La vera battaglia del difensore del Sassuolo. «La malattia mi ha fatto riflettere su tanti aspetti della vita, dandomi lo slancio per tornare»

di Leo GABBI

sassuolo

Non solo macerie, violenze assortite e brutti esempi. A volte il calcio italiano, sa ritagliarsi ancora quello spazio che una volta era normalità e che lo faceva apparire un modo di essere, tutti insieme, un qualcosa che andava al di là della prestazione, del risultato del campo. Quella di Francesco Acerbi sembra una favola: in verità è un calvario che ha conosciuto sofferenze incredibili, ma che ha rivelato un uomo, prima ancora che un atleta, dalla tempra morale straordinaria, sempre pronto a ricominciare una… nuova vita.

L’altra domenica, con il suo Sassuolo ha festeggiato con un gol a Parma la sua seconda rinascita, ancora più difficile della prima, perché da una caduta ci si può rialzare, ma una successiva ricaduta può diventare micidiale, annientare il senso di volontà. Non per Francesco, che facendo appello a tutte le sue capacità reattive ha richiuso quella porta che era tornata a spalancarsi con violenza, mettendoci tanta pazienza, una volontà ferrea, commovente e anche il sigillo di un gol. Tra questa sua rete e la sua prima segnatura in carriera (rare, ma lui è un difensore) sono trascorsi quasi mille giorni (allora in un Chievo-Siena del 2012), ma sembrava si parlasse di un’altra vita. Tante cose sono successe in meno di due anni e mezzo e in questi anni Acerbi più che per una maglia o per un gol ha dovuto inseguire un’altra speranza, quella di sopravvivere. Un tumore al testicolo diagnosticato improvvisamente aveva messo a soqquadro una vita fino ad allora piena di certezze e successi per il giovane talentuoso difensore. Viene operato d’urgenza a Milano e comincia una battaglia durissima fatta di chemioterapia, di alti e bassi, di tenacia e fede incrollabile in un recupero che molti mettono in serio dubbio. Alla fine il tumore viene rimosso e in settembre Acerbi torna in campo contro l’Hellas.

Il peggio sembra passato fino al secondo, pesantissimo macigno, stavolta legato a un controllo di routine post-partita. Contro il Cagliari risulta positivo alla gonadotropina corionica. Qualcuno grida al doping, ma è molto peggio: è la recidiva del tumore. Una notizia così avrebbe stroncato chiunque, ma il ragazzone milanese fa ricorso alle residue energie e ricomincia a lottare, stavolta su due fronti, perché oltre alla salute, deve anche ricorrere per una sospensione cautelare per doping. Sono mesi fatti in apnea, in cui l’uomo, prima ancora del calciatore, rimette in gioco tutte le sue certezze e getta il cuore oltre l’ostacolo. Alla fine vince su tutti i fronti, dall’estate scorsa ottiene l’idoneità per tornare a giocare e si allena come mai ha fatto nella sua vita. Riconquista anche il posto da titolare nella difesa del Sassuolo e come detto segna pure, ma il gol più importante sono le sue parole, non solo per lui, ma chi come lui lotta ogni giorno contro la malattia e ha la tentazione di mollare tutto. «Ho fatto quattro cicli di chemio – racconta invece lui – un’esperienza che mi ha fatto crescere anche perché intorno a me ho visto tante persone soffrire». Non i campi dorati della Serie A, con tutti i privilegi economici e sociali che da sempre segnano la vita di un calciatore, ma reparti di terapia intensiva dove ogni giorno si lotta per la vita, dove persone meravigliose si prendono cura di chi è colpito dal male. Proprio la malattia, dice Acerbi «mi ha fatto riflettere su tanti aspetti della vita, dandomi lo slancio per ritornare». Bentornato Francesco: questo è il gol più bello.

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