Dopo lo sciopero e la pausa dovuta agli incontri della Nazionale, nel fine settimana parte il campionato di serie A

Mauro COLOMBO

pallone

Si gioca. Dopo lo stop forzato imposto da uno sciopero tuttora incomprensibile ai più (perché sei mesi sono trascorsi senza che si raggiungesse un accordo – sia pure “ponte” – poi trovato nel giro di quindici giorni?) e la pausa dovuta agli incontri della Nazionale (questa sì, utile e proficua, visto che gli uomini di Prandelli si sono guadagnati il pass per Euro 2012), nel prossimo fine settimana parte finalmente il campionato di serie A.

Inizia una stagione alla quale il calcio italiano chiede segnali contrari a un processo di declassamento tecnico ormai in corso e sotto gli occhi di tutti. Prima il “mercato”, con la partenza verso altri lidi del giocatore più forte (Eto’o), di quelli più spettacolari (Sanchez e Pastore) e di alcuni tra i giovani più promettenti (Sirigu e Criscito), non compensata da arrivi di altrettanto spessore. Poi il pre-campionato, con partite francamente non memorabili e confronti internazionali imbarazzanti (il Napoli, terzo in classifica lo scorso anno, che prende cinque gol al Nou Camp). Infine l’avvio delle Coppe europee, con l’immediata eliminazione del Palermo e della Roma e la retrocessione dell’Udinese dalla Champions League all’Europa League (e l’anno prossimo, nella principale competizione continentale, le italiane saranno solo due, con la terza costretta ai preliminari). Ce n’è abbastanza, insomma, per ricavare foschi auspici, sperando che il campionato li possa confutare.

Come si parte? Con il Milan campione d’Italia nelle vesti di favorito e in procinto di smobilitare la “vecchia guardia”. Allegri ha rinunciato a Pirlo, considera Inzaghi ormai solo a mezzo servizio e ha arruolato Mexès, Nocerino e Aquilani nella prospettiva di avvicendarli, prima o poi, a Nesta, Gattuso e Seedorf. Il punto di forza resta la dorsale Thiago Silva – Van Bommel – Ibrahimovic, la “muscolarità” della squadra appare ulteriormente privilegiata rispetto alla fantasia. Questo potrebbe bastare per confermarsi in Italia, ma in Europa il gap con le “grandi” appare tutt’altro che colmato. A meno che Pato non esploda definitivamente, Robinho non completi la sua maturazione e Cassano, alla soglia dei trent’anni, non decida che cosa vuol fare da grande…

Alle spalle del Milan, più Napoli che Inter. Il presidente De Laurentiis ha fatto ottimi colpi (Inler su tutti), ma soprattutto è riuscito a non smantellare il trio Lavezzi-Hamsik-Cavani e a mantenere inalterato il rapporto di fiducia con il tecnico Mazzarri, che potrà continuare a lavorare su un impianto di gioco collaudato con l’obiettivo di far crescere la squadra in termini di personalità.

L’Inter del dopo-Eto’o, al momento, è un insieme di interrogativi. Gasperini, certamente ottimo tecnico, saprà coniugare le sue idee con una “rosa” forse non troppo idonea al suo calcio? I difensori sono adatti a un modulo “a tre”? In un centrocampo di un anno più vecchio dove troverà posto Snejider, l’unico in grado di accendere veramente la luce? In attacco non sono troppe le punte centrali e pochi gli attaccanti esterni?

E poi? La Juventus punta sul modulo “rischiatutto” di Conte: le incognite sono legate alla difesa, alla resistenza di Pirlo e all’involuzione di Krasic. La Roma è tutta nuova, dal presidente DiBenedetto al tecnico Luis Enrique, fino a molti giocatori, ma a fare la differenza – in bene o in male – sarà ancora il “vecchio” Totti: è davvero – e lui si sente – al centro del progetto? Tra le altre, l’Udinese gioca a memoria anche senza Sanchez e Inler, ma si dovrà verificare come ha metabolizzato il flop-Champions; la Lazio appare rinforzata e ben equilibrata; il Palermo è molto indebolito e come sempre legato alle “lune” del presidente Zamparini.

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