L’intervento del presidente nazionale del Csi al seminario internazionale “Believers in the World of Sports”: «Lo sport sia un diritto reale per tutti i ragazzi disabili»

Massimo Achini

I governi «di tutti i Paesi devono investire di più perché lo sport diventi integrato» e sia «diritto reale e concreto per tutti i ragazzi portatori di disabilità, e non solo a livello agonistico». A chiederlo è Massimo Achini, presidente del Centro sportivo italiano (Csi), parlando al seminario internazionale “Believers in the World of Sports” in corso in Vaticano.

Achini richiama la creazione di «una nazionale di calcio di amputati di gambe», nata dall’intuizione e dalla tenacia di un ragazzo di 14 anni privo di gambe, e l’esperienza del ragazzo tetraplegico «diventato allenatore di una squadra di dodicenni in una parrocchia». Per il presidente del Csi occorre inoltre «promuovere lo sport integrato», ossia fatto di squadre miste, di persone disabili e non.

Il Csi è impegnato in un progetto sportivo ad Haiti, di cui parla Ronald Nelson, in rappresentanza della presidenza del Paese. “Play and praise”, potrebbe esserne lo slogan del programma volto «a costruire una società migliore attraverso la formazione di atleti, allenatori, dirigenti sportivi per promuovere valori come rispetto, solidarietà, lealtà, ma anche per parlare di Dio». Alcuni ex calciatori della Nazionale italiana campione del mondo nel 1982 andranno per un breve periodo ad Haiti come animatori sportivi nei quartieri più degradati della città. Un’esperienza che si concluderà con una partita allo stadio.

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