Alla Fondazione Feltrinelli serata-dibattito a partire dal documento «Tocca a noi, tutti insieme», diffuso del Coordinamento diocesano associazioni, movimenti e gruppi. Temi “caldi” messi sul tavolo per cittadini elettori e candidati ad amministrare la città a partire dai bisogni reali

di Loris Cantarelli

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Un confronto non lamentoso, ma proficuo, quello andato in scena nella serata del 27 settembre alla Fondazione Feltrinelli di Milano, per la volontà e l’impegno dimostrato a non nascondersi i problemi, ma a conoscerli a fondo per poterli affrontare meglio. Protagoniste le testimonianze di associazioni e realtà di diversa estrazione, ma tutte convergenti nell’impegno a migliorare la vita di ciascuno e lasciarsi alle spalle il periodo buio della pandemia. Obiettivo dichiarato, offrire spunti di riflessione e mettere sul tavolo gli argomenti più “caldi” a beneficio di cittadini elettori e candidati, a una settimana dalle elezioni amministrative del 3-4 ottobre a Milano e in diverse città del territorio ambrosiano.

«Voci dai margini di una città – Conflitti e prospettive nella Milano che va al voto» era il titolo che dava l’orizzonte, ma le attestazioni dei protagonisti del volontariato e del terzo settore (visibili in streaming sulla pagina Facebook) hanno dato un quadro più completo e vissuto in prima persona.
Punto di partenza del dibattito, il documento «Tocca a noi, tutti insieme», diffuso nei mesi scorsi dal Coordinamento diocesano associazioni, movimenti e gruppi in vista delle elezioni amministrative:

Massimiliano Tarantino, direttore della Fondazione Feltinelli, ha introdotto la serata associando il documento alla concomitante uscita del volume edito dalla Fondazione L’ultima Milano. Cronache dai margini di una città di Jacopo Lareno Faccini e Alice Ranzini, frutto di un lavoro d’inchiesta durato sette mesi e che ha coinvolto decine di associazioni. Le priorità emerse come cruciali sono la casa, la scuola e la città come porto d’immigrazione che deve farsi luogo d’integrazione, oltre alle periferie sempre più «da reinventare» – citando Renzo Piano – contro la povertà e le disuguaglianze.

Il dibattito

Dopo il saluto di Luciano Gualzetti, direttore della Caritas, con l’augurio di fare tesoro dell’occasione di riunire energie positive per mettere le persone in condizione di vivere al meglio i luoghi della metropoli, la serata – moderata da Lorenza Ghidini di Radio Popolare – è entrata nel vivo con gli interventi di Gianni Borsa, presidente dell’Azione Cattolica Ambrosiana, e Marisa Musaio, pedagogista dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Borsa ha brevemente presentato il documento del Coordinamento diocesano, diviso in quattro capitoli: Lavoro, solidarietà e sviluppo sostenibile; Welfare di comunità, salute e accoglienza; Educazione, cultura e famiglia; Politica e partecipazione. Dopo aver ascoltato operatori nell’ambito sanitario, del volontariato e della cultura, gli estensori hanno riscontrato convergenze comuni su alcuni punti principali: il servizio alla città che può ancora passare attraverso una buona politica, il diritto-dovere di un impegno e una partecipazione che può assumere forme diverse, l’attenzione alla persona in tutte le sue dimensioni, i principi di solidarietà e sussidiarietà che sono universali e non confessionali, la responsabilità di essere cittadini informati e responsabili, l’avere politici competenti e lungimiranti capaci di mettersi all’ascolto della città. A tutto ciò si aggiunge la convinzione che la formazione per i cittadini credenti non è mai conclusa, perché, come conclude esplicitamente il documento, «La politica siamo noi».

Musaio ha poi riscontrato le numerose affinità con il suo recente studio Ripartire dalla città, edito da Vita e Pensiero, sottolineando che le periferie devono quanto mai diventare un’occasione di rigenerazione non soltanto urbanistica, ma di lettura delle fragilità e delle condizioni di marginalità nelle nostre città: non più soltanto negli spazi fisici, ma anche di rigenerazione umana e sociale che li accompagni.

La tavola rotonda

Ha fatto poi seguito una tavola rotonda con altre “voci della città”: Dario Mazzucchelli del Banco Alimentare Lombardia, Alessandro Galbusera del CCL (Consorzio Cooperative Lavoratori) Stadera, Dario Anzani della Comunità del Giambellino, Costantina Regazzo del Progetto Arca e Alberto Bonfanti del Centro aiuto allo studio Portofranco. Il confronto è avvenuto a partire dai quattro temi fondanti che il governo della città e il consiglio comunale non possono ignorare: la povertà, la casa, il lavoro e la scuola.

Mazzucchelli ha iniziato dalla povertà raccontando il lavoro del Banco Alimentare (prossima “colletta alimentare” sabato 27 novembre) che prosegue ogni giorno raccogliendo il cibo che andrebbe sprecato da aziende, supermercati e ortomercato. Dal magazzino a Muggiò (MB) tutto viene poi redistribuito a 224 enti milanesi, aiutando oltre 81 mila persone all’anno (con 4355 tonnellate di cibo secco, quasi 13 milioni di euro nel 2020), più il cibo fresco (pane e frutta) da 90 scuole, 6 hub di Municipio e i Coc (Centro Operativo Comunale) del Comune, per altre 160 tonnellate e 16 mila persone.

Sul problema della casa Galbusera ha accennato all’esperienza del Consorzio nel quartiere Stadera, creato da Acli e Cisl nel 1974, fra l’altro da poco raccolto nel volume Cooperative e case popolari. Il caso delle Quattro Corti a Milano, esempio virtuoso di collaborazione tra pubblico e privato che può essere di riferimento per Aler e il Comune.

Anzani ha poi allargato il discorso alla scuola, citando i minori del Giambellino (in gran parte di origine egiziana), dove nell’ultimo censimento si è registrato un aumento del +471% di immigrazione straniera, e il “disastro sociale” originato nella zona dalla liberalizzazione dei bacini d’utenza delle scuole, con bambini arabi e rom di seconda generazione con ingressi separati nelle scuole e che di fatto non incontrano mai i propri compagni italiani… A questo si aggiungono casi di famiglie da 6 persone rimaste in lockdown e didattica a distanza in appartamenti da 27 metri quadri. Come si può crescere così è una domanda doverosa, insieme alla consapevolezza che troppe politiche di contenimento delle spese creano come effetto quasi immediato disperazione in tante persone…

Regazzo ha descritto il lavoro del Progetto Arca nell’accoglienza di mille persone al giorno, che nel periodo più nero perdevano il lavoro e di conseguenza non potevano pagare l’affitto e quindi avevano bisogno anche di un alloggio. Ma ha anche descritto le difficoltà di tantissimi giovani con competenze che permetterebbero loro di operare ben più che da badanti o fattorini: un valore aggiunto clamoroso che la città non può disperdere.

Bonfanti ha infine chiuso gli interventi con la sua esperienza d’insegnante di liceo a cui affianca il lavoro nel centro Portofranco, che con oltre 300 volontari aiuta mille studenti all’anno in una situazione di povertà educativa già compromessa in era pre-Covid e ora accentuata dalla pandemia.

Il confronto e la (ri)scoperta di quanto si opera per il bene della comunità spinge a guardare al futuro con ottimismo, ma anche a confidare – come ha concluso Ghidini – che i prossimi amministratori «abbiano orecchie attente» ai problemi della città.

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