L’Aiuto primario della Multimedica: «È devastante lavorare senza poter offrire il meglio a ogni malato. Le giornate hanno solo 24 ore, il personale è ridotto, siamo stanchi, meno motivati di prima e delusi da chi ci impone comportamenti superficiali. Grazie a Dio c’è la famiglia»

di Roberta SANTAMATO
Aiuto primario, Ospedale San Giuseppe Multimedica Milano  

Roberta Santamato
Roberta Santamato

È devastante aver scelto una professione che mira ad aiutare le persone nella sofferenza e ritrovarsi a lavorare in un ambiente che mi obbliga a scegliere chi aiutare e chi accompagnare a fine vita, che mi impone di decidere a chi dedicare i pochi strumenti a disposizione per aiutare a respirare chi non ha più fiato, per combattere un virus che si pensava debellato, ma che in realtà si era solo riposato per qualche mese ed ora è più aggressivo di prima.

Siamo in una guerra che ci ammazza con bombe virali e bombe sociali. Non abbiamo cure sempre efficaci, non abbiamo posti letto in rianimazione, alcuni dei nostri pazienti sono da giorni su una barella, alcuni su carrozzine perché non ci sono più letti. È devastante lavorare senza poter offrire il meglio a ogni malato.

Cos’è cambiato rispetto a marzo? Non ci sono gli albanesi, i norvegesi, i cubani e tutte le équipe estere ad aiutarci, non ci sono più gli ospedali da campo con i respiratori a disposizione, ma anche se ci fossero non c’è più lo stesso personale competente di prima: molti sono ammalati, alcuni asintomatici, ma comunque a casa. Siamo stanchi, meno motivati di prima, delusi da chi ci impone comportamenti superficiali, da chi decide per noi dietro a comode scrivanie. Dobbiamo comunque mandare avanti l’attività chirurgica, non sempre fatta solo di urgenze. Le giornate hanno solo 24 ore e spesso le sale operatorie vanno avanti giorno e notte, ma il personale è ridotto.

Rispetto a marzo c’è di bello che ho a casa la mia famiglia, sono fantastici! A marzo pregavo mentre mi vestivo da palombaro prima di entrare nel reparto Covid, ora prego in ascensore tornando a casa, chiedendo al Buon Dio di non trasmettere a nessuno il virus. Siamo in tre in famiglia ad aver già avuto e combattuto il coronavirus, le cure precoci funzionano, ma non siamo immuni definitivamente. Dico a chiunque di iniziare subito una terapia antibiotica con sintomi confermati di infezione da Covid, un antibiotico in più, non può certo fare gran danno!

È in momenti come questi che ringrazio di aver avuto dei genitori modello di tenacia e resistenza, di aver avuto educatori che mi hanno temprato alla fatica del cammino e del sevizio, di avere amici, più importanti dei fratelli, che mi fanno compagnia, ma soprattutto ringrazio Dio di avere un marito paziente, dei figli adorabili, una famiglia che mi sopporta e mi supporta anche se la tristezza che ho dentro si vede anche fuori. La fiducia in Dio, il suo invito a sviluppare i talenti che ci ha affidato non può che renderci coraggiosi a proseguire ognuno nel proprio impegno e nella propria vocazione.

 

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