Dopo la partenza a razzo del pilota della Ferrari e del Dottore tornato alla Yamaha, ecco la frenata. È già tempo di bivi decisivi

di Leo GABBI

MOTO-PRIX-MAS

Ci eravamo illusi troppo presto. Le nostre due passioni dei motori, da un lato la Ferrari in Formula Uno e dall’altro Valentino Rossi in MotoGp, erano partite sparate in una stagione che doveva, che deve, segnare il loro riscatto e subito hanno raccolto frutti importanti, quasi insperati. Dopo qualche Gran Premio, però, Alonso da una parte e The Doctor dall’altra hanno dovuto prendere atto che la strada non è soltanto in discesa: problemi tecnici, qualche piccolo-grande svarione, il prepotente ritorno degli avversari hanno costretto il binomio nazionale a inseguire e ora le prossime prove in Spagna, rispettivamente a Barcellona per la Ferrari e a Jerez per l’asso della Yamaha, rischiano già di diventare uno spartiacque per capire se davvero si potrà competere fino in fondo o meno.

D’accordo, siamo solo agli inizi, ma il solco di punti accumulati rischia già di diventare un fardello pesante, se si pensa che in Formula Uno Vettel ha già staccato Alonso di 30 punti in sole 4 gare. Meno drammatica la situazione per Vale Rossi, quarto a soli 11 punti, ma con davanti un fenomeno come Jorge Lorenzo, che sarà davvero arduo spodestare dal trono. Un momento topico della stagione, che coincide anche con le confessioni del grande capo della scuderia del Cavallino Stefano Domenicali, che fa capire che ha sperato fino in fondo di convincerlo a passare alle quattro ruote, destinazione Maranello. Ma adesso è troppo tardi: ognuno deve giocare la sua partita, con i tifosi già in fibrillazione per una stagione che sembrava trionfale e che ora temono possa finire come le ultime (cioè da incubo).

Per Vale la gara in Texas è stata troppo brutta per essere vera: ha inseguito i suoi fantasmi su tutto il circuito, ma pareva essere in sella alla solita Ducati di pochi mesi prima, tanto e imbarazzante è stato il distacco accumulato dal talentino Marquez, più giovane vincitore di un MotoGp della storia, che con i suoi sorpassi a bruciapelo pare sempre più simile a quegli esordi fantasmagorici del nostro talento marchigiano. L’ottavo posto di Alonso in Bahrain, dovuto anche alla jella dell’ala mobile posteriore in tilt, non può però essere liquidato solo con la sfortuna (anche se la doppia foratura di Massa grida vendetta): la F138 ha dimostrato di funzionare, a differenza della monoposto dell’anno scorso, il gap tecnico con le Red Bull si è quasi azzerato, eppure Vettel ha già preso il largo. Domenicali invita tutti a parlare poco e a lavorare tanto: «Quando torneremo in pista in Europa sarà importante cercare d’invertire subito questo trend. Fino ad allora lavoreremo a testa bassa per continuare a sviluppare una vettura che ha ancora un grande potenziale da dare».

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