che finalmente il nostro calcio ha voluto dare, che vale più di mille proclami, che avvicina la gente, che diventa un invito ai giovani per condurre una vita onesta. Lo sport, su questo fronte, può dare tanto: ecco perché vedere che spesso certi campioni sprecano il loro talento dietro a inutili capricci, fa male, soprattutto per la carica positiva potenziale che avrebbe potuto essere e che non è stata. Con la loro testimonianza diretta, gli azzurri sono diventati emblema di pulizia, di ribellione verso certi diktat che avvelenano spesso, soprattutto al Sud, ogni azione quotidiana. Certo, l’allenamento è stato intenso, la gente ha visto da vicino i propri idoli, ma prima ancora è stata la presenza: esserci, quindi, in questo comune della Piana di Gioia Tauro ad altissima densità mafiosa. In questo modo l’inaugurazione di un campetto di pallone può diventare un’arma contro l’indifferenza: così la pensa don Luigi Ciotti, artefice della manifestazione, che ha portato sulla piccola tribunetta un esercito di bambini, e che ha parlato, riferendosi alla presenza della Nazionale italiana quattro volte campione del mondo, di «potere dei segni positivi contro i segni del potere, inteso come supremazia mafiosa».

Prima di questa memorabile giornata occorre infatti ricordare che le cosche locali avevano già distrutto per ben due volte questo campetto, per segnare ancora una volta la propria supremazia territoriale, ora spazzata via dai “Prandelli boys”. Proprio il Ct era tra i più emozionati e ha affermato che ricorderà per sempre questo giorno, incitando i giovani «a non mollare, ma soprattutto a non perdere la speranza». E per completare il quadro, nonostante il periodo sfortunato a causa dell’infortunio all’occhio che lo ha tenuto lontano dai campi di gioco, non ha voluto mancare all’appuntamento Rino Gattuso, uno dei testimonial più efficaci legati ai valori positivi di una terra, la Calabria, che non si arrende al malaffare, che intende lottare per far vincere l’onestà e la solidarietà. Che il calcio sia al fianco di questa gente, per una volta, deve davvero inorgoglirci.

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